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Ci andrò con te, in Giappone! Che poteva anche chiamarsi: Le ansie sono gabbie dorate… ed i pezzi dei puzzle hanno incastri precisi

Io non sono cattivo, mi verrebbe da dire… è solo che mi disegnano così. Mi disegnano come un pezzo di puzzle da mille tasselli. Sono mille lì dentro. E nessuno è uguale all’altro. I pezzi del puzzle da ventiquattro pezzi sono grandi, enormi. Sembrano tutti così grandissimi che metterli insieme è facile, sempre. Eppure anche loro, con i loro spigoli e con le loro anse, sono unici. Semplicemente, in una scatola da ventiquattro pezzi facili facili, trovare la combinazione è un gioco da ragazzi. O da bambini di quattro anni. Io a quattro anni facevo i puzzle della Disney in confezione da ventiquattro pezzi. Mille è più facile da scrivere di ventiquattro. Mille è un numero rotondo. Eppure le confezioni millepezziravensburgerfacilifacili non lo erano per niente. I pezzi sono più piccoli. I concetti di grande e piccolo sono relativi. Io sembro grande a tutti, grandissimo. Non è così. Se fossi un pezzo grande di un puzzle sarei facile, ma facile davvero. Invece sono piccolo, piccolissimo. Esistono puzzle da duemila pezzi? Duemila è più difficile di mille. Da scrivere. Da assemblare.

Ed io lo so che è difficile, così difficile da credere e da chiedere, ma non esiste posto più bello, per me, da dividere con chi ha spigoli compatibili, che il Giappone. Non esiste nulla di più bello che i Macachi delle Nevi di Hokkaido, che sono come me, teneri, sonnacchiosi e pagliacci. Vorrei vederli con te, se sei all’ascolto ed hai spigoli compatibili, proprio con te che come me hai gli spigoli… a differenza loro, che sono così morbidi e possono giocare nella neve tutto il tempo.

Io ho troppi spigoli. O forse un solo spigolo ed una sola ansa. Non simmetriche. Il mio spigolo è grosso grosso e pronunciato. Il mio spigolo è di quelli enormi. Non è ansia da dimensioni, ma mera constatazione che quella precisa protuberanza, quel promontorio così bello e seducente del mio essere creativo, inafferrabile, sfuggente, terribilmente sulle sue o terribilmente sui palchi al centro dei palchi al centro dell’occhio di bue che si piazza al centro dei palchi… poi proprio come i cazzinculogravissimi… trovare un posto dove metterlo senza far male diventa complicato. Anse così capienti intorno non ne vedo.
E la mia ansa è piccinapicciò, come la signorina Minù dei cartoni animati. Come la Balena Giuseppina che stava nel bicchiere sul comodino a fianco al letto. Quell’ansa stretta stretta si chiama “disponibilità nei confronti dei compromessi col mio tempo e modo vita”. Quell’ansa si chiama disponibilità a rispondere al telefono, ai contatti col mondo, alle richieste di appuntamento, alla precedenza non tanto agli incroci stradali quanto a quelli delle vite. E la mia ansa si chiama ansia altrui che sono disposto ad accettare. Per essere più precisi “livello dell’ansia altrui che sono disposto ad accettare”.

E ti sembrerà ancora più strano, ma, se sei all’ascolto, se stai guardando… fatti un bagnocon me in quei colori. Ci andiamo… se scegliamo di dividere un bel po’ di tempo è lì che andiamo, dall’altra parte del mondo, dove lo sciacquone del cesso gira comunque in senso antiorario… ma i colori sono tutti diversi. Non ci credi che voglio scattare a colori? Sì, perchè mi piacerebbe metterci anche i tuoi, lì dentro.

Un ingegnere vive di certezze granitiche, di tempo e spazio che sono cose chiare e inconfondibili… chi crea, chi inventa, chi scrive, chi esprime attraverso mille canali possibili, non può vivere di certezze. E’ l’incertezza per dogma, è l’irrazionale per principio. Perchè si mette in discussione ad ogni virgola, ad ogni scatto, ad ogni passo sull’asse del palcoscenico… e dal mettersi per se stesso in discussione riceve nuovi spunti e nuovi stimoli. Chi crea non si bagna due volte nello stesso fiume. Chi crea è il fiume. Chi vive di ispirazioni, momenti, lampi, non ha tempo per chi chiede tempo, non ha sicurezze da donare, non ha programmi da scrivere. Non ha ampolline indistruttibili dove riporre ansie da “Dove sei finito? Che vita fai? Perchè non rispondi?”.  Chi crea va afferrato come l’aria che egli stesso cerca, come il respiro che sembra sfuggire a chi crea. Non si può mettere l’aria in scatola. L’acqua che sgorga e che metti sottovetro è morta nel momento stesso in cui la tappi. Ed io non so morire. Non ora.

E se ancora stai leggendo e ci credi, se credi che gli spigoli che abbiamo siano compatibili, vieni a chiudere gli occhi con me in quei tramonti dove il tempo non esiste. Ti leggerò una favoletta antica e nera, ti leggerò “La più grande balena morta della Lombardia”, tutto d’un fiato. E ti accorgerai che la storia della “tutina della chicco per uscire nel nulla assoluto” è tutto fuorchè una leggenda. Che quella tutina è la verità… è lo spigolo di cui ti parlavo. Hai un’ansa, un cassetto, dove conservarla per me quando mi fermerò da te?

Io non sono cattivo, è che mi sono ritrovato a disegnarmi così. Io sono un pezzo di puzzle mille pezzi. La Ravensburger, azienda leader nel settore del puzzle, garantisce la assoluta combaciabilità dei suoi pezzi ed assicura che esiste sempre un incastro corretto corrispondente Si tratta di trovarlo. E di cucirmi addosso un bel cartello: “Accetta, accetta che io sia aria. Accetta che ci siano giorni di bonaccia morta, accetta la Bora che potrà spirare. Accetta di dovermi cercare e trovare come nelle giornate estive e dopo accetta di non volermi tra i capelli in ogni momento. Prendimi – se ci riesci – e trattienimi inafferrabile come sono. Posso scegliere di fermarmi ad accarezzarti… e posso scegliere di farlo per tanto e tanto tempo… ma davanti alle gabbie, alle pareti, all’aria che manca nel petto, accetta che io fugga via, terrorizzato e lasciami andare Perchè compresso puzzo di stantio, di chiuso. Perchè stretto tra quattro pareti fuggirò, appena avrai bisogno di aprire una finestra, per cambiare un po’ l’aria!”.

Li vedi quei colori? lo senti dentro questo invito al viaggio? In Giappone le cose vanno via veloci, anche, se cen’è bisogno. In Giapoone la vita sa correre inafferrabile come le luci e sa fermarsi a farsi mangiare, senza grandi sapori, per carità… esclusivamente con lo sfizio dei colori, ordinati, pezzettiniquadratinibellissimi
ed assieme a loro i sapori decisi nascosti nei colori pastello dello zenzero e del wasabi… che sono così delicati che mai diresti!

Una sola cosa, ti prego… i miei spigoli.
Perdonami… i miei spigoli.
Non perdonare loro, perdona me…

Accettali… sono quelli che mi mi fanno pezzettino… millepezziravensburger tra novecentonovantanove altri.
Oppure fammi un sorriso, scusa… e va bene così!

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