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Salatini e Stronzomerdoni (tipo pane e tulipani)- Con cortesia dal 2016 curo le vostre foto profilo, i vostri contenuti, le vostre immagini… presto le vostre vite

Abbiamo notifiche push sui polpastrelli con cui sentiamo il mondo. Le notifiche push sono dappertutto. Le abbiamo nel naso, dietro i pozzi neri delle pupille, sulla lingua – anche lì – quando baciamo, quando ingoiamo. Sentiamo il mondo, ci educhiamo a piangere, soffriamo con l’altro capo del mondo e godiamo senza saperlo col vicino di pianerottolo.

Noi sincronizziamo quotidianamente decine di punti interrogativi perchè rimandino la stessa identica foto profilo. Venti volte al giorno, una volta ogni tre anni, alle feste buone, alle occasioni comandate. Ai rintocchi dei cambiamenti che vorremmo ci cambiassero la vita. E la testa. E la faccia. Non che questa magia funzioni sempre, sia chiaro!

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Io ci godo a scattare ritratti. Su un set una volta ci spingemmo oltre, senza volerlo, senza accorgercene. Avevamo una robusta amicizia, io e la modella. Ci volevamo bene. Sopra tutto il rispetto e l’affetto. Alla fine era rimasta solo con le mutandine. Volevo Patty Pravo, un vecchio telefono a rotella, aria di bordello d’altri tempi. Un letto grande e bambole, un giornale, un diario. Lei era truccata in modo pesante. Fumava, un vecchio posacenere di ceramica con gli intarsi in metallo sul letto. Venne fuori davvero una serie di scatti bellissimi. Fui felice di prometterle che nessuno li avrebbe mai visti. Non ci chiedemmo nemmeno come eravamo arrivati sulla soglia del nudo fermandoci educati e sorridenti senza aprire la porta. Solo, alla fine, lei sorridendo mi disse: “Mi ha fatto strano vedere che non ti facevo effetto… meglio così, forse non mi sarei sentita a mio agio…”. Non c’era nulla di strano in quella palese contraddizione.

Io ci godo a scattare ritratti. E ci godo ancora di più a sbagliarli, di proposito. Quelli sbagliati li tengo per me. In tutta onestà vorrei tanto farne una mostra. In bianco e nero.

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Mossi, sfocati e maltagliati: mi piacciono. Hanno un qualcosa, un non so che di erotico. Sono un attimo rubato, un attimo vero, reale, che non lo prendi e sparisce e se non lo prendi, indietro non torna più. Alla fine non ti importa più nulla. Alla fine pubblichi venti foto, guardi i like che aumentano sotto le foto profilo che gli altri hanno fatto dei tuoi ritratti, ti fai un occhiolino, ti regali un attimo di gloria e qualche giorno di più.
Ma quando vuoi coccolarti, quando vuoi godere sereno, non è lì che vai a guardare. Io non lo faccio. Ho il mio album personale di splendidi attimi rubati al tempo facendo più in fretta di lui. Ho attimi tenerissimi e struggenti, fantasticamente pieni di errori. In bianco e nero. I ritratti dovrebbero tutti avere la struggenza del bianco e nero senza parole. Del film muto fermo, congelato in un fotogramma. Mosso per sua stessa ammissione, tagliato male in quel movimento di camera, sfocato in un passaggio di campo. Ai fotogrammi si perdona tutto ed io li vivo così quei preziosi momenti fermi sulla pellicola. Sono fotogrammi del documentario del nostro set. Come i fermimmagine dell’anno passato del video di Levante: “Sbadiglio”.

Ultimamente ho una certa fissa per i bianco e nero bruciacchiati. Con le luci alte sovraesposte. Il fondo e lo sfondo così bianchi che dentro non ci leggi nulla. Come fossero scattati nel sole. Con l’esposizione presa sulla ghiandola lacrimale sinistra che è il punto più in ombra. Ed il resto a culo, in bianco, bianco totale. Ultimamente non sono convinto mi piacciano molto le foto tagliate correttamente, incorniciate bene. Ultimamente detesto chi sorride nei miei scatti rubati. Lascio passare quei treni. Li guardo scorrere via. I sorrisi non mi interessano. I sorrisi non sono mai a caso. Amo i sovrappensiero. O l’attimo che meno ti piace della smorfia che stai facendo, cara la mia committenza. Sono quelli che scatto. Quelli che tengo. Quelli che mi fanno godere.

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Un giorno capirete. Adesso m3mango capirà tante cose. Io ci godo con gli scatti che ho descrtitto su. Voglio fare quello nella vita. Non ho aspirazione da Calendario Pirelli, non saprei farlo. Non ho il coraggio di “vendere tutto e andare in Africa 10 anni a fare i safari…”. La foto subacquea non mi piace. Scrivere e viaggiare per il mondo a fare il naturalista non mi convince. Non ci posso scrivere assieme. Non scrivo di viaggi, anche se sarebbe bellissimo. Scrivo storie, racconti, romanzi… e manuali per studiare  il crimine. Quanto mi piacerebbe da domani aprire una agenzia: “Salatini e Stronzomerdoni”, chiamarla così senza un perchè o forse perchè m’è venuto questo nome mentre aprivo il portone e dicevo: “Voglio scrivere un post su sta cosa della nuova professione inventata”.

Venite da me, cortesia – proerbiale – e professionalità al vostro servizio. Mentre scegliamo e scattiamo assieme le foto che più vi piacciono, le pose che meglio vi descrivono, i tagli che più preferite… mentre prepariamo “il vostro book fotografico di foto profilo per la vostra pelle digitale” scatterò e scatterò ancora rubandovi momenti. Un giorno con loro e solo con loro scriverò il libro delle vite rubate, degli attimi veri… di quel che davvero siete. Ne farò una mostra itinerante per il mondo. Scriveranno di me, dirò che “no, no guardate…niente di particolare…”. Saranno tutte in bianco e nero. Alcune, misteriosamente, bruciate nelle luci. Tutte mosse e tutte maltagliate. Leggermente sfocate.
Solo alcuni, pochissimi, avranno il coraggio e la voglia di dirmi: “Anche questa!” indicando il mio scatto rubato. “Questa mi piace!”. Tra le tante, tantissime, che sceglieranno me… alcune avranno questo coraggio. Il trentapercento delle donne che avranno scelto uno scatto così, per essere precisi il ventinovevirgolanoveperiodico, saranno le donne vicino al cui viso applicare l’asterischetto “potresti innamorartene e fuggire via, categoria Antidiva!”. Il restante settantapercento, fidati, saranno bruttecopie di quel che più o meno atttorno in quel periodo va di moda. L’errore attira chiunque abbia un cervello. O finga di provarci. C’è un uno infondo alla serie infinita di zeri che si scava uno spazio tra le maglie del nove periodico in coda al ventinove per cento di cui sopra. Quella, vabbè, è m3mango con la marlboro. Storia a parte!

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Neo-Single… la rubrica che fa per te! Dal 2 Novembre su questi schermi!

Stamattina ti sei svegliato. A differenza di altri giorni, invece che “E’ finita!” hai esclamato “Era ora” guardandoti in faccia?
Bene… Era Ora! Sì, ok… scommetto che continuando a guardarti in faccia e valutando che hai una barba decisamente malmessa, che hai bisogno di un “tagliando di manutenzione” e che è il momento di toglierti quella epsressione imbolsita dalla faccia ti starai anche chiedendo… “Sarà anche l’ora… sì, ma ora?”.
Niente paura… ci sono sempre dieci valide risposte ad ogni singola domanda che potrai porti.
L’importante è che tu tenga a mente, da oggi, dieci semplicissimi dettagli che il complotto femminilgiudaicomassonico ha cercato di metterti in testa nel momento in cui sei diventato un Neo-Single (loro diranno un ex, egocentriche di merda!).
Sono le dieci risposte alle dieci più grandi bugie che tu stesso possa finire a raccontarti.

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1 – Sono solo come un cane.
Difficile, caro mio… sei in compagnia della persona più prodigiosa che tu conosca: Te Stesso!

2 – Ma non mi piaccio… sono diventato un essere triste, un orso barboso, un vegetale.
Valuta attentamente: se sei un Neo-Single sei tecnicamente l’ex di qualcuno. E lo sei diventato perchè qualcosa è andato storto. E non lo ha fatto dall’oggi al domani… Vuoi vedere che quel breve o lungo volgere di minuti o stagioni è il solo responsabile di questo annebbiamento e tu sei sempre il solito entusiasta stronzomerdone che eri?

3 – No, le sue amiche hanno ragione, è tutta colpa mia!
Mi spiace contraddirti, stai solo attraversando la più cupa delle fasi, quella della commiserazione. Hai mai pensato che siano le sue amiche, gran parte dei suoi problemi? Osserva attentamente. Visto? Lo dicevi, tu! Lo so, dopo un primo sì sei tentato dal proseguire dicendoti che…

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4 – Sono condannato ad una triste esistenza fatta di divano, paytv, tramonti dalla finestra.
Qui ti sbagli, mio caro: i tramonti sono belli. Che ne sai, magari ritorni fotografo! Ah, sì, per il resto: divano e DECODER (non usare espressioni femminili come pay-tv che ti ricordano anche che le devi pagare e poi ti vengono i sensi di colpa!) sono sostantivi maschili che ti terranno compagnia alla bisogna e non ti negheranno mai il piacere di una bestemmia o di un pomeriggio di relax. Per tutto il resto c’è tutto quello che tu possa scegliere di fare senza dipendere da una aderente al complotto femminilgiudaicomassonico… cioè senza una femmina.

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5 – Sioccheimaaaaa, ora che faccio?
Ricominci dai fondamentali, mio caro. Ricominci dall’ABC.

6 – A B C come Adele – Brigida – Carlotta?
No, caro… se stai pensando di scorrere la rubrica alla ricerca di una nuova pericolosissima quanto inutile compagnia femminile per il resto dei tuoi giorni stai già sbagliando. Ricomincia da quel tuo amico ETEROSESSUALE di nome Alberto che non è fidanzato, chiama Bartolo, sempre che anche lui sia ETERO e non impegnato. O prova a cercare Carlo. Magari, in sua compagnia, visto che anche a lui non piace l’uomo… fai stasera quel qualsiasicosa che è diverso dallo stare per conto tuo o peggio dal dipendere dai capricci di una aderente al complotto femminilgiudaicomassonico. Perchè c’è sempre qualcosa che ti piaceva fare che…

7 – Ma ti ricordi quante passioni avevo, prima?
Davvero? E non dirmi che sono andate via?! Le avevi messe nel cassetto. Al massimo togli quel po’ di polvere che può esserci… fidati, apri, stanno lì. Dai… muoviti…

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8 – Sì, vabbè, la fai facile…
No, stronzomerdone… non è facile. E’ semplicemente bello! E’ il bello di ritrovarsi in tasca tutto quello che avevi e non riuscivi più a vedere. Cominciando da te, che sei ancora lì a guardarti allo specchio senza aver capito, in dieci semplici secondi, che quel che pensi non è vero. Che lì fuori c’hai un mondo per te… ed una sola cosa non è vera: quel mondo ha tanta voglia di filarti… altro che quello che il complotto femminilgiudaicomassonico ti ha messo in testa… altro quello che stai pensando e cioè…

9 – Sì ma a me chi mi prende?
C’è la fila! Breve o corta che sia. E fidati che c’è… c’è per tutti… sono infinite le combinazioni, là fuori. Oltretutto, molto spesso sei lì a chiederti come abbia fatto la femminilgiudaicomassona che ti ha mollato ad andarselo a trovare proprio lì dove se l’è trovato e in così breve tempo… Ecco, cos’ha in più di te, lei? (DI LUI NON TE NE FREGA UNA PIPPA! almeno, non è proprio il caso che te ne freghi!) Niente! Ha solo fatto l’errore madornale di cercarselo troppo presto! Quindi… da buon italiano che sei… allo sportello falla un attimo aspettare, quella coda. Loro non sono la priorità. Tra te e loro c’è il tuo caffè, i voti dei tuoi giocatori della tua squadra di fantacalcio, quella recensione di trip advisor su quel posto dove volevi andare, quell’articolo che volevi leggere, quella foto che volevi scattare, quel weekend lì dove volevi andare… l’importante è non chiedersi…

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10 – Simaaaaquindiiiii passa presto?
Non chiedertelo, caro, perchè non è una influenza o una condanna. E’ solo una opportunità. Per alcuni finisce per durare una vita, una vita felice. Per cui muoviti a fare ‘sta cazzo di barba che è già tardi! E, sì, stai tranquillo… quella che vedi lì alle tue spalle… è solo una allucinazione. Tranquillo… è andata via. Ed era ora!
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