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Radio Quindinononvatuttobene – Quello di stamattina…

Nella versione molto interessante che propone Enzo Gragnaniello… che ho imparato a scoprire grazie ai CD che il Manifesto spacciava all’inizio del Millennio.

Canto dei Sanfedisti – Enzo Gragnaniello

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Certe volte alle feste dell’Unità…

Cioè il discorso è molto semplice e lo troverete anche tra le righe più politiche e caratterizzanti di “Quelle povere criature”… Napoli sperimentò al volgere dei secoli 1700 e 1800 una esperienza di repubblica giacobina che fu di enorme interesse dal punto di vista delle rivendicazioni politiche e strutturali. Bene, questa esperienza si concluse nel sangue grazie all’intervento dell’esercito Sanfedista, al comando del Cardinale Ruffo. I Sanfedisti si macchiarono di eccidi spaventosi, a Napoli, supportati da lazzari e camorristi, anche di atti di cannibalismo, infanticidio e spregi di ogni tipo. Questi passaggi, che del resto sono Storia, li trovate intatti e restituiti dalla canzone”Canto dei Sanfedisti” anche conosciuto come “Carmagnola” riportato in auge da gente serissima come Barra, NCCP, Bennato (eugenio) e Gragnaniello…
E come è chiaro, essendo un canto politico e identitario, elaborato a posteriori, rappresenta una cronaca molto fedele dei fatti, con tanto di versi su “morte ai giacobini” – “Fare come mappine” – “Bruciare lu panare” – “Fare come ‘a ricotta”… la canzone ha passi di una violenza verbale e di una volgarità inaudita… oltre ad essere un testo ferocemente controrivoluzionario e restauratore.Ah, sì, è un elogio del Borbone dalla prima all’ultima nota. Del Borbone… cioè… il re, eh!

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Come cazzo è possibile che io abbia conosciuto questa canzone e me ne sia innamorato ad una Festa dell’Unità, per averla poi ritrovata intatta ad una Festa di Liberazione? Perchè Wu MIng e gente come Erri de Luca ne parlano bene? Mah!

Il-Canto-dei-Sanfedisti-canzone-popolare-italiana-di-lotta

Questa gente, all’epoca, li avrebbe sgozzati! Non è perchè uno creda che Delle Chiaie sia stato un personaggio interessantissimo ed uno che vorrei intervistare per giorni e giorni… significa che lo apprezzo e ci andrei a cena ogni sera! Quello, ai tempi suoi, avrebbe comandato quelli che avrebbero spedito mio padre e mia madre in mare, da un elicottero, con le scarpe di cemento. Curiosa la sinistra italiana! A me… del resto, “Se prenderemo il negus” fa sbellicare dalle risa, soprattutto perchè detesto i colori rossogialloverde insieme, cioè il reggae… ma mai mi sognerei di santificarla come momento identitario di un popolo (sebbene tutti all’epoca sognassimo l’abbissina e ci vantassimo di poter spaccare teste come pesche noci, lì, “all’abbissinia”)… Vabbè, c’ho una sensibilità diversa da quella della media dei sinistri italiani. Ah, sì, meno male!

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