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Mustache, mustacchi, baffoni… altro accessorio…

Altro accessorio che riscuote successo. Io coi miei baffi c’ho sempre avuto un rapporto osceno. Non sono mai stato convinto del loro potenziale. Ho sempre desiderato quello che dalle mie parti si chiama il “mostazzo di ghisa” ossia il baffone alla Baffone, alla Giuseppe Stalin. Niente. Baffi poco folti, soprattutto molto radi al centro, hanno sempre reso praticamente impossibile ed irrealizzabile il sogno dello scopettone da tricheco sotto il naso.

C’è stato dunque il periodo in cui ho optato per educati baffi alla “Catturandi”, alla Maurizio Merli per intenderci, ma un pochino più educati… Mi sono stancato subito perchè poi dovevi raderti sul serio ogni due giorni e manutenerli in modo ossessivo per molto tempo.

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Sono dunque passato alla barba, ma la barba non m’è mai cresciuta come avrei sempre voluto, cioè alla Rasputin. A proposito, se qualcuno ha consigli su come impostare una barba alla Rasputin… che il mio barbiere mi guarda e continua a sostenere di non volermi aiutare perchè non mi starebbe bene in viso… si faccia avanti. Voglio la barba da inquisitore o da rasputin… anche dopo aver saputo che quel nervo allucinante in formaldeide è un falso storico ad uso e consumo di turisti pruriginosi ed apparteneva in realtà ad un ciuccio che io ho battezato Sputnik come mio zio prima di me battezzo Sputnik il suo asinello GOBBO. Volevo e voglio la barba alla rasputin perchè secondo me tira un sacco e fa molto autoriale in termini di autoproduzione di romanzetti di genere da vendere tipo harmony su ebook!

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Passo dunque all’estremo ultimoentativo, questa volta riuscito. Ironia della sorte, dopo essermi tanto accapigliato contro di loro per mesi anni o soltanto settimane (per favore senza googlare indovina il cit e vinci un bacio in bocca a chi vuoi tu che darò io al posto tuo!) dopo essermi tanto accapigliato, niente… l’unico bel baffo autoriale che mi viene è quello da hipster, all’insù, incerato e non incerumato… e la differenza non è il rum ma il fatto di non mettersi il frutto del corpo addosso ma una roba della fructis che è più igienica e profumata e chi ti bacia non scappa. IL baffo all’insù mi sta, è facile da manutenere, tira e mi dona quell’espressione di faccia da culo che ogni buon autore all’inizio della fulgida carriera dovrebbe osare avere per affermarsi. Del resto Nietzsche non lo ha mai detto ma Morrison gliel’ha messo in bocca: Tutto in principio deve indossare maschere paurose per imprimersi nel cuore e nella coscienza delle genti! Io indosso occhiali e baffo.

Come-vestirsi-da-Hipster

Alcuni mi hanno detto che potrei fare la controfigura di Sergio della Banda Vallanzasca… ma Moritz mi sa che se la prende… comunque il look fa figo.- Mi sono dunque premurato di controllare che esista una apposita categoria porno per questa storia dei baffi, esattamente come per gli occhiali. No, signori miei, devo deludervi. Il mustache non esiste come categoria, nemmeno nella sottocategoria Freaks (ossia scherzi da baraccone, vuoi mai, donna baffuta… e invece no) nè tantomeno sotto la celeberrima WTF (cioè macheccazzo?! che assomma tutto lo schifo figlio della cacca della morte). L’unica citazione del moustache è in una particolare maniera di imbrattare visi, che disegnerebbe un baffo incanutito. La qual cosa, lungi dall’essere interessante, non crea nota alcuna sotto la vicenda. Posso solo dire senza tema di smentita che in una serie di video dimostrativi del moustache che ho visto, non v’è traccia del baffo hipster all’insù, quindi… sono assolutamente fuori della realtà!

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Con enorme stima mi liscio il baff0 e m’accommiato! Del resto, però, anche col baffo trichecoide… non posso negare di provare un narcisistico bisogno di guardarmi! Come spesso sostengo l’importante è rendersi davvero sul serio!

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Nella casa degli eredi di Claretta Petacci…

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… ci sta un dipinto realizzato da Claretta in tenera età. Claretta non sognava di essere l’amante di Benito Mussolini. Anche le amanti dei dittatori prima di diventarlo sono state giovani con i sogni. La giovane Claretta sognava un futuro da pittrice. Forse(?). E mise su tela un acquerello di enorme malinconia. Enzo Biagi ne parlò con enorme riservatezza in una intervista rilasciata a Combat Film, intervista di cui purtroppo non c’è traccia su youtube e simili. Più che d’ogni altra considerazione sulla fine tristissima della donna, Enzo Biagi nella sua enorme profondità, da uomo prima che da cronista, non nascose un dettaglio più importante di tanti altri. Che oggi a me suona familiare sfogliando gli album di famiglia.

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In sintesi quel che diceva Biagi suonava più o meno così. La sua attenzione fu rapita da un piccolo acquerello appeso alla parete del soggiorno, solo, perchè fosse ben visibile. Era un quadro che Claretta aveva fatto molti anni prima di diventare la Petacci. Come in una istantanea accennava una stradina, un muretto, infondo uno specchio d’acqua. C’era in quel quadro un’enorme carica di serenità, pace… ma anche malinconia, no, non malinconia, tristezza. “Quasi l’inconscio presagio di una fine tristissima che incombeva”. Guardacaso! Claretta come Mussolini e gli altri gerarchi, fu fucilata appena sveglia contro il muro della villa dove era stata arrestata dai partigiani. All’alba, con vista sul lago.

Esistono immagini che hanno un potere enorme. Immagini che le riguardi dopo e dici: “Cazzo sembra quasi che tutto fosse già scritto un pochetto di tempo fa… Cazzo guarda un po’…
Ci ripensavo stanotte, cercando di riaddormentarmi. Ripensavo e pensavo e ripensavo a chi avesse parlato del potere predittivo di alcune immagini, delle emozioni che preannunciano se stesse nel futuro… e poi ho ricordato. Ed ho ricordato di doverlo scrivere. E mi sono alzato, con il puro intento di non dimenticare quel che dentro ricordavo di aver sentito e ricollegavo alle immagini.

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Come tempo fa, tanto tempo fa, feci con alcuni suoni, alcune canzoni… che da bravi genitori comunisti tristemente mi regalarono i miei acquistandoli dalla “Città del Sole”. Parole e musica di Sergio Endrigo, che dopo ho apprezzato e apprezzerò ancora… ma che magari a 6/7/8 anni non andrebbero spiegati a un bambino! E’ ancora tempo, quello, delle casette di marzapane e dei bambini di pandizenzero!

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