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Io non so bene… ma qui fa un freddo…

Sentite, io sono uno di quelli che afferma pervicacemente che l’informazione e il dialogo comune hanno da tempo perso il senso della misura ed il contatto con la realtà. Sono 3 giorni che qui nevica e le temperature sono attorno allo zero, no? Ok… cosa c’è di male? Nulla, se considerate che ho riconsiderato le tabelle di marcia, fatto i dovuti spostamenti e questo post risulta immotivatamente ucronico solo di una settimana. Qui è metà gennaio e fa un freddo boia, ok? Ok! Tanta carne… che mese hai detto che è? Gennaio? Ah ok… cazzo volevi la palma, il sole honolulu e le noci di cocco in costume da bagno?

No, preferirei tutto il popolo dei puffi, nudo, cosparso di burro di arachidi, che mi balla intorno la salsa e il merengue.

Scherzi a parte, perdonate la orrida – lo riconosco, orrida – digressione inconscia… e ora tutti a smenarvi sul mio inconscio e sul perchè i puffi in cerchio la salsa il merengue e soprattutto questo messy di burro (senza S) di arachidi! Il problema è che giustamente qui fa freddo e nevica in quota, cioè sul massiccio murgiano, semplicemente perchè è inverno.
I giornalisti che problema hanno? I giornalisti che si occupano di servizi di colore sulla metereologia che razza di scuole hanno frequentato? Alla mia ci stava il sussidiario… e nel sussidiario ci stava scritto il terribile mistero delle stagioni, coi simbolini: neve d’inverno, pioggia d’autunno con le foglie morte, sole d’estate con le gocce di sudore e fiorellini con la pioggia e le nuvolette attorno al sole a primavera.
Il bambino imparava ad orientarsi

Soprattutto il bambino imparava a non stpirsi, il bambino imparava a non dire menate: menate come Ippopotamoi Killer, Orso Assassino, Inverno sorprendente… questa gente fa male alla società… questa gente dovrebbe perdere il diritto alla parola.

Come reagisco a questa menata? Accorgendomi che sono stato talmente fregato da quello che era davvero sorprendente, ma di cui nessuno ha parlato, tipo il natale più caldo della nosra storia, con punte di 18/20 gradi, da non essere pronto all’inverno. Corro alla Decathlon che è la salvezza quando ci sono queste improvvise escursioni termiche e che scopro? CXhe esiste un reparto fatto apposta per me: caccia, pesca ed equitazione. Cioè… il paradiso dello stupratore, serial killer sadico paranoide.

Per resistere ai grigiori ed ai geloni dell’inverno ho acquistato nell’ordine:
Due paia di pantaloni robusti foderati in pile, antipioggia, colorverde militare
Due pile tattico/tecnici in tessuto doppio interno esterno no sudore traspiranti antivento… allacciatura alta a zip e rinforzi su petto e schiena
Un giaccone antipioggia antivento con imbottitura in pile… tutto verde militare
Tre maglincini dolcevita neri tessuto tecnico antivento e regolazione termica
Un passamontagna verde militare
Una frusta da equitazione (mi rendo conto sia incongruo rispetto alle temperature)
Un paddle da qequitazione (assolutamente incongruo anch’esso ma era un oggetto bellissimo).

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Ora… avete idea dello splendido spettacolo fornito da me medesimo vestito così? No dite, avete idea? Qualsiasi donna pregherebbe di vedermi misteriamente comparire alla porta sussurrando: “Apri e non dire una parola, sono della catturandi!”.
Donne è arrivato il Mortellaro!

 

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Tedio domenicale… cioè recuperare un post che stavo per scartare nel senso brutto, nato poichè il titolo di ieri sembrava il rigo di un diario… e così…

Sul diario della scuola elementare io i compiti ce li scrivevo. Tutti. Ero metodico. Ero stato la dimostrazione provata e vincente ante animal-friendship che il “rinforzo positivo” è un efficace sistema di condizionamento psicologico. Scrivi bene, scrivi tutto, fai tutti i compiti, inviti gli amichetti. In Gallura dicono compagnetti. Credo diano giustamente un significato molto più diverso e profondo al termine amico. E mi dava al culo che quelli che io consideravo gli Amici con la A maiuscola non sempre riconoscevano il principio di reciprocità. Per cui non ci facevamo i regali tra amici. Non so se loro li facessero ai loro, di amici, i regali. Non ho approfondito.

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Perchè questo post abbia visto la luce è preso detto: quelli in stampatello minuscolo tradizionale, allineati a margine, erano robe che mi erano venute prima di scrivere il post di ieri perhè il titolo mi ricordava il diario. Mi sono reso conto che i concetti vanno espressi uno per volta e ho separato! Però tutta sta roba sui diari, che sono il bisnonno mai troppo dimenticato di postacci come wordpress, mi piaceva e non l’ho discardata, sperando voi la scarterete nel senso più bello del termine!

Sul diario della scuola media ci scrivevo cose su A.T. e poi cose su I.R. che venivano in classe con me ma una era animatrice dell’ACR, l’altra era figlia di immigrati statunitensi tornati al paese e se ne stava con tutto il gruppo dei ragazzi figli di immigrati statunitensi tornati al paese. Giocavano a baseball. Lei mi piaceva. Quelle cose mi spaventavano. Non se ne fece nulla. Anche perchè, allora come ora, con le coetanee o quelle più grandi di me non mi veniva bene. Ho capito di non vler essere un “trombamilf”… non mi ci vedo. Se avrò un figlio devo ricordarmi di mandarlo a scuola con un anno di ritardo. “Scusi, davvero, gendarme, ci perdoni: non ce n’eravamo accorti!”. Di sicuro niente primina. Che giochi, se proprio non può ciulare.

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Ammetto che oggi, in pieno di peste influenzale, in un martedì ancora abbastanza parecchio prefestivo, devo essermi svegliato rancoroso col mondo e col passato. Avrei bisogno di certo di uscire. Ma non sto bene, non sto affatto bene… e la prospettiva di dover uscire a prendere i miei dall’aeroporto mi sta accasciando parecchio. Vorrei già essere in pigiama, al netto della mia pelosa che VOGLIO far uscire io! Non voglio dirvi fino a quando è programmato il blog, non ci credereste. Credete a me, però… almeno cinque o sei post sono tutti di oggi. Non è colpa mia se non mi fermo più… anzi, temo ci sia come un bisogno compulsivo di finire la benzina.

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Sul diario di scuola superiore provai a scriverci i compiti. La cosa andò così: alle elementari mi condizionarono e tutto andò benissimo. Alle medie mi decondizionai riuscendo nello spettacolare capolavoro di ricondizionarmi all’ozio, complice una spiccata intelligenza pratica, una inarrivabile intelligenza creativa e soprattutto complice il fatto che in una classe superstimata di professori ci avevano messo dentro una serie invereconda di cialtroni. Vissi di rendita. Il concetto mi fu chiaro quando dal ginnasio passai al liceo, trasferendomi da un istituto paracorrezionale selettivissimo al liceo di paese.

… di fronte al timore d’ingiustificate punizioni, l’uomo tende a recuperare le capacità perse per ozio, pigrizia, scelte differenti, tornando a svolgere diligentemente le proprie mansioni in un ripristino completo delle forme condizionate in precedenza. Più forte è la convinzione che la punizione sarà dura e insopportabile, più rapido ed efficace il recupero…

Cosa c’entri con le note a margine? Non lo so faceva figo!

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Al ginnasio scrivevo tutti i compiti sul diario. E comunque rischiavo due materie fisse l’anno (laino e greco scritto). Ogni tanto mi concedevo ludiche decorazioni sul diario (falcemmartelli di sicuro più cazzute delle quercie che disegnava il buon compagno di banco P.M.) o pensieri sdolcinati in esametri jumbici per C.I. o S.C. (la ripetente che arrivò in quinta ginnasio… e che quindi aveva non uno ma due anni più di me, che di anni non ne avevo persi ed ero in vantaggio di un numero dispari: dal 7 al 9). Al liceo presi a scrivere troiate. Il primo anno. Poi non comprai più il diario. Non facevo i compiti. Non serviva. Mi ero perfettamente ricondizionato. All’ozio padre dei vizi. Cominciai a fumare. Mi feci pure uno spinello… stetti malissimo. “Basta con le droghe Robbie!” (cit.). Ah sì: maturità in sessantesimi: un 58 che sa ancora di vetriolo in faccia! Siccome traducevo aiutandomi con la mia spiccata intelligenza creativa ed il dono della comprensione del senso del pensiero… il mio prof. variava con me dal creativo 1 – – al generosissimo quattremmezzo. Agli esami non mi conosceva nessuno. Passo del desenectute di qualcheduno. 8+. Prima che lo chiediate, stronzomerdoni… ero al primo banco, di copiare non se ne parlava. Il compito più brillante dell’anno. E nessuno che mi chiedesse di copiare: chi cazzo ci scommetteva sui miei voti polari?

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Ma i diari per l’università servono? Solitamente si parte dal presupposto che tu sappia gestire da solo il tuo tempo… e i diari ti educano a quello. Quindi ti educano a divenire inutili. Io all’università compravo la smemo per scriverci sopra appunti ed altro. Smisi di prendere appunti e smisi di seguire. Le smemo sono rimaste una bella e sana abitudine… per scriverci sopra cazzate. Ah sì… è arrivato splinder e wordpress… ed ho pacchi di smemo da acquisto compulsvio da finalizzare a qualcosa.

Nel frattempo è arrivato il corso di alta formazione ministeriale e lì facevo cose un po’ troppo strane per finire a scriverci in un diario… la vita ha preso a correre un pochino veloce e confusa… e Hannibal Lecter mi ha spiegato che le persone serie, i serial killer seri e veri, un diario non lo tengono mai. Senò come tutti quelli celebri dei film, finiscono arrestati e non è molto edificante come roba!

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All’epoca mia…

… che poi non è tipo – come direbbe quel cazzone stancante di Lovecraft – “eoni fa”… ma semplicemente un decennio prima… le interrogazioni si potevano programmare oppure arrivavano come bollette, fisse ma a data più o meno incerta. Dalla prima in poi, tu segnavi sul calendario i range entro i quali, salvo blitzkrieg della cavalleria corazzata tedesca, ti avrebbero fatto una certa qalche domanda. Adesso scopro che no, non è tecnicamente così, cioè nel senso, ti interrogano a cazzo… senza una ratio be precisa… e poi, quando tu hai bisogno, puoi esibire una giustifcazione… una “giustifica”… tipo “Perdoni l’ipreparazione di mia figlia ai compiti a casa non svolti causa perchè ci si è allagata casa che la bambina ha messo a lavare nella lavatrice tutte le paie di scarpe che c’aveva da lavare… ed erano tante. Distinti saluti Un’angela del fango”. Il problema, rispetto alla nostra “giustifica” è che qui ne puoi esibire tipo un tot a quadrimestre. Come le assenze. Te le contano. E quindi sei di fuori se ti metti ad assentarti così random, visto e considerato che per la scuola non ci sta il controllo fiscale ma un tot di un tot all’anno scolastico. Come evidentemente sei assolutamente di fuori se tiri in ballo i funerali dell’amico immaginario oppure l’allagamento di casa causa difforme utilizzo della lavatrice. Ma si sa… qui se non sono pazze non le accettiamo! Manco è roba di prenderci un caffè insieme.

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E tutto questo mi porta alla mente la maledetta usanza americana di non girare subito le scene della venuta di lui, quando siamo alla prima ed obiettivamente il prodotto rende di più, da massima onoreficenza e medagli alle più pregiate esposizioni – come recita la celebre marca dei confetti pastigle F.lli Leone. In Italia, in quel mondo inversamente patinato che era il porno anni ’90, guai mai a girare le scene di venuta al termine del lavoro… visto e considerato che pure Rob Malone veniva subito. Giravano la venuta non di certo alla fine del girato di tutte le scene… che magari quei poracci erano già venuti più e più volte. E il risultato poi era una secca da siccita clamorosa. Siccita va senza l’accento in aulico. E quindi messi a paragone i nostri eroi alla fine a confronto dei James Deen e dei FRank Castle del cazzo mio erano idranti di Harlem. La questione era solo e semplicemente paragonabile alle giustifiche delle superiori. C’erano posti e tempi – gli anni ’90 – in cui ti giustificavi ogni volta che volevi… tanto, per dire, la venuta stava già ripresa. Adesso è tutto più severo, più schematico… più programmabile. Ed anche quel biondiddio di James Deen… beh, anche lui sembra scarsetto a materiale. Buon per noi… e per la responsabilità delle future generazioni. Si viene… e si va a scuola… una volta sola. E quando “giustifiche” ed assenze ce le hai contate… è il caso di far poco gli schizzinosi!

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“Giustifiche” (sic.) improbabili per impreparazioni causate dall’imponderabile…

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… che può essere la scopata con l’amicone, con l’amichetta…
… l’abigeato…
… l’apparizione dei fantasmi della tua vita passata…
… la sparizione delle liquirizie goleador…

… la spesa all’ipercoop per casa dell’amicona o dell’amichetto…
… quasi mai la morte per tua mano dell’amico immaginario. Che proverbialmente nopn può morire se non per un bambino. Che c’ha il dono della semplicità e non sa bene, ancora, cos’è la morte!

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Il problema non è l’odore su un set porno… ma la frase sui compiti da fare per scuola il giorno dopo…

… piuttosto il problema è quello che inevitabilmente avviene dopo la trombata, la venuta e tutto quel che lei dice a lui nel mentre la scena finisce. Ed in questi casi finchè c’è fluido, c’è pellicola… e le riprese si interrompono solo quando tecnicamente il coefficente di viscosità dei corpi ha raggiunto un valore per cui l’attrito delle epidermidi rende fastidioso e inutile proseguire oltre con le manipolazioni.
Ora, dopo questo dettaglio che farà urlare tutti “al ritorno del buon vecchio Mortellaro” che non le manda a dire… è bene ed assolutamente bene ricordarre che se Palahniuk genialmente ha parlato del set di un film porno come di un posto banale, anche arredato con inutile sfarzo, ma che sempre e comunque puzza di calzino di spugna bianco sudato, di patatine puff e di tutti gli aromatizzanti più vari dei preservativi… una cosa Palahniuk non ve l’ha detta. Che dopo l’amplesso e dopo tutta quella roba di continuare a farsi riprendere finchè i fluidi restano fluidi, ci stanno sempre e comunque due persone che fino a quel momento se lo sono abbondantemente condiviso uno spazio ed un tempo. Tanto intensamente da risultare incastrati. E siamo esseri viventi umani… e sembrerà strano ma proprio come i cani, le scimmie, i delfini e tutta una serie di creature a noi superiori, abbiamo bisogno di dircela qualcosa dopo. Voglio dire, sono celebri i dialoghi che la gente si fa scrivere dal cervello pure per congedarsi dalle mignotte per strada. Di solito sono di una banalità inarrivabile… tipo condizioni metereologiche – e sei talmente imbarazzato da essere più veloce dell’esimio Laricchia che alla TGR ti spiega una volta a settimana il tempo – lavoro, provenienza geografica. Altre volte, tipo sul set, quando tra attori porno ci si conosce e ce lo si è melo e telo da un saco di tempo, no(?)… lì sono meno banali e più interessanti. Tipo come va con tuo marito, tua moglie (perchè c’hanno pure loro mariti e mogli magari per nulla gelosi ma scassacazzi per altre ragioni) e tu scopri che sono persone normali, che devono andare a fare la spesa, che si lamentano della cellulite, che devono comprare il regalo per Natale al figlio… ed è la normalità che bussa alla porta di casa tua e ti dice “Guarda che pure Tory Lane cucina a casa sua per il marito e passa l’aspirapolvere e lo swiffer… e non sempre rinvia le faccende domestiche perchè mentre lo fa c’è uno da sbattersi in casa.”. Oppure scopri che quel gran superdotato di James Deen ha “un figlio ed una moglie che non sempre e non ogni sera trapana a quel Biondoddio senza freni… e pure lui con la moglie si vede i programmi di cucina prima di andare a dormire in ciabatte e tutone – lei.”.

Il problema è quando lei, la Biondoddio con quella che ci farei più Biondoddio del momento – che non vi dico com’è nè come si chiama per ora che la rubrica la dobbiamo ancora inaugurare… la seconda serie… che la Prima la trovate qua. Quindi, attenti, tecnicamente vi sto informando che a breve parte la Seconda Stagione…

Il problema è quando lei si volta verso di lui, misteriosamente compiaciuta. E già il fatto che una pornostar ogni tanto si possa compiacere ci crea scompiglio… e chi l’ha detto che per forza di cose non devono godere pure loro? Cioè, ci stanno anche i gusti personali, ci sta che unisci l’utile al dilettevole, tipo il personaggio della Caprioglio in Paprika, che non aveva capito che se ci godeva ogni volta, facendo la richiestissima di un bordello icentino poco prima della Guerra, finiva a morirci di febbre da orgasmo – che poi non lo so se questa teoria che se godi più di un tot di volte al giorno muori di febbre sia scientificamente comprovata. E quindi può essere che quella Biondoddio ogni tanto ci goda pure, durante le riprese. Perchè c’aveva la faccia goduriosa. E lei si volta a lui e gli fa… “Gotta go now… too many homeworks for tomorrow…”. “Me ne vado adesso, torno a casa… ci hanno caricati di compiti per domani!”. Quello è un cazzinculo gravissimo. Biondoddio con quella che ci farei… sì. E’ vero. Biondoddio io stesso con quella che ci farei? Ma poi ti senti dire che c’ha i compiti a casa… e quindi che tecnicamente frequenta ancora almeno la comprehensive school… che è tipo le superiori nostre, tipo professionale o simile… e lì ti accorgi che le cose si fanno incredibilmente più complesse e che, sì, finisce davvero che ti ci potresti innamorare… per quanto sarebbe difficile, complessa e pazza come cosa.
E perchè, obiettivamente, una frase del genere in quel contesto creerebbe scompensi a chiunque!

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p.s. Non siate così idioti da andare a guardare adesso chi è questa della foto usando google immagini… non è questa la biondoddio in questione! O forse sì?!
Tininooon (cellula sonora che indica suspance nelle sit-com)

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Problemi sociali complessi? Soluzioni semplici…

No, vabbè, cioè quindi io mi sarei stancato di questa storia per cui io sono vecchio se vi dico che all’epoca mia era tutto più bello e mo’ si è banalizzato tutto. Che poi (tra parentesi)(cit.) è anche un pochettino vero.
E, vabbè, mi sono stancato di tutte quelle slide o catenedisantantonio che popolano il webbe… dove ti scrivono che ormai ci siamo dimenticati il gusto di avere una cornetta in mano, di suonare ad un citofono per chiamare gli amichetti col pallone sotto il braccio, di trepidare dicendoci “speriamo non risponda il padre… speriamo non risponda il fratello… speriamo non risponda la madre…” e sostanzialmente dovevi pregare che la tipa fosse sola in casa, o farle le poste sotto la casa per telefonare – roba che adesso ti direbbero “ricchione se era sola salivi e te la frecavi” ma ora non capiscono la poesia e sono troppo precoci e questo va bene solo quando detraggono sulla tua sessualità, va meno bene quando pensi a quanto avresti scopato come un porco già dai 13 anni se rivolgi lo sguardo a quanto avanti è andata quella cosa che si chiama emancipazione femminile solo perchè dire troiaggine è maschilistico e fallocentrico… ma poi di questo si tratta. Featured image

No, vabbè, io non è di questo che oggi voglio parlare… non di quanto belli fossimo noi con la pasticchina del fluoro nel mese della prevenzione o il collirio nel mese della prevenzione o l’antitubercolina nel mese della prevenzione e però senza educazione sessuale nemmeno alle superiori negli anni dell’AIDS come flagello del secolo.Featured image

Io voglio semplicemente dire che la mia generazione, che non aveva le videocamere di sorveglianza a vigilare sull’incolumità di noi scolari, la mia generazione ne ha prese molte di più e siamo usciti meglio – guarda un po’ tu – di questi mocciosi che non gli puoi torcere un capello, non gli puoi alzare un dito, non gli puoi dare una scossettina – non quelle elettriche e che cazzo! gli strattoni – che subito scattano le “manette ai polsi delle streghe” di quel tale asilo. E poi però… loro… cioè non è che non vi sento lamentarvi di questa gioventù violenta che ammazza con un pugno per strada fa le risse si schianta ubriaca si fa gli stupri di branco e “tutte ‘ste robe qui”.

Andate a ‘fanculo! Non il paese… la pratica!

Quando vedo e sento di questi bambini strattonatelli, con uno scapoccione, messi in castigo con le mani sul banco – nemmeno al buio o in un luogo angusto – io ripenso a tre cose in fila:
– il mazzo di chiavi di una monacaputtanadelcazzo dritto sulla testa di mio fratello… e non una volta per caso, ma fisso, sempre, ad ogni minima e dico minima e ribadisco minima intemperanza. Roba da lasciarle in una cella a morte a vita le maestre se lo facessero ora.
– la riga rigorosamente lignea che si abbatteva di taglio in testa o sui dorsi delle mani ad ogni minima intemperanza.
– il rumore della testa presa dall’orecchio con torsione della cartillagine di un 30/45° e sbattuta contro la santissima lavagna per un numero di volte poporzionale a quanto oltre il “minima intemperanza” eri andato – minimo 3 volte.
Ah sì… il tutto al grido belluino di “animale o peggio ancora bestia” che nel piccolo galateo a pagina 47 è addirittura definita espressione “massimamente sconveniente financo coi sottoposti” (se non mi credete cfr. “Galateo per bambini”, La Scuola per Tutti, Roma, 1949, pg. 47sgg.).

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Poi ripenso all’omertà totale che c’era su queste sevizie… non perchè la maestra dicesse “Non azzardatevi a dire nulla alla mamma o al papà”… ma perchè sapevi che la reazione della mamma o del papà o del delegato di spiaggia sarebbe stata esclusivamente una: “Chissà che avevi fatto!”… e probabilmente giù altre mazzate!
Poi ripenso agli incoraggiamenti della madre, del padre o del delegato di spiagga di turno che alla kapo in questione lanciava nemmeno tanto timidi incoraggiamenti: “Dagli, maestra…”.
Io nemmeno nei peggiori bordoring ho visto tanta determinazione nell’incitare all’annichilimento fisico dell’avversario.

Poi vedo mia madre che vede i servizi tv sulle “streghe degli asili”… e non la riconosco più.
Quando mia madre fa qualcosa io parto sempre dal presuppost che forse abbia le sue ragioni e probabilmente tecnicamente anche ragione.

Poi però vedo che la mia generazione aveva:
– ken il guerriero, l’uomo tigre e lamù che istigavano alla violenza, alla distruzione ed allo stupro
– l’eroina che istigava all’autodistruzione
– colpo grosso che istigava alle seghe.
La mia generazione aveva anche:
– il servizio militare obbligatorio…
– le maestre che menavano come aguzzine dell’ESMA sotto Videla Massera o un altro pocro del genere nell’argentina golpista di Passarella e qualcun’altro…
– Pietro Maso e quelli del cavalcavia. Solo quelli, però!

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Al netto di una serie di cose siamo andati parecchio peggio, negli anni! Non sto a fare la lista perchè mi sentirei un Ultrauomo qualsiasi… e Ultrauomo mi ricorda quei negozi tipo Ultramoda… e non mi piace. E non venite a dirmi che non c’era bullismo… perchè senò vi racconto di quel che succedeva nei cessi del Liceo Matteo Spinelli di Giovinazzo… o all’uscita del Liceo Orazio Flacco… o alle elementari di Via Napoli di Giovinazzo… o alla Buonarroti di Giovinazzo (scuola media) o al Santarella di Giovinazzo che è tipo girone dantesco Giudecca… ma proprio in basso…
… o in qualsiasi altra scuola del regno. O strada… o parchetto!
Io comincio a pensare che le mazzate siano quelle che mancano. E comincio a pensare che siano eccessive le definizioni. Che la soglia del dolore si sia abbassata… assieme alla soglia di adesione alla realtà.
E che in buona sostanza il concetto stesso di sanzione sia concepito come “da sanzionare”.
Ci credo che poi ubriaco di MDMA finisci per violentare tua nonna in carrozzella consapevole che poi la ucciderai con la corrente elettrica provando a dare la colpa alla coperta della badante perchè tua madre intaschi una congrua eredità e possa darti l’agognato aumento di paghetta che tanto non sei stato bocciato a scuola perchè comunque non bocciano più…

Non venite a dirmi che la nostra società era meno violenta e meno bulla…
…Che proprio come per la storia di Rodney King – che se non sapete chi è siete proprio stronzi di questi tempi – “This shit happens every day… uncommon is the VCR on the scene” che vuol dire: “Sta merda capita ogni giorno… il cazzo è non avere sempre una videocamera appresso”…
Non venite a dirmi che la nostra società era meno violenta… mettetevi una mano sulla coscienza…

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Di post ibernati, riciclati, recuperati come a dire che non ti va di scrivere un cazzo! E invece l’hai riscritto, quindi ti sei solo ispirato, nient’altro…

Io ‘ste porcherie di copincollare i post non le faccio!
E che cazzo! E non dovreste nemmeno pensare di accusarmi di una cosa del genere. Che è autoplagio? Che sono? Post ibernati nel congelatore del tempo e scongelati a bella posta? Pensate che io sia questo? Fuori dalle palle!

No… niente, dice che certi giorni sei nervoso e di primo acchito sembra che tu abbia davvro voglia di litigare col mondo. Così! Invece no, un motivo c’è sempre. Devo finire di scrivere questo post e poi far uscire il cane. E per me il cane conta un sacco… infatti è una delle tre che non rientrano e non irentreranno mai nella categoria “Biondoddio io con quella che ci fare” insieme alla mamma ed alla nonna. Per me il cane conta parecchio più dei lettori. Ma siccome se non lo scrivo ‘sto post mi risalta sulle palle più tardi. Faccio oggi quello che – esattamente – potrei/dovrei fare tra sei giorni, cioè il post di mercoledì 10 dicembre.
Ah, sì, sempre per la storia delle ucronie che cito qui ma di cui palrerò da un’altra parte dove questa pagina e la pagina in cui inizio col chiedervi cosa sono le ucronie sarà citata!

Vabbè sono nervoso e mi sono sentito attaccato da quello che probabilmente alcuni di voi avranno pensato leggendo il titolo. si chiama “mania di persecuzione” e ce l’ho solo quando divento nervoso… quindi oggi… “ditegli sempre di sì”… ma con moderazione o si sentirà preso per pazzo!

Taxi+Driver

Allora: la storia è questa!
Recita del Santo Natale dell’ultimo anno di asilo. Recita ≠ Presepe vivente. Recita con tanto di narratore. Lo sapete, no? Ci sta sempre il narratore. Il più sfigato della scuola. Quello che è così bravo e così ometto che tutti si fidano ad affidargli una parte che comporta enorme sforzo mnemonico e soprattutto autocontrollo e sangue freddo: mica proprio il narratore se ne può andare… mica può permettersi mattane. Deve stare lì, educato e impassibile a raccontare la storia che ha imparato a memoria… mica come Maria che sta zitta e muta, Giuseppe che dice solo “Coraggio Maria” buoi asinelle e pecore onomatopeici come mai (e pure un porco) o i Re Magi che il 23 dicembre in netto anticipo rispetto ad un parto avvenuto anch’esso in anticipo di quasi 36 ore esclamano “Prodigio del Signore!”.
Il narratore è un cazzinculo se lo sei… ‘na bella storia se la scampi!

Io non la scampai quell’anno… e non la scampai più… perchè in un paese piccolo quando passi dai pulcini agli allievi se sei meritevole l’allenatore precedente ti segnala al successivo. E tra le maestre funziona così… e io sono sempre stato segnalato. Per le cose peggior da fare… non per quelle che avessi fatto (purtroppo!).

5 anni, narratore al presepe vivente.
Sì ma narratore come? Vestito da cosa. Sì io faccio il narratore ma nel presepe di casa il narratore non ci sta. Io chi cazzo sono? Una pecora che si anima da bipede e vi racconta ‘na palla che sapete tutti? Un pastorello che si risveglia? La cometa che parla tanto è magica? Un Re Magio in anticipo? Un settenano (cit.) che passa di lì tanto coi remagi in anticipo un settenano può passare?

“Poi vediamo… magari un pastorello!”.
Che due coglioni… ricordo distintamente che pensai qualcosa di simile. Credo fosse un “Che due pizze!” che le parolacce le ho scoperte da relativamente poco e faccio indigestione come quelli che cominciano a fumare o scopare da grandissimi e dicono “chemesoperso!”.

Forse ho un idea maestra!
“Sentiamo?” con assoluta disponibilità… visto che quella fu tecnicamente la prima manifestazione di una personale indole taciturna e pacifica ma capace anche di sorprendenti blitzkrieg emozionali. “Sentaimo!” tanto che ci si può aspettare da un ometto così bravo educato e timorato?

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Potrei essere Erode! Lo shock sul volto della maestra. Erode? Ma questo è scemo? Ma che problemi ha? Questo è un pessimo segno… mi sa! “Ma Erode nel presepe non c’è!”. No Maestra c’è ci deve essere per forza perchè dopo fa la Strage degli Innocenti… a casa metto sempre un castello in lontananza sul presepe, giuro!

Questa del presepe è una delle prime palle molto ben congegnate che ho inventato. Palle assolutamente credibilissime se non fosse per mia madre o qualcun altro che arrivava a rovinarmi la festa rinvigorendo poi la definizione di “bieco mentitore patentato e pericolosissimo affabulatore” che mi ha perseguitato assieme a quella di bambino studioso educato e disponibile.

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“Direi di no, Domenico, è una cosa davvero macabra!”. Macabro a chi stronza fascista? (non lo dissi ma lo pensai e per questo Fiabeschi con quel suo fascista mi è sempre stato simpatico!). Volevo benissimo a quella maestra ma questa non la potevo sopportare. Oltretutto avevo un sacco di “palle bonus” per i capricci accumulate in due anni di onesto servizio.
Anche di fronte al primo contatto col mondo del porno di cui un giorno vi parlerò anche se non ho memoria del fatto e ricostruisco in base ai racconti di mia madre.
Tornarono utili le intuizioni sulle rivendicazioni sindacali di cui sentivo parlare a casa da un babbo che si occupava all’epoca in modo attivo e diretto di politica.
Io ho il potere del narratore… ed il potere del narratore è che “senza di te la recita di sicuro va malissimo Domenico e tu devi essere bravo come sai essere bravo”…
Io ho il potere di farmi venire una cacarella colossale il giorno della recita…
Io ho il potere di mandare tutto a puttane (ok non ho detto a puttane ma a monte… però ora mi piace esprimere il concetto)…
E questa è la mia rivendicazione sindacale.

(… Io ho il Potere di scrivere in corsivo e apparire, anche mentre dico una nefandezza, educato e garbato ai vostri occhi… non dimenticatelo mai…)

Eccomi a telefono con la maestra ed il foglio che mia madre doveva preoccuparsi io imparassi a memoria con poggiato su il giornale del giorno… tipo sequestro di persona…
… In bocca di sicuro avevo una Marlboro rossa. In casa c’erano solo quelle!
“Ho qui il copione maestra… ma ho delle irrinunciabili condizioni sindacali che dovremmo discutere… altrimenti il copione del narratore muore… ucciso da Erode che resta a casa quel giorno visto che è offeso perchè il suo ruolo è stato dimenticato!” Ed alle immaginate dichiarazioni di resa dell’autorità costituita io rispondo: “Dovrà farmi fare Erode… il narratore c’è solo se fa la parte di Erode! Altrimenti, gliel’ho detto Maestra: Il Copione MUORE!”.
Accettarono, definendo comunque storicamente congrua la mia richiesta!

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Costruirono un castello dietro il quale io stavo seduto per la maggior parte del tempo con la testa che usciva dal mezzo delle torri. Avevo una corona. Avevo un mantello rosso. Avevo una improbabile tutina di simil raso con corallini e paillettes. Bianca non rosa! A dispetto di quanto erroneamente ma simpaticamente riportato da alcuni freakkettoni sballomani, tossicofiliaci di prima mattina… Erode non è quel coso mezzo frocio e tutto impasticcato – ma comunque simpaticissimo – che ho messo poco più su: Erode era uno ganzo!
Ed è dunque del tutto ovvio che… mi presentassero come Erode.

Del tutto evidenti due imprescindibili considerazioni:
– Da piccolo avevo benaltro potere contrattuale e sindacale, persino di fronte a rivendicazioni cattolicamente inaccettabili…

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– Da piccolo ho cominciato e non ho mai smesso di voler fare una cosa ben precisa da grande: il sovrano stronzo!
E quindi ‘sto post a giusta ragione potrebbe chiamarsi: “Da grande vglio fare il dittatore!”.

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