Archivi tag: sonia

Dopo di Noi – 2.5

E sulla promessa di rivederci alla prossima puntata, Carlo Cracco fa andare i titoli di coda. “Che ti avevo detto Sonia? Visto? Quella vecchia puttana l’hanno sbattuta fuori a calci in culo, visto?”. Le parolacce di Marina sono uno dei sintomi della sua inguaribile sociopatia. Io adesso dovrei intervenire come ha spiegato il dottor Giunti. Tono fermo e severo, nessun compiacimento: “Marina, tutto quel che vuoi dire, puoi dirlo senza usare questo linguaggio!” e poi dovrei proporle una frase differente, socialmente accettabile. Ci sono momenti, però, in cui proprio non mi viene naturale correggerla: hanno sbattuto fuori Marzia e a me va benissimo… al netto del giudizio morale, due calci in culo a quella vecchia rompipalle li avrei dati anch’io. “Sì, Marina, sì… – ho il tono svogliato di chi sa di doverti riprendere ma proprio non ci riesce – adesso però ce ne andiamo tutti a nanna, eh? Avanti! Igiene e a nanna, tutti.”. Aspetto sulla porta che gli ospiti siano tutti usciti. Spengo la tv tirando fuori il telecomando dalla tasca del camice, nemmeno fossi Billy the Kid, disattivo meccanicamente le luci con la destra e mi chiudo la porta alle spalle. Loro entrano negli spogliatoi e si preparano ad andare in bagno per le faccende serali: lavare i denti, liberarsi, procedere all’igiene intima. Fare la guardia, anche in questi casi, mi annoia più che imbarazzarmi o altro. Le provocazioni volgari di Alberto, che non perde occasione per mostrarmi il “pisellone”, l’obbligo di vigilare su Riccardo perché non si dimentichi di lavarsi i denti e farsi il bidet, un occhio a Enza perché pisci nel water piuttosto che trattenerla e liberarsi a letto, durante la notte, con la scusa di stare più calda. Voglio dire, regola non scritta, l’infermiera di notte è quella che sbaglia e paga, se i letti finiscono pisciati. E c’è da diventare strabici. O pazzi.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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Dopo di noi – 2.4

Da una parte le due signore, Enza e Marina, quindici anni o poco meno di differenza, violento stato depressivo con caratteri di autolesionismo la prima, sociopatia ed ex tossicodipendenza la seconda, parecchio più giovane, reclusa tra queste mura come alternativa al carcere per spaccio di sostanze stupefacenti. Gruppetto più nutrito quello maschile. Vincenzone un po’ discosto dal terzetto partecipa di rado alla conversazione. È in piedi con Alberto, un ragazzo down di trentun anni che i servizi sociali hanno affidato alle cure di Villa Sole dopo la morte dei genitori in un incidente stradale. Devo sempre prestare attenzione, quando Vincenzone e Alberto parlano tra loro: i deliri sul fine vita dell’ex imbianchino scuotono non poco la sensibilità all’argomento dell’altro. Del resto, Alberto sarà anche down ma gli è abbastanza chiaro che: “Ba’ e ma’ sono morti, oh! Non tornano! Non dire queste cose brutte che li sogno e poi non è vero!”. Ecco, mi dico che dovrei intervenire prima che Vincenzone, ancora scosso dall’evento del pomeriggio, turbi la serenità del ragazzo. Invece lascio correre. Il mio rapporto con Alberto non è dei migliori. Mi rifiuta da quando ha capito che non posso sposarlo e portarlo via di qui. L’ha presa male: ha iniziato a trattarmi con freddezza. Oppure con una forma molto strutturata e imbarazzante di provocazioni, tutte quante a carattere sessuale. Secondo lo psichiatra della clinica, Mario Giunti, quasi trent’anni di servizio, è una reazione normale, che devo lasciar cadere con indifferenza. La fa facile: non è lui ad assistere agli amplessi rumorosi e sconcertanti che Alberto mi dedica tra i rantoli, ogni mattina, quando passo per aprire la porta e dare il buongiorno. Poi ci sono Riccardo e Donato, due signori anziani affetti il primo da Alzheimer in una forma molto aggressiva e il secondo da una blanda ma persistente schizofrenia, molto resistente ai farmaci. Secondo Anna un genio incompreso; a mio parere un caso davvero pericolosissimo e contagioso di sindrome delirante. Gli sto alla larga il più possibile: quel suo sussurrare in continuazione, parlare con gli oggetti di nascosto e quell’intuito che sembra gli permetta di leggere in anticipo ogni cosa mi destabilizzano. “Signori? Siete pronti a entrare nella cucina di Masterchef?” propongo ad alta voce sulla porta.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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Dopo di Noi – 2.3

Ciabatto lungo il corridoio tornando a fare mente locale sul palinsesto della serata. Escludere senza dubbio Mission Impossible che danno in onda su Rai Uno, saltare a piè pari la partita della Roma, evitare – con sommo rammarico – l’appuntamento settimanale con Alberto Angela e le sue scorribande nel tempo: adieu “Le ultime ore di Pompei”. Niente “Tre giorni del condor”, per nulla al mondo il fumettistico e definitivo “Sin City”. Assolutamente no per La7 e i suoi approfondimenti sociopolitici. Ballottaggio entusiasmante tra “Amici di Maria de Filippi” e le repliche della scorsa stagione di Masterchef 5. Credo ci piacerà come sempre Antonino Cannavacciuolo. Scendo le scale, spengo la luce del disimpegno e chiudo la porta. Gli ospiti sono tutti nella sala cinema, al solito divisi in due piccoli gruppi.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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Dopo di noi 2.2

La domanda che dovrebbe venire più spontanea, mentre risistemi il foulard a una vecchia ormai cadavere, dopo averle serrato la garza sterile sotto il mento, allacciandola sulla testa, per evitare che il rigor mortis la blocchi con la bocca oscenamente aperta, dovrebbe essere: “Quando cazzo è stato che mi sono abituata così glacialmente al contatto con un morto? Quando sono diventata l’essere così insostenibilmente cinico che sono?”. No, quella domanda proprio non viene fuori da sola. Devi cercarla e dire che sarebbe normale. Segno che, ormai, farsela non serve più. Sei questo: una stronza cinica, incapace di provare un minimo di empatia anche nei confronti di un’anziana paziente neppure così problematica come ti trovavi spesso a definirla o descriverla. Perché in fin dei conti, mentre ti assicuri che il nodo di garza intorno alla punta dei piedi tenga e non li faccia aprire e restare divaricati innaturalmente, ritorni agli ultimi giorni, quelli che nessuno sapeva sarebbero stati gli ultimi, della signora Buozzi. E ti capita di pensare che, alla fine, a piccole dosi e soprattutto dopo le ore di terapia della memoria, con le foto, gli oggetti, le registrazioni audio della rielaborazione dei suoi ricordi, vederla sorridere e raccontare qualcosa era anche un’esperienza piacevole. Eppure ti chiudi la porta alle spalle, ti attardi un attimo in più con la mano sulla chiave nella toppa. Chiudere o no? Se riflettessi un attimo in più sul gesto di serrare dall’esterno una porta, alle domande di cui sopra potresti rispondere: “Sonia, non è vero, lo sai anche tu che non sei la stronza cinica che dipingi tu per prima…”. Invece ti rispondi che per una volta puoi evitare di far girare la chiave e scattare la serratura, che per una volta puoi risparmiarti il giro fino alla suite numero quattro, senza pensare al fatto che lì dentro una persona che conoscevi e frequentavi da più di un anno non c’è più. Sei una stronza cinica o, almeno, lo sei diventata.

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Dopo di Noi – 2.1

Quel che dovrei ancora dire

La domanda che viene più facile, mentre pettini i capelli a una vecchia ormai cadavere, sulla barella d’acciaio dove l’hanno distesa e assieme a te l’hanno composta, vestita e preparata, non dovrebbe mai essere: “Stasera che danno in televisione di accettabile per la trasmissione in Sala Cinema?”. Abbiamo protocolli per la scelta dei programmi televisivi da trasmettere: no calcio – sì cartoni animati, no dibattiti di pubblica utilità – sì film per la famiglia; sono ammesse le serie tv che non siano contrassegnate dalla dicitura: “Bambini accompagnati”. Divieto assoluto per tutte quelle trasmissioni, film, documentari che possano stimolare o accendere aggressività o stati di eccitazione superiori al consentito. Tecnicamente dovremmo vigilare e intervenire anche per scoppi di emotività improvvisa, anche se giustificati. Sarebbe bene prevenire anche attimi di sincera commozione: non fanno bene al sonno sereno dei pazienti. Nel dubbio abbiamo il suggerimento di leggere con attenzione il palinsesto di Famiglia Cristiana, ritenuto affidabile nei giudizi e non eccessivamente castrante.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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Dopo di Noi 1.6

Attimi, decine di secondi, mezzi minuti in cui cerco di respirare basso basso, per evitare che il rumore del mio rifiatare mi freghi. Attimi troppo lunghi da passare senza portare con sé ansia, cuore a palla che sale di volume e t’invade le orecchie. Devo distrarmi, razionalmente. E allora rimetto in ordine quel che è successo, nel proverbiale “Com’è che è cominciata tutta questa storia?”. Di certo potrebbe tornarmi utile a ricostruire le ultime azioni e ricavare dettagli indispensabili per farmi venire in mente una strategia. Magari anche per cercare le risposte a quelle domande così banali eppure così dirimenti. Che so, tipo: “Com’è che Linda Buozzi, che solo ieri pomeriggio era morta, è tornata indietro ed ha cominciato a sciamare per gli ambienti della zona notte dopo aver squarciato a morsi il collo di un omone come Vincenzone?”. O meglio ancora: “Se questo non è un sogno, e non è un sogno… se questo non è un film, e non è un film… esattamente chi o cosa ha trasformato la Residenza per disabilità psichiche Dopo di noi – Casa Villa Sole nel palcoscenico di un b-movie scadente e truculento?”. Ce ne sarebbe un’altra ancora più interessante, ma ammetto che rispondere a quest’ultima complicherebbe un po’ le cose: “Quel che sta succedendo tra queste mura è il celebre caso isolato oppure all’altro mondo hanno chiuso i battenti per sovrannumero e i morti tornano indietro anche là fuori?”. Smetto di farmi domande. Lì fuori, oltre la porta, non sento suoni, non ci sono rumori. Per sicurezza resto un attimo ancora qui dentro, al sicuro. Rimettiamo in ordine le cose, vi va?

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Dopo di Noi – 1.5

Mentre mi meraviglio di quanto sangue possa venire ancora fuori da un corpo rimasto morto per ore, mentre mi scopro a toccarlo con la punta del piede, in modo rude, per essere sicura che, almeno questa volta, la signora sia davvero trapassata, rifletto sul fatto che le chiavi sulle grate alle finestre e ai balconi sono tutte nel primo cassettino della mia postazione. Le inferiate devono tassativamente restare chiuse, in assenza di personale: un piccolo compromesso con il senso di libertà degli assistiti che ci tiene al riparo dalla tentazione, a volte dispettosa, in agguato, di fare un salto giù dal primo piano nel giardino per vedere di nascosto l’effetto che fa. Considero che nelle stanze degli spazi comuni, giù al pianterreno, ci sono altri cinque pazienti terrorizzati, chiusi lì dentro, probabilmente nella sala relax con Marco che – lo spero davvero – dovrebbe essere ancora lì a provare a tenerli buoni. E mi rendo conto, non senza che la proverbiale gocciolina di sudore mi coli lungo la tempia e si perda sul collo, gelida, che fuori dalla porta dei bagni degli uomini, da qualche parte tra il corridoio comune e la suite numero quattro, dove l’ho lasciato, dovrebbe esserci Vincenzone. O quel che ne resta. Oppure, ancora, quel che è tornato indietro, del colosso che si crede Gesù o un suo miracoloso emulo. Resto in silenzio. Provo a isolare in un angolo buio, in un cassetto abbastanza profondo, le urla e le grida di terrore che arrivano dal piano inferiore. Provo a ricercare il silenzio. Impresa difficile. Ma aguzzo l’udito, addrizzo le antenne e cerco di capire se qualcosa rantoli, respiri, ciabatti, si muova nel corridoio qui fuori.

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Dopo di Noi – 1.4

Almeno, ieri, alle venti e quarantacinque, mentre facevo partire il film della sera nella sala cinema, dopo quelle due ore e mezzo di strapazzo infernale, credevo di poter dire che sarebbe andata proprio così. Mi sbagliavo. Tutto quel che vi ho appena raccontato, ora mi appare così insensato. E mi fanno uno strano effetto, m’inquietano, le parole scritte sul contratto: tempo e indeterminato. Come mi prude fastidiosamente dietro la nuca l’idea che anche la biologia, per come la conosco, non sia poi quella scienza esatta che credevo. Non potrebbe essere altrimenti, di fronte al cadavere di Linda Buozzi, che ho dovuto rimettere a dormire, spero definitivamente, con una serie di colpi di mazza da baseball ben assestati sulla testa. C’è sangue dappertutto: sulle mani, sul viso, sulle lenti di plastica degli occhiali di sicurezza che indosso sempre quando mi tocca qualche intervento un po’ più energico – vuoi mai, il sangue negli occhi? C’è sangue dappertutto e puzza. Mi permetto di rimanere un pochino scossa, ascolto il respiro affannato dalla corsa, dalla paura, dalle botte suonate e risuonate su quella testa, forse oltre il necessario. Resto ancora un attimo a cercare di pensare; non vi spiace, vero?

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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Dopo di Noi – 1.3

Mezz’ora di tentativi. L’assistente sociale che mi chiede cosa dare ad Anna per calmarla, io che ho appena attaccato e maledico Franca, la mia collega in malattia, che proprio oggi mi ha chiesto di sostituirla per un dodici ore da sballo che incolla assieme il suo diciotto-ventiquattro e il mio zero-sei. Io che devo pensare a calmare Vincenzone, ex imbianchino quarantanovenne, un coso enorme alto uno e ottanta e ormai lievitato ben oltre il quintale, sindrome paranoide e delirio mistico strutturato, che avverte proprio in quel momento l’urgenza di rendersi utile rianimando Miss Linda con il solito, vecchio metodo del “Lazzaro, alzati e cammina!”. Io che smadonno, passo mezza compressa di Tavor per Anna e preparo un “bicchiere d’acqua – dai bevi Vincenzone – bevi che sei tanto agitato – fai un bel respiro” corretto al Serenase. Il sedicente uomo dei miracoli se la beve, in ogni senso. Caso chiuso? Verrebbe da dire sì, con il Dottor de Palma che sistema la salma sulla barella assieme a Lino, OSS di cinquantasei anni con il vizio del Campari bitter. Verrebbe da dire che a giorni la suite numero quattro sarà di nuovo libera. Verrebbe da dire che, terminate le tristissime incombenze funebri, leggi lavare la salma, rivestirla, pettinarla e profumarla, fasciare i piedi con la stessa garza sterile con cui serrerai la mascella facendo un bel nodo sulla testa, potrai richiuderti la porta alle spalle senza pensare a chiudere a chiave, per una volta. E domani non resterà che riaprire la porta ai parenti, lontani, che vorranno farle visita, forse. Sicuramente a quelli delle pompe funebri, che accomoderanno la salma nella bara e passeranno in amministrazione per le pratiche e i pagamenti di rito. Verrebbe da dire che dopodomani la suite quattro sarà di nuovo disponibile.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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Sonia, new model

Set a cui sono molto affezionato… quello di Sonia e Miriam alle case dell’Ente Bonifica murgiano è un set che farò girare a breve con qualche foto…
Lei è il viso che ha ispirato Sonia Carelli di Dopo di Noi…
Non è così stronza, però!

Nikon d5000
Spinazzola (BAT)

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