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Se tu sei uno stronzomerdone… e sei uno stronzomerdone, se il porno è verità… ed è verità, i proverbi sono tutti cazzate! Tranne uno.

Tutti immani, solenni, inguaribili stronzate. Tutti tranne uno: “Cortese come il Mortellaro” che è una roba proverbiale! Quindi tipo un proverbio. Sarebbe una troiata se io fossi scortese. Ma ho sempre odiato la scortesia sopra tutto… come il buon Hannibal Lecter, santosubitissimo!

Il mattino ha l’oro in bocca sarebbe quello che mi starebbe più sulle palle di tutti se non fosse che, ripetuto in guisa di mantra rassicurante, è quello che porta alla pazzia il buon vecchio Jack Nicholson in “Shining”. Come? Non si chiama Jack Nicholson? Lo so, stronzomerdoni che si chiama John Daniel “Jack” Torrance. Pivelli! Il mattino ha l’oro in bocca – visto che lo sapete dopo aver letto il post di ieri che sto vivendo una due giorni di inizio settimana ancora molto prefestiva piuttosto complicata – in questi giorni non è proverbiale per niente. Roba da coprofagi questi risvegli.

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Vi hanno mai detto che “Chi fa da sè fa per tre”? Certo, mille volte. Eppure “L’unione fa la forza”. Già le seghe a due mani sono un desiderata quasi sempre irrealizzabile. Figuriamoci se ad unire le forze sono due persone. Andiamo, cerchiamo di essere seri. Già da solo con due mani non ha senso! Almeno, da solo, non fai la figura dell’immotivato sborone (con una R depravati!). Poi verranno (non a chiederti del nostro amore… lì sei sempre d’un calunniatore, guarda!) a dirti che “Ognuno di noi da solo non vale nulla” e che “Tutti siamo utili nessuno è indispensabile”… ma insomma! Le orge a geometria variabile? I selfie? O la monogamia tutta la vita? Deciditi bastardo inventore dei proverbi! Problemi complessi? Soluzioni semplici, certo! Ma mica un abito per ogni stagione, eh!

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I proverbi mi danno sempre quel senso indefinito di profezia autoavverante come il malocchio, Nostradamus o Padre Pio. I proverbi sono gli aforismi della mia trisavola. E lo sapete… l’ho sempre detto… Meno aforismi, più orgasmi!

E allora se con la teoria della sega su semplicemente accennata, ci spieghiamo con semplicità la inattendibilità assoluta dei proverbi che parlano della realizzazione di grandi cose o sul compimento di piccoli gesti, bene… altrettanto semplicemente riapplichiamo le categorie della pornografia per sfatare il mito insopportabile del “mal comune mezzo gaudio”. Che proprio non viene facile da digerire per quanto idiota è!

I rapporti anali sono quei rapporti di tipo penetrativo, durante i quali, per dirla come il Cortese Mortellaro, qualcuno introduce qualcosa nel più comunista dei buchi di qualcun altro. Posto che l’elasticità di ogni orifizio aumenta tendenzialmente a seconda dell’intensità e frequenza con cui quella abitudine si frequenta, di sicuro i primi rapporti rischieranno di essere caratterizzati da una certa qualche forma di fastidio o sofferenza nel soggetto ricevente. Di qui la celeberrima espressione – non un proverbio, perchè vera – “l’ho presa in culo!”, per identificare qualcosa che abbia prodotto sofferenza nel recitante.

Chi riceve, insomma, si fa male, non gode! C’è di sicuro, dunque, mezzo gaudio! Dev’esserci malcomune, per forza…

Manco per il cazzo, visto che chi va all’inserimento chiede e richiede di tornare all’inserimento, senza manifestare assolutamente alcun tipo di paura rispetto a futuri e percepibili fastidi o dolori o bruciori. Celeberrima anche l’espressione: “Te l’ho messo al culo!” a significare t’ho danneggiato, t’ho fregato.
Di solito non si pronuncia con rammarico.

A me fa male, a te no… io ci godo, tu no! Mezzo gaudio di sicuro… ma i cazzi sono solo i tuoi!
Diteglielo bene al tizio dei proverbi!

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No, no, no… voi non ci credete. State lì a dire “Ma non è così: se qualcun* soffre le stesse cose che sto soffrendo io…”. Abbiate il coraggio di finire la frase. Ci soffrite forse di meno? V’allevia le corna vederle in testa a qualcun’altro? Trovarvi all’ingresso di un B&B perchè c’è entrata vostra moglie non lenirà le vostre pene neppure se lì fuori c’è una moglie che c’ha visto entrare dentro il marito. Se è bona, al massimo, vi verrà il pensiero di rendere il favore… ma non è assolutamente detto che avrete poi davvero voglia, voi e lei, di provare se invertendo gli addendi i risultati restano uguali. Che di solito ci si chiede e ci si da spiegazioni e si torna a piangere ognuno a casa propria i cazzi propri.

Ce ne sta uno solo, di proverbio, che valga la pena frequentare. Ripetete con me: “Cortese come il Mortellaro!”.

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Neo-single, la guida che fa per te! 10 Allarmi inequivocabili in altre perigliosissime situazioni che possono capitare nella vita media del neo-single medio. (Parte 1 di 3)

Io avevo cercato di spendere parole chiare sul ricominciare dall’ABC… ossia sul non cominciare a scorrere la tua rubrica telefonica in cerca di una Adele, Bianca o Carlotta con cui scacciare il pensiero chessò di una Giada, di una Francesca o di una Romoletta qualsiasi… ma tu, se affrontiamo questo argomento… tu non mi hai dato retta.
Ti capisco. Ci siamo passati in tanti. In tutti.
#perdire… c’è chi dopo 36 ore dal passaggio da Lui di coppia ad ex di Quellastronza si iscrive a siti ed applicativi molto statunitensi che propongono incontri (ed in buona sosotanza trombate) con “centinaia di donne della tua zona”… figurati che male vuoi fare tu che hai giusto giusto premuto la rubrica inviando un messaggio copincolla alle prime tre femmine in croce che ci hai scorso su!

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Se, però, da Neo-Single solo hai fatto la cazzata di provare a schiacciare un chiodo con un chiodo… di sicuro ti sarai ritrovato di fronte ad una di queste dieci situazioni. Non valutare e vivere tali avvenimenti come un semplice, banale, accidente della vita… sei di fronte ad un allarme di proporzioni bibliche… e quell’allarme parla della tua vita sotto assedio… e dice, inequivocabilmente: “Fa qualcosa: HELP!”.

1 Interno notte – Divano – Lui&Lei. Dopo il sesso, dopo l’eventuale sigaretta, le coccole. E lei che lo guarda e sospira: “Cosa darei per vivere la mia vita intera così… giuro!”.
La scelta per te è facilissima: i tuoi pacchetti completi Sky e Mediaset Premium… o lei. Ti sta subdolamente dicendo che ama il tuo divano, ama il silenzio, ama la sensazione egocentrissima di poter vivere le tue attenzioni solo ed esclusivamente per lei. Te lo ripeto: la scelta è semplice, semplicissima… anche perchè, sappilo, se dovessi tentare una oscena e debolissima contrattazione: “Grey’s Anatomy è di sicuro meglio di questi 22 deficienti che si rincorrono in mutande!”. Per non parlare della programmazione di Fox Life.

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2 Interno notte – Cucina di Lui – Lui&Smartphone. Il trillo inquietante di un messaggio fende il silenzio. Lui avvia Whatsapp. E’ lei che gli scrive: “Cucciolo mio, volevo chiederti se non è un problema il fatto che io vada a ballare co X, Y e Z stasera dopo l’una…”. Alla risposta di lui: “Ma scusa, perchè me lo chiedi?” non si fa attendere la di lei detestabile e pericolosissima Ultima Parola: “Per essere sicura di non far nulla che ti possa mettere a disagio o infastidire!”. Con tanto di Puntoesclamativo.
Allora, ti sia chiaro un concetto: ricordi quella storia per cui è più facile convincere una ragazza a regalarti il piacere con la sua bocca se prima hai fatto tu lo stesso per lei? Sai quella storia del principio di reciprocità per cui ti sei inscenato entusiasta slinguazzatore nel becero tentativo di guadagnarti il paradiso tra le sue labbra di sopra? Beh… sta facendo lo stesso. Solo che di mezzo c’è la tua libertà personale. Corri ai ripari!

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3 Esterno notte – auto di Lui – Lui&Lei. “Guarda, sono proprio contenta… è stata una splendida serata e devo davvero ringraziarti… sei stato incredibilmente gentile e premuroso e, davvero, credimi… mi sono sentita in ogni momento a mio agio… solo… ecco… sì… devo chiederti davvero un’ultima cortesia: mi mandi anche solo un messaggino appena sei a casa così sono più tranquilla? Sai sono una ragazza con qualche piccolo problema di ansia e non riuscirei a dormire serena se non ti sapessi sereno e tranquillo finalmente a casa…”.
Con la serenità che, è evidente, si è andata a far benedire, mi rendo conto che sarà difficile per voi non smadonnare… valutate soltanto se non sia decisamente e drasticamente meglio non inviare quel messaggio, farvi credere morti in un tragico e fatale schianto e salvaguardare così il vostro diritto alla “libera ed incondizionata circolazione nello spazio e nel tempo”. Il prossimo passo potrebbe essere, dopo il vostro messaggio “Sono a casa” una risposta che suoni come un “Dimmi esattamente cosa sta succedendo in questo momento sul canale 37 del digitale terreste!”. Il controllo, si sa, ha bisogno di autorevolezze… ma ha sull’organismo umano lo stesso effetto di due piste di coca! 124451527-c4b746d8-742a-47ae-9282-ec9a46ace2d5

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Quello che non dovrebbe mai succedere…

… sul set di un film porno, non è tanto “Sono venuta!” e poi non è vero. (rileggete se non ricordate bene… ah sì lo so che andava prima del punto ma oggi c’ho sul culo le regole…). Succede nei porno, succcede nella vita. Succede che la gente ti dica cose belle su di te che non pensa. Succede. Come il comunismo che è una cosa bella che non esiste… ma non è tecnicamente un’utopia, perchè le Utopie te lo dicono che non esistono, mica ti mandano a farti spaccare la testa, per l’Utopia.
Quello che non succede mai su un film porno e quindi tecnicamente nella vita nemmeno succede mai… ma mica è poi così vero… è che la gente non dica quando viene. Sul fatto che è un casino dire che non sei venuto se sei un uomo non c’è dubbio… solo che molto spesso lo fai perchè non ti vuoi prendere certe responsabilità… ma guarda che comunque presto o tardi la cosa verrà a galla e coi test del DNA avevoglia tu a dire: “No, no non è mio, l’hai fatto con l’antennista!”. Sul fatto che da donna puoi fingere anche di non averlo avuto n’è piena la casistica della “donna perplimente che trattiene dentro emozioni bellissime!”. Ci sta una bibliografia grande quanto una casa. E tu lì maschiaccio a provarle di tutte. E lei non viene.
E tu dici: “Che cazzo c’ho che non va?!” perchè mai sia dire “Non è che è lei che c’ha qualcosa che non va?” perchè loro hanno tutto dalla parte del manico: coltelli, peni (anche se non lo diresti mai hanno il tuo pene dalla parte del manico… e non è sempre piacevole), cervello ed emotività del partner e spesso di qualche altro sfigato… spesso più piccolo di loro che ha la sfortuna di capitare nel posto sbagliato al momento sbagliato… e quindi… no, loro non hanno niente che non va. Il problema sei tu.
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Non si dovrebbe mai fingere di non essere venuti. E’ molto peggio che fingere di essere venuti. Se fingi di essere venuta io alla fine vado a dormire contento. Sereno. Poi magari non è vero… però io almeno non lo so. Se fingi di non venire condanni il partner ad una esistenza di inferno. A sedute innumerevoli di selo e selo e selo per durare di più (queste bufale che trovate qui non sono vere… ma guardate che comunque bene non fa!), al ricorso a maghi e fattucchiere – che ti dicono sempre “Uagliò o Figlio mio… chell ten l’altro!”… al ricorso alla famosa altra donna che ti darà da subito l’impressione di capirti come nessun’altra e che ti costerà dalle 60 alle 100 a seduta.
Se fingi di non venire fai una cosa che nei porno non c’è, quindi contravvieni la prima legge di questo blog: “Se non esiste nel porno non ha senso nel reale.”. Se fingi di non venire fai quella pessima cosa che fa chi è orgoglioso di te e non te lo dice. Chi ha un complimento da farti e non te lo fa mai nemmeno capire. Tipo pure con un abbraccio. Tipo pure con una carezza. Tipo con tutte quelle cose lì che si chiamano atteggiamento non verbale.

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Quelli che vengono e non lo dicono sono storie senza onore. Quelli che vengono e non lo dicono sono storie sbagliate, tipo la morte di Pasolini. Quelli che vengono e non lo dicono non hanno la cosa più bella nel mondo: l’orgoglio di te… che è diverso dall’orgoglio di quelli che dicono “con te non faccio pace”… che è proprio il contrario di quella storia… hanno dentro l’emozione bellissima del “voglio pensare qualcosa di brutto su di te solo se è strettamente necessario alla mia sopravvivenza”… e ci andrebbe il punto esclamativo… e perchè risulti più incisivo lo mettiamo qui!

Che poi voglio dire: chi viene e non lo dice, come chi beve solo acqua, ha un segreto da nascondere. Solo che gli viene molto più difficile che agli astemi. Per dire, questi ultimi hanno sempre i mon cheri o quelle cacate di lindt alla grappa per farvi credere di essersi ubriacati appena fuori dall’uscio di casa! Quelli che dissimulano un orgasmo… quelli sì, che hanno problemi!

Ah, sia chiara una cosa… a me piace la sincerità… per cui, vengo, non vengo “bacco le gnostre” (demicit.)… se non vieni dillo, se sei venuta, va bene uguale! Poi, scusa… vuoi mettere poterti sentir dire “Quanto sei bella quando vieni!”… ricordo che era bello sentirselo dire… vuoi mettere, lo dico io a te… (vedi un po’ che tocca fare per stimolare l’ipertrofia non dei clitoridi che porta ermafrodismo, ma dell’ego che solitamente porta donne e danni!)

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Applichiamo adesso il modello erotico del “Vedo e non vedo” a…

Da che erotismo è erotismo… cioè da quando imparando dai bonobo e dagli scimpanzè abbiamo capito che pestare il vicino di botte magari in compagnia degli amici ci aiuta a scaricare i nervi e fare pace con la giornata storta… ma anche che giocare col vicino a telo, melo, glielo è ancora più meglio assai… abbiamo imparato che ancor più della meccanica, è tutta una questione di chimica. Cioè, per capirci.
Giocare solo a telo, melo e glielo… o anche a selo, visto che l’amore che ti dai da solo è il più migiore ma di meglio assai che c’è, visto che come abbiamo più volte detto: “Ti puoi fare Claudia Schiffer e dirlo al tuo amico di pippa… tanto lui si fa Randy Ingerman #perdire”… giocare a tutte queste cose di dentro e fuori e bagnato e asciutto è di sicuro bello… ma è terribilmente più interessante quello che succede prima – dopo no, di solito sigaretta e tutti a nanna oppure sigaretta a tutti a casa… sempre dopo le salviettine igieniche – o al massimo durante dentro la testa di ciascuno.

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E quando i professoroni sono andati ad aprire la testa di qualcuno per vedere che razza di Salottino – storico cinema porno barese – si facevano quelli che giocavano nel loro proprio cervello, hanno scoperto che molto più dei muscoli, quelli che si attivano, o meglio, che fanno attivare i muscoli, sono i recettori. A meno che tu non sia una bestia che si accoppia ad ogni comando e che ha erezioni indipendentemente dal contesto… (tipo che ne so dal barbiere, durante una camera ardente perchè sai sta cosa delle cose che scottano, guardando Domenica In perchè quell’In…) solitamente qualcosa ti predispone ad “alzare la testa” o “schiudere al mondo le persiane” (femministe femminucce… citte tutte… al mondo è inteso comunque con chi dite voi non con tutti!). Quel qualcosa può essere un odore (non per forza e solo la puzza dei piedi o delle ascelle… magari quel particolare profumo della pelle che è come un’impronta digitale e ce l’ha solo lui o lei… e non è detto che sia un profumo che ti piacerebbe obiettivamente… ma lo hai sentito quando un trasporto forte ti prendeva e sei fregato finchè non senti il prossimo profumo diverso provando lo stesso trasporto o magari – si spera – un poco più forte). Quel qualcosa può essere un dettaglio (#perdire un neo di una forma particolare o in un posto particolare e non per forza le manette, le palle rosse con le corregge di pelle, i perizomi o le mutande della nonna… quei particolarissimi tacchi anatomici per usci creativi e compagnia cantante). Quel qualcosa può essere anche solo il corto circuito tra quel che vedi e quel che immagini.

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Quando giochi a telo, melo, glielo… non tanto quando fai selo… tantissimo quando vorresti giocare a velo… ma non si è sempre così fortunati da poter constatare che in due è amore, in tre o più è una festa… una delle cose più belle del mondo quando giochi a telo e melo e glielo è constatare con enorme piacere che quel che vedi ti eccita, ma quel che devi ancora immaginare, pregustando nella speranza che quella cosa ti venga poi data, offerta anche solo alla vista, è ancora più meglio assai! E quel vedere e non vedere diventa l’ossessione per cui, se vuoi farti un selfie d’amore a casa (che fuori sono atti osceni in luogo pubblico) alla crudele ti prendi un viedo di Tory nostra nazionale, te lo spari a basso volume che vuoi mai l’ottuagenaria vicina comincia a chiamare l’esorcista del condominio, e il lavoro è presto fatto. Allzi lì la testa, ti presenti pronto impettito al presentat arm… e vai giù di bolina. Se invece il selfie te lo vuoi fare con una esperienza diversa scegli – per dire – Tinto Brass o i “Capolavori del Proibito” di Panorama (metà anni ’90, collana di VHS con confezione cartonata rossa…) tipo #perdire “Il postino suona sempre due volte” che c’è un trombatone di quella grandissima cougar di Jessica Lange con un arrapatissimo Jack Nicholson che rinverdiscono un grande classico di ogni numero di “Corna vissute” che si rispetti, cioè il sesso della casalinga con ogni maestranza di tipo maschile che capiti per casa (idraulici con battutacce comprese).

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In quel caso il selfie attiva con sè non già un campionario delle prossime attrezzature ginniche da utilizzare per presentarti non solo fantasioso ma anche prestante al prossimo melo e telo e glielo… ma anche tutta una serie di scoperte su come funzioni, su quel che ti piace, su quel che ti accende ancora più meglio assai dell’ultima volta… che tipo avete giocato al dottore “…ma non vale il gastroenterologo, amore! E non farmi fare l’infermiere!”. E ti scopri ogni giorno diverso. E di sicuro la coppia ne beneficia, che il melo e telo non è più la routine pantofolaia ma diventa tipo scoparti sul divano di casa di fronte alla finestra che si apre sulla locale Times Square che fa molto Tokyo Decadence. “Perchè io so’ chi so’ io… e voi nun siete un cazzo!”.

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Oh… il vedo e non vedo funziona anche coi tag di facebook, con le modifiche sulla privacy, con tutta una serie di pronti ammenicoli che Zucchinborgo da Harvard ci ha regalato, fornendo il suo social network dei più migliori ritrovati della tecnologia stealth. Il problema è che Zucchinborgo non è Satana… e comunque anche se lo fosse… di pentole ne ha preparate moltissime… ma si è dimenticato tutti i coperchi. E quindi ogni tanto, ciclicamente, qualcosa che qualcuno voleva tenere nascosta salta fuori. Facebook non ha rovinato le persone… Facebook ha rovinato codardi e bugiardi. E succede che tu vedi e non vedi… e quello che non vedi – misteriosamente ma mica tanto – ti attira comunque più di quel che vedi. E attiva dentro di te i lati migliori e più salutari. Ti fa scoprire quanto sei intelligente. Ti fa capire ancora una volta di più quanto sei innegabilmente superiore a tanti altri. E ti fa dire che la tua mania di leggere al fondo le istruzioni e le clausole contrattuali fino in fondo – possibilmente sul cesso di casa mentre fai la cosa che sulla classifica delle cose più belle del mondo viene per seconda dopo Mangiare e prima di Dormire (quarto classificato scopare) dopo aver imparato da anni a memoria meglio dell’avemaria i bugiardini dei tampax – a qualcosa serve. Perchè sai dove andare finalmente a vedere quello che tecnicamente è nascosto sotto il velo del non vedo. Per dire: c’era quel benedetto fiocchetto proprio lì sul perizoma dove credo di averlo intravisto dal velo semitrasparente del babydoll che le regalai anni or sono?

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Sì, l’avete capito… a me eccita il gioco del vedo e non vedo… perchè so che tanto di vedere riesco sempre a vedere!

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Il problema non è l’odore su un set porno… ma la frase sui compiti da fare per scuola il giorno dopo…

… piuttosto il problema è quello che inevitabilmente avviene dopo la trombata, la venuta e tutto quel che lei dice a lui nel mentre la scena finisce. Ed in questi casi finchè c’è fluido, c’è pellicola… e le riprese si interrompono solo quando tecnicamente il coefficente di viscosità dei corpi ha raggiunto un valore per cui l’attrito delle epidermidi rende fastidioso e inutile proseguire oltre con le manipolazioni.
Ora, dopo questo dettaglio che farà urlare tutti “al ritorno del buon vecchio Mortellaro” che non le manda a dire… è bene ed assolutamente bene ricordarre che se Palahniuk genialmente ha parlato del set di un film porno come di un posto banale, anche arredato con inutile sfarzo, ma che sempre e comunque puzza di calzino di spugna bianco sudato, di patatine puff e di tutti gli aromatizzanti più vari dei preservativi… una cosa Palahniuk non ve l’ha detta. Che dopo l’amplesso e dopo tutta quella roba di continuare a farsi riprendere finchè i fluidi restano fluidi, ci stanno sempre e comunque due persone che fino a quel momento se lo sono abbondantemente condiviso uno spazio ed un tempo. Tanto intensamente da risultare incastrati. E siamo esseri viventi umani… e sembrerà strano ma proprio come i cani, le scimmie, i delfini e tutta una serie di creature a noi superiori, abbiamo bisogno di dircela qualcosa dopo. Voglio dire, sono celebri i dialoghi che la gente si fa scrivere dal cervello pure per congedarsi dalle mignotte per strada. Di solito sono di una banalità inarrivabile… tipo condizioni metereologiche – e sei talmente imbarazzato da essere più veloce dell’esimio Laricchia che alla TGR ti spiega una volta a settimana il tempo – lavoro, provenienza geografica. Altre volte, tipo sul set, quando tra attori porno ci si conosce e ce lo si è melo e telo da un saco di tempo, no(?)… lì sono meno banali e più interessanti. Tipo come va con tuo marito, tua moglie (perchè c’hanno pure loro mariti e mogli magari per nulla gelosi ma scassacazzi per altre ragioni) e tu scopri che sono persone normali, che devono andare a fare la spesa, che si lamentano della cellulite, che devono comprare il regalo per Natale al figlio… ed è la normalità che bussa alla porta di casa tua e ti dice “Guarda che pure Tory Lane cucina a casa sua per il marito e passa l’aspirapolvere e lo swiffer… e non sempre rinvia le faccende domestiche perchè mentre lo fa c’è uno da sbattersi in casa.”. Oppure scopri che quel gran superdotato di James Deen ha “un figlio ed una moglie che non sempre e non ogni sera trapana a quel Biondoddio senza freni… e pure lui con la moglie si vede i programmi di cucina prima di andare a dormire in ciabatte e tutone – lei.”.

Il problema è quando lei, la Biondoddio con quella che ci farei più Biondoddio del momento – che non vi dico com’è nè come si chiama per ora che la rubrica la dobbiamo ancora inaugurare… la seconda serie… che la Prima la trovate qua. Quindi, attenti, tecnicamente vi sto informando che a breve parte la Seconda Stagione…

Il problema è quando lei si volta verso di lui, misteriosamente compiaciuta. E già il fatto che una pornostar ogni tanto si possa compiacere ci crea scompiglio… e chi l’ha detto che per forza di cose non devono godere pure loro? Cioè, ci stanno anche i gusti personali, ci sta che unisci l’utile al dilettevole, tipo il personaggio della Caprioglio in Paprika, che non aveva capito che se ci godeva ogni volta, facendo la richiestissima di un bordello icentino poco prima della Guerra, finiva a morirci di febbre da orgasmo – che poi non lo so se questa teoria che se godi più di un tot di volte al giorno muori di febbre sia scientificamente comprovata. E quindi può essere che quella Biondoddio ogni tanto ci goda pure, durante le riprese. Perchè c’aveva la faccia goduriosa. E lei si volta a lui e gli fa… “Gotta go now… too many homeworks for tomorrow…”. “Me ne vado adesso, torno a casa… ci hanno caricati di compiti per domani!”. Quello è un cazzinculo gravissimo. Biondoddio con quella che ci farei… sì. E’ vero. Biondoddio io stesso con quella che ci farei? Ma poi ti senti dire che c’ha i compiti a casa… e quindi che tecnicamente frequenta ancora almeno la comprehensive school… che è tipo le superiori nostre, tipo professionale o simile… e lì ti accorgi che le cose si fanno incredibilmente più complesse e che, sì, finisce davvero che ti ci potresti innamorare… per quanto sarebbe difficile, complessa e pazza come cosa.
E perchè, obiettivamente, una frase del genere in quel contesto creerebbe scompensi a chiunque!

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p.s. Non siate così idioti da andare a guardare adesso chi è questa della foto usando google immagini… non è questa la biondoddio in questione! O forse sì?!
Tininooon (cellula sonora che indica suspance nelle sit-com)

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… e ci sono le storie allucinanti che ti sono capitate e tu ti chiedi come mai non riesci mai ad essere così pazzo come gli altri… e ti senti già troppo in colpa per come sei…

Tipo che io vi ho detto che nel lontano 2007 io ne ho davvero combinate di tutti i colori.
Tipo essermi spaccato la mano contro un muro per non malmenare in piena faccia uno che obiettivamente un cazzotto se lo meritava. E ho colpito il muro e mi sono spezzato la mano per non fare del male a lui… che se le stava chiamando dalle mani le mazzate.
Oppure, tipo essermi lasciato alle spalle una serie di macerie emozionali buttando all’epoca all’aria quella che poteva diventare una bella storia d’amore solo perchè non avevo il coraggio di lasciare una con cui stavo – in una relazione così liquida da affogarci dentro… ed affogarci male.
Oppure tipo aver cercato di cominciare a provarci con una dottoressa che aveva avuto semplicemente la colpa di essere stata tremendamente gentile con me… solo perchè in un paio di occasioni mi ero trovato di fronte sue coetanee assolutamente disponibilissime a lasciarmici provare… deviando quindi la mia percezione di ventottenne molto suscettibile a tutti i temi come quello delle milf… senza considerare che il mondo è bello perchè vario e quindi ci sono zozzone di 40 zozzone di 50 zozzone di 20 ma non è che poi tutte sono zozzone.

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Oppure di aver cercato io di redimere dalla cafonaggine, dalle pasticche, dalla coca e dalla tecnominimal – oltre che dalle pessime frequentazioni – una ragazza di ventun’anni che lavorava in un posto che tanto e tanto frequentavo ma lei, niente… preferì cercare di coinvolgere me in una storia di tossicodipendenza da polverine e pasticche le più varie e non ci riuscì nemmeno mettendomi in situazioni eroticissime ed al limite del codice penale se ci fosse stata ancora la buoncostume… anzi riuscì a convincermi che era meglio lasciar perdere e niente… non ci frequentammo più… ma era bellissima, credetemi. Bellissima.

Non farò il nome di questa ragazza, non fornirò dettagli sul luogo comune dove ci vedevamo… non dirò nulla sulla sua cittadina d’origine che non era la mia. Sì, le storie più sghembe e zozze sempre lontano da casa le ho vissute. La conobbi sul suo posto di lavoro… e la conobbi e mi colpì per il suo caschetto scalato e per il colore allucinante dei suoi capelli. Ma ancor di più per la trucida battuta in dialetto che rivolse al suo titolare mentre lui la sgridava simpaticamente per una dimenticanza. Credetti che doveva essere mia. Mi mandava fuori di testa. Era bellissima, lineamenti davvero delicati, un viso dolcissimo, splendidi occhi. Il problema era la sua voglia allucinante di frequentare solo e soltanto Rave Party. Il problema era la sua fissazione univoca per la musica minimal. Il problema era che mi fu chiaro da subito… dal via vai dal bagno che faceva… che aveva un qualche problema con certe sostanze molto karasho. E niente. Le chiesi se voleva uscire con me quando mi fu chiaro che si era appena mollata col suo ragazzo e suo spacciatore di fiducia. Le chiesi se voleva uscire con me pensando che sarei riuscito ad essere anche la ragione per cui pian piano avrebbe smesso. Ero un ingenuo, inguaribilmente innamorato. Non avevo capito un cazzo. Ed il bello è che all’epoca ero già invischiato in una storia che non mi piaceva per niente… una storia che entrambi definivamo liquida ma che era una sabbia mobile per quanto nessuno di noi due riuscisse ad uscirne pur avendo mille ragioni per farlo… e mille stimoli… e mille funi di sicurezza lanciate.

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Lei accettò subito. Ci vedemmo la sera stessa. Andammo a bere e mangiare. Ci divertimmo tantissimo. Ci spaccammo da pazzi. Ci baciammo da pazzi sul tavolo di quel locale, lei seduta io in piedi tra le sue gambe, tra i suoi short. Uscimmo dal locale. Lei però era appena andata in bagno. Io avevo il gesso alla mano. Lei mi disse che avrebbe guidato. Guidò fin fuori paese. Guidò fino al parcheggio di un centro commerciale fuori città, fuori dalla mia e dalla sua città. Lontano. Guidò fino lì. Parcheggiò al centro del parcheggio vuoto. Scese dalla macchina intimandomi di fare lo stesso. “Cazzo vuole questa?!” ingenuo, io, coi miei ventott’anni, con le mie esperienze già accumulate con le quarantenni… anche nei parcheggi. “Cazzo vuole questa?!” e lei che mi guarda fissa, con uno sguardo eroticissimo e mi dice: “Voglio farlo qui, sulla macchina, qui, con te…”. E io… io ok ma, ok però… ed è lei che caccia tutto via. Mi acchiappa. Mi scioglie… e poi boh… non lo so… eravamo sotto le stelle e sotto il lampione, con un cane randagio a guardarci… e lei mi dice qualcosa che in dialetto somiglia ad un “Mamma che estate…”. ed io che la guardo e le ricordo che è appena marzo, quasi aprile… e lei che mi guarda interrogativa e poi mi fa “No, mamma che è stato!”… e io rido e mi ricordo di quel fatto di non stimarmi mai abbastanza. E non so se non mi sto stimando perchè sono lì con una tossica di ventun’anni o non mi stimo abbastanza perchè non ho capito che era dialetto e lei si diceva soddisfattissima del tutto.

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E siamo usciti assieme ogni santa sera per ventuno giorni… senza che io pensassi minimamente che le mie giustificazioni col rapporto liquido erano incredibili ed implausibili ed inaccettabili ma tanto se non fregava niente a lei buona camicia a tutti… sebbene allora vestissi davvero solo Boxeur des Rues. Ed una volta mi portò alla stazione del mio paese, nel sottopassaggio, per farlo sulle scale, con la luce al neon fredda, coi marmi scritti, con le scale spigolose e con la puzza di piscio rancido ovunque. E fu bellissimo. E davvero non ci capivo niente. E la guardavo… e dicevo che forse ce l’avrei fatta. E contavo le volte che andava in bagno ogni giorno dicendomi che dai… ogni tanto erano tante di meno. E ignoravo quanto fosse nervosa e intrattabile in quei giorni. E poi glielo dissi: “Guarda che io e te dovremmo smetterla di nasconderci e viverci un po’ meglio…”. Ma lei mi chiarì che in fondo in fondo si sentiva una gran lesbica (cit.) e mi chiarì che non aveva nessuna intenzione di smettere di pippare di naso e mi chiarì che io “sei una favola… ma io avrei smesso di crederci alle favole quindi mi sa che devo smetterla di credere in noi e devo tornare a fare quello che faccio normalmente…”. Quindi ci vedemmo altri tre o quattro giorni, non ricordo. Tornammo in quel parcheggio. Lo rifacemmo. Ma quando finimmo ci guardammo e dicemmo che non era stato bello per niente… perchè eravamo tornati sul “luogo del delitto” e di solito non si fa…
Quella sera mi chiese se volevo pippare. Le dissi no. Mi disse che non avevamo purtroppo più nulla da dirci. Convenni che aveva ragione. L’accompagnai a casa. Ci salutammo con un ciao ed un bacio sulla guancia. L’ho vista evolversi in lesbica, provarci, poi l’ho persa di vista, per scoprire oggi che ha un bambino, bellissimo… o una bambina bellissima, non so… e che credo non viva più qui.

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E niente… mi viene in mente questa storia perchè ha a che fare con la fine delle cose che non lasciano enormi rimpainti anche se sono state bellissime. Sono foto che appendi al muro… ma che non dicono nulla. Poi ci sono le foto che continuano a parlare di te, di un noi… e sono quelle che rischiano di diventare rimpianti. E ti rendi conto che c’è da lavorare in etrambi i sensi… o non aver bisogno di rimpianti perchè niente finisce… o non aver bisogno di rimpianti perchè si riesce a chiudere senza averne bisogno. La prima delle ipotesi è il desiderata di questi giorni… ovviamente!

L’ultima foto è una mia lomografia… quando la scattai inquadrai precisamente quell’angolo che mi ricordava tutto quel casino su descritto. La foto è del 2011… se ben ricordo i graffiti sono rimasti gli stessi nello scatto da quel lontano 2007. La foto è stata scattata con una Olympus OM1… la pellicola è una Fuji per diapositive asa 100.

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I clisteri igienici che le pornostar si sparano su per il sedere prima di ogni scena e che trasformano quell’universo così agognato dell’anal in una cosa asettica che alla fine la rifai dal vivo e capisci la differenza tra la cortesia leccese e la cortesia tipica di espressioni tipo “Cortese come il Mortellaro”.

Una volta un signore che c’ha qui su questa piattaforma un blog davvero carino e concentrico disse che esisteva una espressione che faceva più o meno così: “Cortese come il Mortellaro!”. Cioè cortese come me… che sono proverbialmente una persona cortese se non mi fai girare i coglioni e ti trascino sul pavimento del mio ingresso dai capelli come una partner del signor Grey qualsiasi.
Il fatto che nel paese dove vio tanto Cortese quanto Mortellaro siano cognomi e non sempre due cognomi diversi vanno d’accordo mette pepe alla vicenda solo tra le mura domestiche del mio paese. Quindi non analizzeremo questa vicenda.

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I leccesi, invece, loro sono tutti proverbialmente cortesi se non fosse che un attimo prima sono stati tremendamente falsi. E pure un attimo dopo. E il loro cazzinculogravissimo non ti è chiaro solo fino a quando non hanno finito. E lo tirano fuori. E tu senti che nel sedere t’è deragliato un pendolino o un frecciargento o un altro bolide falso come i leccesi…
Per dire, quando due associati mi hanno ciulato un saggio e se lo sono firmato a cazzo loro, io l’ho capito solo una volta che il libro era bello che stampato. Però con enorme cortesia mi dicevano “Quant’è bello e ben scritto e corretto e scrupoloso il tuo saggio bibliografico sulla questione sicurezza!“. Leccesi, falsi e cortesi.

Come tutta la storia del sesso anale fatto nei film di grossa produzione. Dove le modelle prima di entrare in scena si fanno un bel clistere igienico per ripulirsi tutto il retto dalla giustissima cacca che lì dovrebbe stare… pronta ad uscire. A differenza di un pezzo di carne maschile o di un pezzo di gomma asessuato che lì dentro, a diritto di natura, non ci dovrebbe stare. Il diritto di natura va invocato contro i ricchioni, sia ben chiaro… il sesso anale è bello per tutta una serie di motivi che sono andato già ad elencare.
Il clistere igienico è uno strumento del demonio. Spacciano clisteri anali dovunque all’inferno. C’è proprio una casa produttrice. Testimonial Tory Lane che con un bestemmione li promuove mentre se li fa cominciando già a trarne giovamento per il solo inserimento di qualcosa nel suo backyard. Tory Lane se trova qualcuno nel suo backyard non si appella al quinto emendamento e non fa fuoco. Si fa fare cose fumettistiche e definitive ma non fa fuoco. Che cara ragazza è Tory Lane. Però è pure una leccese, falsa e cortese. Mica te lo dice che quando rifarai sesso anale come se tu fossi con lei, ma sei con una che non conosce le malizie del mondo del porno e non può sapere che è normale che li dietro si è un pochetto sporchi perchè, voglio dire, da lì dietro ci esce la cacca… mica te lo dice che tirerai fuori il pisello e saprà di merda. Mica te lo dice che sarà sporco di merda. Mica te le dicono ‘ste cose qui.

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E tu lì sempre bello a pensare che il mondo del porno è una cosa bella perchè luccica ed è lucida e lucidata.
No, non è così! Il porno è peggio del pulp… sangue, merda… e pure un po’ di sperma che voglio dire, tanto profumato di rose non è! E pare sappia sempre un po’ di pennette al salmone con un retrogusto di zucchero.
Chissà se Willy Wonka tirerà fuori delle barrette di cioccolato con questa saporazione. Potrebbe farle promuovere a Tory Lane… che voglio dire, con gli hoompaloompa…

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Equitalia, la burocrazia che ti fotte ed il fascino discreto del blindfolded-handcuffed…

Perchè alla fine è incontestabile il teorema di Domenico secondo il quale se ti fermano gli sbirri in ogni altra parte del mondo… chessò tipo in Francia, con addosso il classico dresscode da skinhead, la testa rasata, il bomberone militare, le cult ai piedi… vicino ad una sinagoga… tu ti senti sicuro… ma al minimo controllo di libretto/patente in Italia, alla vista di un carabiniere, un vigile… o peggio una guardia (stracit… beccate di chi!)… te la fai in mano!

Perchè non si capisce come mai, in Italia l’autorità fa paura. Sarà mica che negli altri paesi del continente e del mondo conosciuto i genitori non minacciano i figli nemmeno tanto degeneri con espressioni come: “Adesso il vigile ti porta in galera per furto di dolci (ibidem di cui sopra)” e quindi domani, da grande, tu pensi che farai la fine di un Caruso qualsiasi se ti prende un Carabiniere (che a differenza del vigile c’ha pure la mitraglietta) perchè ti becca, chessò, a mangiare il gelato alle spalle del Maresciallo dei Carabinieri del paese tuo?! Fatti e personaggi testè narrati sono reali ed assolutamente non frutto delle mie invenzioni. Invenzioni e reinterpretazioni della realtà come la storia di Raffaele Cutolo che ha ammazzato la mamma ed i figli mangiandoli dopo averli fatti saltare in aria con il tritolo da cava… o come la storia del Signor Anonima Sarda (che io da piccolo immaginavo come un singolo bipede) che scavalcava i cancelli delle ville, prendeva a calci in culo i cani da guardia (guardate che non è solo un cit. di un racconto di un libro fantastico… anche io le pensavo queste cose e per questo adoro l’autore di quel libro) e ti rapiva e ti portava in un posto lontano lontano per scambiare quel che rimaneva del tuo corpo al netto delle orecchie con del denaro che la tua famiglia gli avrebbe dato.  O come la storia dei Black Blok a Genova.

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In Italia l’autorità fa paura e la polizia non porta solo una sfiga epocale ma s’incazza, spesso senza alcun motivo… e ti ammazza. E, tipo come la celere, la fa franca perchè dietro il casco c’è il conceto di polizia, non quello di poliziotto. Non è una sottigliezza da feticisti che si segano sulle disquisizioni sociologiche attorno alla burocrazia del signor Max Weber… è Genova 2001.

Ed è anche Equitalia… da quando è nata.
Perchè Equitalia è peggio di un posto di blocco dei carabinieri quando dopo un pasto epulonico ti ricordi di aver bevuto solo una tourtel o qualche altra analcolica birra inutile del pianeta. Perchè Equitalia tocca le corde più marce del nostro sentire… quelle del portafogli. Ed in Italia, ammazzami, ficcami un manganello in culo chiamandomi brutta checca zecca rossa… ma non mi mettere le mani nel portafogli.

Questo terrore si scatena anche e soprattutto nella gente per bene che paga le tasse, attende tutte le principali regole del vivere civile con zelo e con ancor più scrupolo le regoline scritte in minuscolo punto 6. E’ la storia del terrore che prende i itmorati di Dio, non gli scioperati. Perchè in Italia se spari ad un posto di blocco ad altezza d’uomo contro una pattuglia dei carabinieri con un canne mozze e dopo difficile inseguimento ti acciuffano su un auto rubata con dentro una santabarbara finisci ai domiciliari (e voglio dire, sai quanti scrupoli devi farti ad uscire da casa per un caffè, una primiera a padrone e sotto o una rapina a mano armata?!)(cose che succedono davvero tipo tra Giovinazzo e Bitonto)… se pensano che tu abbia saltato una singola registrazione di contratto di affitto… ti bendano, ti ammanettano, ti mettono appecorato in una stanzina buia e ti inculano a sangue. Senza bavaglio o palla rossa di plastica allacciata alla bocca… perchè se gridi si eccitano. Quelli che ti inculano e quelli che guardano il filmato di te inculato dalla burocrazia (che è tanta gente che fa cose che permettono ad una entità di esistere e far girare degli ingranaggi) in una stanza buia, senza sapere chi dei tanti te lo sta buttando al culo e chi ti fa più male e chi te lo spinge più in fondo e compagnia cantante. Ed il bello è che tu hai tutte le carte per dimostrare che hai pagato ogni singola cazzo di registrazione ma… ma ti cachi sotto ugualmente! Al solo pensiero che per una qualche ragione tu finisca ammanettato, legato, bendato e rottoinculo da chi non si sa!

Ecco, tu sei la signorina volgarotta ammanettata sulla cavallina ginnica in un dungeon discutibile coi muri fatti in cartone pressato, con una benda di raso attorno agli occhi (cazzo ci fa del raso in una segreta? ah il gusto estetico inutile di certo sadomasochismo) e con dietro una fila di negroni nerboruti che si fanno i loro porcissimi e discutibilissimi comodi nel tuo sedere. E non ha senso che tu gridi tanto sei in uno sudio di posa. E quel che più ti atterrisce non è il dolore, quanto il non sapere con chi prendertela… se non con il sadomasochismo ed il dungeon in sè… visto ch in faccia non ci vedi nessuno dei tuoi carnefici… o meglio dei carnefici in primis del tuo ano. Il fatto che il portafogli sieda solitamente sotto il nostro culo… solitamente un po’ più a destra dell’ano, è assolutamente casuale.

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Perchè il problema è proprio questo. Quando ti arriva una cartella di Equitalia e tu sei innocente, se non vuoi pagare devi recarti ad uno sportello dell’Agenzia delle Entrate e dimostrare tu che non hai colpe. Davanti ad un funzionario che non è colpevole di quel che ti sta succedendo… che magari è gentile e collaborativo. Non era uno di quelli che ti fotteva. Ma fa parte del dungeon. Magari non è nemmeno quello che ripulisce la stanza prima che tocchi ad un altra signorina. Magari è quello che trucca le signorine. Non è quello che ti incula. E tu vorresti inculartelo lì, mentre fuori la gente attende il suo turno. Inculartelo senza palla rossa in bocca. Ma ti dici che quello è un povero stronzo che fa il suo lavoro.

E qui sbagli. Perchè forse contro la burocrazia che si nasconde dietro se stessa per romperti il culo e farla sempre franca… sarebbe necessario instaurare un principio di redistribuzione casuale delle sofferenze. “A me dispiace, Signore, rompere il culo a Lei… pensi che non sono nemmeno un ricchione e teoricamente il culo di un maschio non mi piace un granchè… ma oggi io Le rompo il culo… perchè questa è l’unica forma di ristoro per quello che mi avete fatto! Sì, lo so, Lei tecnicamente sta risolvendo un problema… ma Lei è una rondella di un ingranaggio… e per tale Lei paga il conto… salato, me ne rendo conto… ma doveroso. Quando domani si saprà che a Lei, povero zelante impiegatuccio, qualcuno ha rotto il culo… forse tanti altri Suoi colleghi zelanti e sinceramente commossi, chiederanno che sotto ogni cartella esattoriale ci sia una firma… non foss’altro per non fare la Sua fine… e magari, domani, tutti noi vessati sapremo a chi ricambiare correttamente il favore… Andiamo, forza, faccia l’uomo… o per parafrasare un grande del Pianeta come Clint Eastwood… Coraggio, su fatti inculare!”.

Vi prego, se mai doveste decidere di far questo… insistete ed enfatizzate le maiuscole di cortesia sul Lei, sul Suo/a.. sul Signore… ecco sì, esatto, chiamatelo Signore. Ci tengo sempre molto alla cortesia come sapete. E ricordate, quando verranno a prendermi incolpandomi di essere un cattivo maestro come un Toni Negri qualsiasi… che ogni volta che scrivo indosso occhiali a specchio, perchè voi, guardandomi negli occhi, possiate vedere ben chiara la vostra stessa sofferenza impressa nei miei. Peccato che quello che vedete siano solo “vetrine”. Il grande Michael Douglas, immenso in “Un giorno di ordinaria follia” ha purtroppo gli occhiali rotti ed è stato scelto non solo per curiosa assonanza ma soprattutto perchè altrimenti in onore al cit. di cui sopra, di un satana qualunque, avrei dovuto mettere un Massera, un Videla o un Pinochet qualsiasi. E mi stanno sul culo i comunisti, è vero, ma non tanto da credere che quelle tre merde succitate, come un Adolfo o un Benito qualsiasi, non siano, per l’appunto, sterco dell’umanità!

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Divertiamoci in sicurezza… il sesso anale questo sconosciuto!

A convincermi a scrivere questo post, qualche settimana fa, è stato il post letto per caso su questo blog da easylady… perchè c’è così tanta confusione in merito alla vicenda che… probabilmente è necessario porre alcuni punti fermi d’aiuto a lei ed a lui. Anche perchè mai si dica che proprio io, reincarnazione del Tinto Brass morto e sepolto dopo Così Fan Tutte… non abbia parlato del culo!

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Cominciamo con le ragioni per cui un uomo pare essere ossessionato dall’idea di fare sesso anale con una donna. Non ci perderemo troppo tempo, credete a me. Perchè le ragioni si riducono ad una, una sola, sintetizzabile nella espressione medievale dello Ius Primae Noctis. E la colpa, mie care signore e signorine, è solo vostra. Non mettete mai in testa al vostro partner le espressioni: “Buono lì che non l’ho mai fatto…”. E’ questo che attiva tutta una serie di lucette rosse nella testa del maschio di turno: il bisogno spassionato di essere il primo a guadagnarsi quell’ambito trofeo! Tempo fa fui chiaro nel dirvi che io da Babbo Natale avrei voluto in dono la fichetta… per provare di nascosto e solo una volta l’effetto che fa. Pur avendo il culetto certi esperimenti non li ho mai voluti fare perchè sempre e comunque ci sta un qualche cosa che ti frena: il terrore di scoprirti frocio, il terrore di scoprire che ti piace, il terrore di scoprire che è tutta ‘na roba di perversione cattolica che ti fa dire che “No, mamma mia, contronatura…”. Per cui non so nemmeno tecnicamente dirvi per bene che cosa si provi nel giocare a prenderselo a quel Biondoddio in quel posto lì. Sì, signore e signorine, avete ragione, io non lo so e non lo posso sapere. Però, per dire… so che sensazione si prova a giocare a metterlo lì. E posso garantire a tutti, anche a voi le donne, che non è mica tutto quel piacere irrinunciabile che vi facciamo credere sia. Anzi… come spiegavo alla signorina/signora easylady di cui sopra in un commento… “Non è nemmeno poi sta gran cosa”. Cioè… è un pelino più incasinato, un pelino più stretto, un pelino più da andarci coi piedi di piombo, un pelino più da farti venire l’ansia, un pelino più sporco, un pelino più puzzolente… un pelino più negativo.
Però è una questione di possesso… e ti vuoi mettere col possesso? Ti vuoi mettere con l’idea sempiterna che qualcosa è tua, te la prendi, nessuno te la toglie? No.. con questo richiamo ancestrale alla conquista, all’espugnazione, alla detenzione manu militari di un bene altrui nessuno può pensare di mettersi in competizione. E’ il maschilissimo spirito di competizione ad attivarsi, la consapevolezza che il tuo ex non t’ha avuta lì e tu sì… la certezza di aver violato anche l’ultima resistenza, il discorso che adesso tu sai che il tuo corpo per me non ha più segreti. E avanti andare!

Il rapporto anale è una comune e normale penetrazione, se non fosse che viene compiuta dalla porta posteriore. Qui sta il bello! Richiama concetti quali discrezione, clandestinità, intimità… per dire: se non entri dalla porta principale in casa, o sei il padrone di casa ed entri dove cazzo vuoi (possesso) o sei quello che si intrufola in casa per rubare o fare comunque qualcosa di sordido (possesso più morbosità… bello cazzo, bello!). Qui sta anche tutta l’omofobia strisciante nascosta dietro la non volontà di un uomo di provare a capire di nascosto l’effetto che fa. La chiamano NIMBY in sociologia… not in my back yard… non nel giardino sul retro… non in culo a me. Anche ‘sta storia che comunque il back yard è riservato aggiunge al rapporto anale eterosessuale quel pizzico di irrinunciabile trasgressione che ci permette di dire… NIMBY sì… ma siccome sei mia e ti voglio SITBY… Sì, nel tuo back yard sì… perchè sono io!
E se per dire, volete vedere per forza 50 sfumature di grigio, poi non potete fare tanto le preziose per una bottarella lì dietro… capisco la teoria Jungiana del dualismo umano… ma qui si fa la guerra, non umorismo malsano! E’ un cit clamoroso che indovinarlo vi fa vincere mille commenti pompino e potete chiedere a Lemniar se non sono serio!

Tecnicamente il primo rapporto anale, come tutti quelli che seguono, abbisogna di pochi semplici accorgimenti. Lubrificazione, delicatezza – almeno all’inzio eh che cazzo… possesso sì uno stupro alla Irreversible potete risparmiarvelo! – e pazienza, complicità e tutte quelle cose che fan bello l’amore. Altrimenti, per dire, se siete così fortunati da trombarvi Tory Lane o qualche altra grande della Terra… credo possiate divertirvi in sicurezza bypassando tutto quel che sopra c’è scritto. Ma in quel caso… l’amore c’entra poco… e temo per voi il possesso si declini solo sul raccontare che vi siete trombati una grande della Terra. Perchè quel trofeo è così superusato da valere a malapena il passaggio di proprietà dal notaio… e perchè tutti sapranno che la vicenda era già dall’inizio troppo più grande di voi.
Andateci piano… la prima volta e le successive… e sappiate che dopo poco potrete anche osare. Ma ricordate… non è che senza vi stiate perdendo tecnicamente poi nulla! Però, sì, lo so… vuoi mettere, guardarti dopo, guardarlo dopo e dire: “Roba mia!”… sì vi sentireste un Don Mazzarò o qualche altro volto celebre della tradizione verista italiana.

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I problemi sorgono quando il maschio medio decide che lì le cose si fanno per bene… secondo il suo perosnale ed insindacabile metro di giudizio… e decide in barba a tutte le leggi della fisica e della fluidodinamica, di conquistare l’accesso al back yard con le tecniche santissime dell’assedio di Magdeburg (20 maggio 1631) piuttosto che con un comodo grimaldello o lavorando di fino con lo spadino. Cosa si ottiene? Che nulla nel corpo di lei collabora, le urla e gli strepiti – più psicologici che fisiologici – giungono alla canera da letto degli anziani vicini che bussano minacciando di chiamare la polizia… il nervosismo monta, la pressione vascolare sceglie di concentrarsi altrove… e si può dire addio a tutto. Oppure, in alternativa… con la tecnica Magdeburg… quel che si ottiene è un trauma perenne che vi porterà ad esservi conquistata l’interdizione da quei privati uffici a vita. Bravi… vostro una volta e di nessuno per sempre. Vi pare affare giusto? E chi eventualmente viene dopo? Che sa che è stato di un altro e non può essere suo? Seminatori di discordie… per voi Dante ha previsto apposito girone… ed io nella mia personalissima Teogonia    ho messo su un ufficio che punisce questi crimini affidato al signor Acmet Pascià… chiedete agli ottocento otrantini in maniche corte e pantaloncini come ci si sente dopo essere passati per suo insindacabile giudizio. Non c’è CGIL che tenga!

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I problemi sorgono anche quando il maschio medio, sempre imbevuto di una serie di stronzate figlie dei giornaletti porno e della tradizione orale adolescenziale, si convince che lì dietro se non fa male vuol dire che sei rotta da tre secoli e mezzo e che di te ha avuto ragione già una banda di lanzichenecchi o per dire tutto il Battaglione Azov, Bob Malone o qualche altro grande della Terra. Lì scattano due paranoie: ce l’ho piccolo… non sei vergine. Avete ucciso un uomo, spingendolo tra le grinfie del demone della depressione e del demone dell’impotenza. Ricordate, quindi… probabilmente non vi farà male perchè alla fine se fatto bene il sesso anale non fa male… se fatto e se vissuto bene… però pure voi fate un po’ la vostra parte in questo GiUoco del sesso: “Ahi… ah, piano…”. Senò il vostro uomo è bello che fottuto!

Ricapitoliamo: il sesso anale è la dimostrazione che il comunismo ha fallito. La proprietà privata è una cosa bella, che appaga l’animo e se tenuta bene fa bene alla coppia ed ai singoli. Come tutte le cose belle ha bisogno di essere coltivata con coscienza, tecnica e la giusta dose di ironia e di bugie…
Come tutte le cose belle, attorno al sesso anale se ne dicono un sacco di fandonie. Come tutte le cose belle ci sarà sempre qualcuno che dirà di saperne più di te… e più di me… ma non è detto che quelle cose belle le abbia mai viste, provate, sentite. In senso eterosessuale provatelo liberamente, con i giusti accorgimenti e divertendovi in sicurezza. In senso omosessuale fate tutto quel che cazzo vi pare ma NIMBY!
Come tutte le cose belle… sarebbe bello sentire l’opinione della controparte… ma non credo ne arriverà una!

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Se la vostra donna vi doveste chiedere di andare a vedere 50 sfumature di grigio, prima pretendete il giusto ristoro del vostro diritto di possesso. Se fa la preziosa, niente film… visto e considerato voglio dire che… “Poi tu vuoi andare con Mister Grey?! E a me il sederino non lo dai?!”

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My First S@X Teacher… ovvero… Cosa si prova ad avere per compagna di vita… fidanzata o moglie, una professoressa?

Adesso provo a spiegarvelo… prima che c’arrivi l’Oltreuomo che gli ho fregato l’idea e mi sento un ladro che deve correre a nascondere la refurtiva… per poi mettersela in casa e con sguardo sornione come un bambino con il polso catturato dalla manetta burrosa del vasetto della Nutella esclamare: “Me l’ha infilato lì dentro Otello”. Ed Otello è il cane di casa.

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Partiamo dalla incomprensibile – al sottoscritto – definizione di Cuckold. Se questa cosa non la chiariamo prima e come base di partenza… tutto quel che mi sperticherò a scrivere mentre mi giro ogni 27 secondi a guardare le spalle in attesa che l’Oltreuomo arrivi da dietro e mi sfasci il cranio con una mazza vi apparirà oscuro, incomprensibile. Folle in una parola. Ma è così.

Il cuckold è quell’essere di sesso maschile che trova appagamento sessuale e piacere nel masturbarsi osservando la propria donna che a quel Biondoddio la regala al primo che capita… che qui chiameremo Bull. Strano il mondo della lingua della sterlina… cuckold è un cornuto contento, sostanzialmente… ma gli inglesi le corna le mettono in testa al Bull… cioè a chi incorna… a chi si tromba la signora sposata facendo cornuto il marito di lei. Già dimenticavo… gli inglesi guidano a destra.
Al cuckold quindi piace… e pure un casino… guardare la propria compagna divenire l’oggetto del desiderio e di tutto uno sfogo di umidi ormoni di altri uomini.

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Bene… se questo è vero… e ricordate che se una cosa la fanno nel mondo del porno si può sempre fare… ma se non vi piace la sensazione delle corna “don’t try this at home!”… e se è vero com’è vero – perchè c’è nel mondo del porno pure quello – che tutto quel mondo categorizzato alla voce “insegnanti”, “professoresse”, “docenti di sesso F” scatena nel maschio medio una concupiscenza che parte dalle innocenti mezzecazzette della prima media e arriva fino agli osceni e catartici segoni con fantasie di stupro sull’assistente porca che vi ha appena bocciato con un sorrisino a Diritto Commerciale 1, vi ha fatto partire militare (valido fino all’anno 2006) e poi gli avete pure messo il numero del cellulare o dell’interno della stanza su tutti i muri degli autogrill d’Italia con la scritta sotto “Insultami a telefono e godrò per te”… (a me non è successo… ma capisco chi si è massacrato tutto il massacrabile subendo quel torto e si è macchiato di rivoluzionarie ritorsioni come questa)…

… allora sappiate che nei tempi della Costa Italia, della Precarietà 2.0 e del Renzismo, avere una compagna professoressa o docente o insegnante equivale di sicuro a godere di un precario ma rispettabile stipendio in casa. Che non fa mai male. In compenso, sappiate che da oggi, con enorme sincerità e con una mano sulla coscienza, dovrete chiedervi ogni giorno e come al solito senza una risposta che sia sinceramente univoca, se siete disposti ad accettare che in cambio di questo aumento di stipendio, la vostra compagna entri a giusto titolo nel panorama delle fantasie erotiche di decine, forse centinaia di alunni. Se siete sostanzialmente disposti a dividervi il diritto di desiderarla e soprattutto immaginarla oscenamente esposta, possessivamente usata, sadicamente abusata, romanticamente deflorata da una banda di adolescenti col testosterone che deforma il di loro volto.

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Sentitevi liberamente dei papponi se la risposta che vi state dando in questo momento è “Sì, ma cazzo, porta i soldi a casa!”.
Sentitevi liberamente dei comunisti se la risposta che vi state dando in questo momento è “Sì ma vuoi mettere la sua soddisfazione professionale e la sua emancipazione!”.
Sentitevi liberamente dei cuckold potenziali se la risposta che vi state dando è: “Sì ma vuoi mettere tutte quelle belle storielle che mentre glielo butto io si inventa sugli alunni che la guardano…”.

Sappiate che My First Sex Teacher e siti analoghi non mentono e che siete non tanto dei cuckold potenziali quanto dei cornuti certi se la risposta che vi state dando è: “Sì ma vuoi mettere… ogni volta che scopiamo e mi racconta di come gli alunni la guardano… e ogni volta che mi racconta storielle su come gli alunni se la farebbero… mi vien voglia di riconsiderare l’esistenza del condizionale…”.
Ricordate sempre che il cuckold è quel cornuto consapevole e felice della propria condizione. Fatevi due conti, ora… mano sulla coscienza tutti voi… su!

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