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Ancora stazioni… Lomografie della primavera 2011

Allora, scattare in lomogafica mi rapì nel lontano 2011… era una esperienza nuova e mi permetteva un distacco fortissimo dal digitale che all’epoca imperversava. Per un po tutti ebbero la mia stessa idea, fortuna i filtri e una serie di applicazioni stanno riportando all’ovile della iphoneografia tanti hipster improvvidi e tra poco torneremo all’analogico solo quelli davvero interessati al concetto.

Qui qualche gioco e qualche scherzo fatto con le doppie e le multiple impressioni nella stazione ferroviaria di Giovinazzo. Guardare adesso questo materiale mi da noia… devo trovare uno studio fotografico che faccia uno sviluppo serio e coscenzioso dei miei materiali… in alcuni casi l’operazione è stata condotta malissimo. Ma anche questo è il bello della lomografia.

Materiale realizzato con Diana135mm, Holga 120mm ed Holga 135mm (una delle più versatili compagne di viaggio lomografiche)

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Bisettrici realizzate sovraesponendo fronte retro i binari: Diana135mm

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Sottopasso in Diana 135 con pellicola XPro, ossia sviluppata con procedimento normale pur essendo una diapositiva. so che senza un buono studio di sviluppo si rvela davvero problematico, sebbene il risultato sia angosciante il giusto

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Binario Morto e 20 (il medio formato restituisce dei dettagli fantastici a volte. Adorabile vignettatura di sfumato intorno.

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Holga120 in bianco e nero nativo. Inutile, il mio materiale preferito. Doppia e con prospettiva a fuggire. Questa foto rende tantissimo, anche stampata, pur nella sua malinconicità assurda!

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sc003c5c89Marinettianamente mi piaceva l’idea di rendere quel che si vede da un finestrino del treno se si guarda di qui e di là… Impietosa la luce è scesa tanto tra primo e secondo scatto! Sgrunt!

 

 

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I miei binari… 4/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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I binari morti sono spesso la cosa più triste che ci sia.. a meno che tu non sappia ricontestualizzarli o decontestualizzarli. Mi piaceva molto la linea d’ombra così contrastante con il gradino, mi piaceva l’alternanza…

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E’ qui che ho provato a ricontestualizzare il binario morto in un punto di partenza che guarda lontano. E mi ha dato subito l’idea di una pista da lancio per razzi da sparare in orbita.

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Poi ho guardato un po’ più in là, in un piccologiardino abbandonato. E c’ho trovato dentro questo vecchio recinto per siepi. Mi ricordava i dilemmi complottisti di cerchi di grano ed atzechi alieni… e l’ho voluto scattare.

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Proprio come questa composizione ritmica che non significa nulla nell’economia del set ma è un motivo neoclassico che si ripete spesso nelle nosre stazioni e volevo vedere se riuscivo a scattarla bene. E devo dire che il risultato mi soddisfa.

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I miei binari… 3/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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Ancora una composizione, questa volta con il taglio verticale, sull’uso delle linee. La convergenza mi piaceva come effetto, per i binari, ma essendomi imposto di usare solo il grandangolo in spazi grandi, per imparare a sfruttarlo al meglio, ho scelto di raffigurare questa sorta di scala che ad un certo punto si biforca verso il cielo, lasciando bivii, prospettive differenti, fughe diverse.

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Questa immagine mi piaceva molto, il senso di rottura dell’unicum dei binari, il senso di desolazione del piazzale, i due alti alberi a richiamare fronteggiandosi lo stesso vuoto denunciato in campo medio. Una assenza che spaventa.

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Ho fatto qualche passo e cambiato angolazione, cercando spre una composizione quanto più geometrica possibile.. a togliere l’ansia da horror vacui e provare a regalare la speranza di un abbraccio. Tentativo poco riuscito ma foto che mi piace tanto.

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Questa scritta non poteva non stuzzicarmi. Ludicamente l’hoinserita proprio per questo blog e per voi… per ricordqarvi che Gesummaria c’è sempre… anche nelle forme bestemmiatorie di chi non li conosce!

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I miei binari… 2/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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Il primo è uno scatto rubato all’inconsapevole Iolanda che mi aveva a “Aspetta… fammi passare!”. Ma io niente. La gente che fugge, che corre, che s’affretta… a me è sempre piaciuta. Ed allora ho sparato una piccola esplosione per scomporre ancora di più e dare quel senso soggettivo di fretta. Sì, l’avrete capito: scoppiare le immagini ha un forte effetto terapeutico a volte per me!

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E così ho scoppiato anche questa, cambiando solo leggermente l’angtempo perchè il senso di sprofondo nel corridoio fosse più violento.I corridoio vuoti mi piacciono perchè creano scomposizioni ansiose.

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Girovagando ho trovato questa piccola epigsu un muro. Nulla che avrebbe normalmente attirato la mia attenzione se non fosse per quel numero due, lì vicino, a suggerire una seconda possibilità, un nuovo tentativo. E così ho scattato. Leggo molta voglia di didascalico nei miei ultimi scatti. E’ tanto che non faccio ritratti… oddio spero di farne tanti a breve, ma… mi piace comunque questa nuova dimensione.

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Ed eccomi ad un vecchio classico delle mie foto: far scoppia binari fingendomi un treno che ha deragliato. MI piace e mi aiuta molto ad elaborare gli esercizi di composizione sulle linee e sui punti di fuga. Ma alla fine è uno scatto di una banalità allucinante!

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I miei binari… 1/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

SSpir16Ci sono luoghi che conservano anche in piccoli dettagli il fascino ed il mistero del tempo che vissero. Ma più ancora, a volte, di fronte a quelle reliquie, mi piace fermarmi a guardare cosa sia successo d’intorno. Guardare il verde di una vegetazione che si è reimpossessata dei suoi spazi… e lasciar bruciare tutto intorno o lasciare che le reliquie che hai scelto per quella giornata restino un attimo sullo sfondo.

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Qui invece ho lasciato alla rotaia il ruolo di protagonista, a tagliare idealmete in due il fotogramma. Non è una foto correttamente composta ma mi piaceva troppo questa idea di caos che comunicava, tenendo il rudere sullo sfondo. In quest’ultimo periodo le composizioni dal basso che fanno salire il livello di tensione mi attraggono molto.

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Oh ecco, poi ritornano le scritte. Questa volta tracciate sul muro, come dichiarazioni di sperticato e post-moderno amore. Roba pubblica in posti pubblici. Cose impegnative. Finchè il muro non si scrosta of course. Io di quella vita passata non ho altri dettagli… ma guardandomi mi piaceva molto quel catafalco abbandonato, quell’elettrdomestico distrutto ed abbandonato proprio sotto quella scritta.

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Infine, proprio a chiudere tutto come una porta enorme che si schianta sulla scena, come un monolite da custodire gelosamente, l’involucro vuoto ed inaccessibile della vecchia stazione. Su un sito che monitora questi luoghi dell’abbandono c’era scritto e fotografato che avrei trovato anche il palo della linea elettrica. Mancava all’appello, purtroppo. Dettaglio trascurabile, rispetto alla delusione comunque enorme di non aver fotografato di quel luogo molto di più.

 

 

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Alle volte ci sono cose complicate per essere scritte…

Ed allora quelle cose vanno poi dette… e credo si attenda e sia normale attendere con tanta ansia il momento in cui quelle cose verranno dette, verranno comunicate. Ed allora adesso mi guardo in attimo dentro e vi racconto una cosa… vi racconto come ci si sente, vi dico di quando l’ansia acchiappa e fa fare cose strane. Perchè e solo perchè spesso ci si dimentica qual’è stata la prima volta di una di quelle esperienze… ci si dimentica come le cose cominciano, ci si dimentica il perchè… oppure ancora non lo si conosce!

attacchi di panico

Si potrebbe cominciare dalla sala d’aspetto di una grande stazione italiana, tipo, che so, fate voi… immaginatevi Roma. Ecco, immaginatevi Roma di marzo, a pomeriggio… però d’inizio marzo. Piovoso oltretutto, ma poco… mettiamola così, piovigginoso. E mettete che c’è uno che sente piano, molto piano, una scossa di ansia mentre esce dal policlinico di Roma su Viale Regina Elena… dalle parti del dipartimento di psichiatria. Ma non è paziente, no, studia lì.

Cammina lentamente, quasi godendosi la pioggerellina che cade sottile. Sì, è uno allergico agli ombrelli. Non li porta con se. E allora tira su ul bavero dell’impermeabile da sbirro non proprio della narcotici, calza il cappuccio che quell’impermeabile curioso ha abbottonato dietro e cammina. E sente quella stretta nello stomaco ma si dice che passerà, basta stare tranquilli, camminare un pochetto e tutto si aggiusta. Invece…
…invece no! Perchè quell’ansia cresce, invece. Quella stretta allo stomaco da essere gentile diventa sempre più forte. C’avete presente quando bussate e sapete che chi cercate è in casa? Beh, cominciate a bussare più forte. L’ansia fa così, fa la stessa cosa: bussa prima con una stretta gentile, poi strizza sempre di più e diventa un casino gestirla. Perchè comincia a far male, comincia ad essere onnipresente quella stretta, comincia a diffondersi pian piano all’intestino ed all’esofago. E così si comincia a tossire, tossire con qualcosa che preme e sembra volersi far largo: conati di vomito.

panico

Adesso sotto il cappuccio, tra la pelle e il tessuto impermeabile del bavero del colletto, sente imperlarsi la pelle di goccioline di sudore freddo. Il sudore freddo lo senti molto più di quello caldo, accende immediatamente una spia dentro di te… nella tua consapevolezza che quei brividi che senti te li sta donando proprio quel sudore che normalmente dovrebbe comunicare caldo. E sei arrivato nei pressi della galleria della stazione… e sai che tra poco passerai nel grande piazzale, dovrai raggiungere l’ultima piazzola e sarai finalmente sul mezzo che ti riporta a casa. Invece…
…invece no, perchè quella stretta si sta fa  cendo insopportabile. Ed allora decidi che la cosa migliore da fare è farla passare guardando le vetrine. Guardando le vetrine, fumando una sigaretta, magari guardando la vetrina della Libreria che c’è lì nell’androne delle biglietterie. Cerca un libro, uno solo, molto, troppo importante… chissà se lo ha finito, poi di leggere… cerca “Amore Mio Infinito” di Aldo Nove. Invece non si trova quel libro nella vetrina. La copertina la riconoscerebbe tra mille e quella non c’è. C’è la balena di plastica di “La più grande balena morta della Lombardia”… ma i due bambini pupazzetti che si guardano, quelli no, non ci sono. E di colpo la stretta sta diventando insopportabile. Ed allora si concentra… e fissa le copertine. Tutte, quelle dei thriller italiani, quelle dei noir italiani… in cerca di qualcosa di nuovo uscito. Così, per distrarsi.

Invece piomba tra tutte quelle copertine. Finisce ubriacato dalle lettere, finisce sommerso dai nomi e cognomi. E in quei nomi e cognomi non ritrova più il suo… non sa più come si chiama, non sa più chi è non sa più dove si trova, non sa che ore sono… niente. Vuoto, buio… e paura. Una paura totalizzante. La paura di avere paura. Si rifugia così nella prima caverna sicura che trova: la sala d’aspetto. Si siede. Mette a terra la ventiquattr’ore. Resta fermo, immobile. Essere lì seduto lo tranquillizza. In una sala d’aspetto si aspetta, infondo. Che cosa vuoi che succeda? Chi vuoi che ti fermi e ti chieda qualcosa che ti costringe a ricordare che non ricordi? Resta lì fermo, immobile. Adesso non sa nemmeno perchè.

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A salvarlo, dopo un pochetto di tempo, per l’esattezza 2 ore e 20 minuti… secondo più secondo meno, è il trillo del suo telefonino, la suoneria che indica la chiamata in arrivo. Apre la giacca, cerca il telefonino. Sente la rassicurante vibrazione, guarda il display: “Mamma”. Apre la comunicazione, sente la voce… di colpo utto va a posto. Di colpo il circolo dell’ansia e della paura e del panico si spezza. Parla… ricorda. Chiude normalmente la comunicazione. Si alza… si ricorda il suo nome, ricorda dov’è, ricorda perchè… si alza in piedi… il tempo dell’attesa è finito. Esce nel piazzale, senza curarsi di riguardare la vetrina della libreria. Lo farà domani, magari. Esce e sta piovendo. Piove forte ora. Non calza il cappuccio… perchè sente le lacrime invadergli gli occhi, debordare sul viso. La pioggia val bene a mascherare… Ancora a tutt’oggi, ad anni di distanza… pur rimanendo gli stessi i sintomi… le ansie e le loro motivazioni cambiano. Se dovessero chiedere oggi il perchè di quello scatto di panico – il primo – credo non saprebbe darvi una risposta!

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E niente le parole non escono e quindi passo la parola alla musica… e mi ispiro al mood di Ferrovie Delo Stato, oggi, visto il cit di stamattina!

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E siccome serve una immagine perchè senò sulla pagina FB del Blog – che su FB è rivista – non mi carica una immagine ho deciso di postare una delle mie lomografie – cioè foto artigianali fatte a cazzo, ma non è vero perchè le mie sono sempre tentativi di cose pensate – carico una foto con un ringraziamento enorme ad una modella fantastica. Una delle mie preferite di sempre. Confidandovi che io quella chiacchierata co prof X capire l’opportunità nei prossimi giorni del chiarimento l’ho fatta… ma riservandomi di parlarvene lunedì o martedì… perchè sono molto confuso ancora! Proprio come questa immagine che sembra un sogno che parla di bilici in stazione dopo aver sentito che è vietato oltrepassare la linea gialla… e che racconta dove sei e come ti senti, dove vuoi andare… e però il destino è una meta lontana e devi stare attento a non cadere e a non prendere il binario sbagliato… che il treno fa presto ad arrivare!

“…trovare i binari
per farsi investire…”

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