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Nello stomaco, nella testa…

“Oh, il mio pensiero è pieno di scorpioni, moglie mia!”. Lo dice Sir Macbeth sua moglie, per giustificare la follia che cresce, la brutalità che avanza, la crudeltà che prima non conosceva e che ormai sembra la sua unica compagna. Ci sono giorni interi in cui non ho pensieri pieni di scoprioni… ma li sento, nella testa, quegli scorpioni. Ci hanno fatto un nido ben nascosto. Non è un nido irto di caiverie, ma di fredda determinazione. Non è un nido atroce, semplicemente un buon fortino, dal quale muovere la conquista di spazi di libertà, spazi di autonomia, spazi di rivendicazione. E fare anche qualche piccolo peccatuccio che male non fa! Accettare il bimbo cattivo che abbiamo dentro fino ai novantanove anni ed oltre, è sempre un bene. Tanto lui sta lì… e prima o poi… se non gli dai i suoi spazi, se li prende in modo anche molto molto determinato!

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Poi metto una mano sulla pancia, lì dove sento vibrare, lì dove sento scuotere. E scopro un prato fiorito, pieno di farfalle. Dovrei odiarle le farfalle. Massimamente per una frase oscena, sulle schiene che son sempre più piene di farfalle dei prati, pronunciata su una schiena dove una farfalla ha… forse aveva… una antenna a forma di D. E poi per la loro assurda, inconcepibile delicatezza. Qualcuno ha detto che morta l’ultima ape, il mondo si avvierà rapido alla conclusione. Io di per mio è tanto, troppo, che non vedo una farfalla svolazzare. Ad ottobre scorso mi stupivo, in telefonate che finivano all’alba, di come in un’altra parte d’Italia, alle sei di mattina gli uccellini io li potessi sentir cantare nel telefono. Io che al massimo avevo il tubare – dovrei dire il muggire a volte – dei colombi. Oggi mi stupisco del fatto che le farfalle io non le veda più, che mi fosse dato vederle solo sulla pelle di una persona, sul braccio, sulla schiena. Mi ricordo che mi dissi: “Ad un figlio glielo spiegheremo facendo vedere le braccia delle madri… che tutte si tatuano almeno una farfalla!”. Io le ho nello stomaco… e non è un problema se ne stiano lì.Non le scaccio. La new wave della creatività di cui mi nutro ultimamente non cozza con l’idea che assieme possano convivere nello stesso corpo, il mio, scorpioni e farfalle. E’ un bene. E’ un bene ci siano il fanciullo che si emoziona e corre incontro alle nuove conoscenze, alle vecchie esperienze, alle gioie. E’ un bene ci siano scorpioni pronti a difenderlo.

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Mi chiedo, però, adesso ed ora… in tutto questo il cuore dove sta? In una inconsapevole e freudiana rimozione collettiva ho trapiantato altrove il mio cuore evidentemente. Riguardo alle cose scritte fino ad oggi, rimettendo in ordine le cartelle dei racconti inviati, tanti… ne rileggo alcuni, cerco i passi che ricordo meglio. Di cuore non ho mai parlato. I miei personaggi hanno sempre programmato e sentito nella pancia e nella testa. Sentivano il battito del cuore pulsare nelle tempie, avvertivano violente scosse all’intestino ed allo stomaco. Spazio per il cuore non ce n’è mai stato. E’ forse per quello che non lo vedo? O più probabilmente per una questione diversa, differente. Forse il cuore entra in gioco solo quando il sistema centrale accetta che le farfallle c’abbiano visto giusto, solo quando gli scorpioni abbassano chele e pungiglione.

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Nella testa ho un nido di scorpioni… ma se hai occhi puliti puoi anche azzardarti ad accarezzarli. Non ti faranno male. Nella testa ho un nido di scorpioni… E farfalle a frullare maleducate nello stomaco. Impertinenti. Il cuore è al centro, più giù degli scorpioni che sorvegliano, più su delle farfalle che lo fanno volare… Il cuore è la serratura tatuata sulle labbra dei teschi e sulla gola delle madonnine. Il cuore è un contabile… il cuore è una cassaforte.

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Il triangolo è completo…

Si completa con la figura sulla spalla destra la carrellata sul tittico del tatuaggio o tattoo che ho fatto sulla schiena. Il rovesciamento del simbolo triangolare è un riferimento jungiano non tanto alla dualità dell’animo umano quanto e più precisamente alla Grande Madre, colei che da la vita come Demetra e Iside simboleggiando fertilità e rinascita… a destra, oppure la distrugge e la smembra come Ecate, Persefone e le Erinni… a sinistra. Il vertice basso di questo triangolo, coincidente con il coccige, è il crogiuolo in cui tutto decanta e viene a trattenersi e ridigestarsi… ma sostanzialmente ponendo le Erinni a sinistra e Demetra a destra, corrisponde a Sofia, ala purezza del rapporto con il femminino universale. In un amore che, proprio perchè interspecifico, non si sublima nel gesto più istintivo della passione, bensì in quello più ragionato della cura e del dono per il dono. Ecco perchè il vertice basso vede Maggie. Ecco perchè il vertice sinistro vede l’affetto carnale e spirituale passato.

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A destra un orso molto stilizzato. Richiamo della civiltà russa. Come omaggio al tratto siberiano scelto. Nella tradizione Russa la Madre stessa è dipinta sempre come un’orsa. In una società rurale e boschiva come quella siberiana, il lupo e la lupa hanno significati profondamente distruttivi e negativi, mentre la cura, l’affetto e l’amore materno sono simboleggiati dalla forza distruttrice dell’orsa. Proprio come l’Orsa, la madre difende i propri cuccioli, bada alla cura del branco, protegge dal Male.
Benedice, con la zampa sinistra che si alza nel simbolo del tre, come da buona tradizione iconografica ortodossa. Resta ferma in primo piano retta, come da tradizione bizantina, non proprio frontale, senza mai volgere le spalle. Guarda verso destra non solo per una questione di equilibrio dell’immagine e di simmetria ma anche e soprattutto perchè continua a distendere in modo discreto la propria protezione. 12277262_10207679553857408_1675583107_n

All’Orsa non è richiesta alcuna benedizione sulla vita e sulle passioni. L’Orsa semplicemente, attraverso l’uso di alcuni oggetti dal carattere simbolico e quindi magico, protegge il passato e la formazione del cucciolo senza che mai sia possibile intaccare gli affetti passati e presenti, familiari, quelli che hanno portato il cucciolo ad essere l’uomo che è. E quindi ci sono le gru dell’edilizia, di chi ha insegnato me si costruiscono i sogni ed i percorsi… di chi ha insegnato che esiste sempre un modo per lasciare un segno, una traccia concreta di se stessi, i libri e i calamai di chi ha trasmesso l’arte e la passione per lo scrivere prima ed il raccontare dopo, il computer, un Apple II, per la ordinata caparbietà di chi ha fatto amare uno strumento ormai irrinunciabile, trasmettendo un metodo ed un amore per la curiosità, sempre… e la cura ostinata e caparbia di chi ha sempre preteso di proteggere, dal sole e dalla pioggia, spesso anche senza più vedere e snza più poter camminare, continuando a piantare un ombrellone non solo su una spiaggia.

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Questa figura ha una serratura sull’occhio destro, l’occhio della ragione. Anche questo è un significato misterioso… che non voglio svelare e so capirete che è importante custodire gelosamente quello che c’è dietro le serrature. Sono lì a posta. Ma ho sentito il bisogno di parlare di ogni serratura perchè, per quanto stronzomerdoni voi siate, non siete gente stupida… e le avreste notate… e mi sarebbe dispiaciuto dirvi: “Questo, solo questo, sono cazzi miei!” 😛

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Adesso e davvero ci fermiamo. Ho in mente un lavoro bellissimo… ma non è il momento. E non so se quel momento arriverà, davvero.

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La spalla sinistra

Ed il sinistro in psicologia ha tutti significati introspettivi, di accartocciamento, di riflessione, di involuzione, di reverto, di torno indietro al passato. Nel mondo arabo ovviamente tutto è a specchio. Dipende dal nostro sistema di lettura. Come nelle composizioni fotografiche. Sinistra è Alfa, Inizio. Ma, ovviamente, già dal giorno dopo di Alfa, è ritorno, passato, ancoraggio… quindi non decisamente sempre un bene.

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A sinistra c’è una gattina vestita da santa bizantina. Ha addosso un pannolone, da sopra, perchè si veda. E’ una icona che misteriosamente volge le spalle e si guarda inidetro, mantiene un contatto visivo pur decidendo di andare via. E’ una figura che si muove, non resta statica. E’ una figura che si sposta continuando a fissarti con aria maliziosa, incomprensibile, enigmatica… Ha la faccia di Joy Blueyes… maliziosa, discola, inafferrabile. Eppure Joy Blueyes io la curai. Mi presi cura di lei… e lei arrivata ad esser grande… ma nemmeno troppo grande, che ancora poppava dalla sorella di sua madre mentre lei allattava i suoi piccoli – piccoli davvero – lei mi volse via le spalle. Rimanendo sempre a guardare.

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E’ la cura degli affetti più veri e profondi… quelli che, però, ad un certo punto della tua vita vanno via. Rompono le catene. Rompono le catene custodendo però sempre – intatta – una serratura sul lato sinistro della schiena, del petto… sul lato del cuore. Quella serratura è ancora una volta un mistero che non voglio raccontare. Ma c’è chi ha avuto un tempo il posto più sinistro e dolce della mia vita. E poi ci si è dati le spalle senza perderci di vista. Forse, purtroppo. Ed è un affetto che va via senza togliersi il pannolino. E’ un affetto che va via senza volgere lo sguardo. E’ un affetto che rompe le catene e mi chiede, mentre lo chiedo io a lei che si allontana: “Senza strada, ndò voi annà?” (che è un verso di una canzone dei Baustelle che si chiama Contà l’inverni e sta sull’album Fantasma) … dove vai senza me, senza noi… che siamo stati la strada e la Strada? Ah sì, le mani… denunciano liberazione con le catene rotte, le manette spezzate… ma restano verso il basso… e non benedicono come Maggie faceva prima.

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Ma questo è il lato sinistro, l’involuzione ed il passato. Per chi sceglie di tracciare sulla propria pelle, lì dove sa che nessuno mai lo vedrà, quel che tanto significa nella sua vita… il passato deve avere un posto di enorme cura e rispetto. Anche se fa male. Anche se il peso di quel che hai disegnato ti fa volgere la spalla all’ingiù con rabbia. Lo sentirai leggero… un giorno. Ogni giorno di più lo senti più leggero. Perchè già non pesa niente. Ma c’è stato… ed era giusto ci fosse. Tracciato. Questo è il secondo tatuaggio, il secondo tattoo che fa da secondo vertice del triangolo rovesciato che le icone bizantine 2.0 mi disegnano sulla schiena. Domani parliamo del terzo… il primo era già stato discusso qui!

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E niente… una bella pausa adesso…

Dalla dipendenza da Inchiostro di China e simili… che poi China scritto così sembra Cina e il tatuaggio potrebbe sembrare rifaldo, zaraffo o fasullo… tarocco… invece no…
… come avevo annunciato siamo passati alla fase siberiana…
… e questo tatuaggio lo chiami se vuoi “Ovunque Proteggimi”… Perchè sta messo sulla schiena… poco sopra il culo. E c’è la mia cagnona Maggie che veglia su di me come una icona bizantina… che ci stanno piure due lettere sulla tonaca come nella migliore tradizione iconografica bizantina che è da dove tutta l’arte del tatuaggio siberiano si è ispirata… E le lettere sono la Chi e la Ro… e niente dietro di Maggie (riconoscibile dal suo orecchio destro basso per le sue ricorrenti otiti) dietro Maggie ci sta la Cupola… che lungi dall’indicare anni di galera indica semplicemente la casa, il tetto sotto cui si è sicuri. Poi ci sta il gesto di Maggie che è il saluto serbo – popolo di cattivoni che stimo moltissimo – ma è anche una benedizione che ricorda quelle curiose forme di threesome che si chiamano trittici – politici, religiosi, filosofici, sessuali. E poi ci sono le tre passioni e professioni: la birra, la boxe ed il crimine. Non perchè io sia un criminale ma perchè lo studio. E c’è il muso disegnato come fosse una serratura… che non vuol dire omertà… ma non dico esattamente cosa. Ah, sì… qualcuno sta cercando un segnetto recondito… Non è in questa serratura. O forse sì…
E comunque tutto sta ad indicare me e la mia Maggie… ed un Amore tutto particolare che confini non ne sa!

Ciao grazie zii!

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Bene considerazioni finali

Il lavoro di Giuseppe Cariello sul mio braccio è finalmente finito. Per essere preciso il lavoro sulle mie braccia. Si chiude un cerchio in undici mesi. Si chiude un momento della mia vita molto denso e particolare. In tanti mi hanno sempre chiesto: “Certo che però ne hai messo di inchiostro su quelle braccia… e se poi ti stanchi? Se poi te ne penti?” Difficile pentirsi di quel che si è visto e considerato che quelle braccia raccontano quello che nel profondo sono e sono sempre stato… anche se per me per primo è difficile vederlo. Non so, è come Nino della canzone di De Gregori… Nino che ha paura di sbagliare un calcio di rigore. Nino lo sa che quel rigore può segnarlo e può sbagliarlo. Ma devev tirarlo. Infondo la vita è questo. E non bisogna avere paura di scoprirsi coraggiosi, non bisogna temere e provare imbarazzo per la propria gentilezza d’animo e grazia di spirito. E non si deve mai dimenticare che la Nobiltà, dentro, è solo un bel valore.

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Vedete, da quando ero piccolo io non avevo il permesso di giocare per strada. Da quando ero piccolo io dovevo aderire ad un modello da Piccolo Lord, dovevo essere l’ometto di casa. Non mi è mai piaciuto quel modello ma ho scelto, devo aver scelto che era l’unico possibile per essere davvero non tanto felice ma sereno. Non essendo stato educato alla scelta, non avendo potuto prendere confidenza con l’errore, consideravo che fosse imprescindibile aderire ad un modello di esistenza rassicurante, il modello che metteva d’accordo tutti. Solo in quel modo sarei stato sereno… poco a poco ho imparato che solo in quel modo sarei stato felice. Che infondo la felicità cos’è se non la sensazione dolce di veder realizzati tutti i propri desideri?

Io non sono mai stato un bambino viziato. Mai. E però, visto che producevo risultati attesi venivo sempre gratificato. Presto, molto presto, ho scoperto che il mondo lì fuori è un brutto posto… ed ho scoperto, ho sentito, di non avere unghie e denti a sufficienza per resistere al mondo di lì fuori. Così, così ho cominciato ad imbruttirmi volutamente, aderire al modello del Brutto, Sporco, Cattivo. Le lenti a specchio da “Narcotici” o peggio da “PInochet”… gli smanicati, la fissa per la boxe invece che per il calcio. L’Inter come modello di vita, non vincente ma sofferente, sempre in guerra, mai in pace. Così, appena ho potuto deisderare, mi sono reso conto che desideravo cose diverse da quelle attese. Per troppo tempo ho soppresso e respinto i miei desideri per paura di quel che si sarebbe potuto scatenare… per paura dell’ignoto. Poi ho capito che non andava bene… ed ho cominciato a ricercare… a desiderare.

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Ed ho desiderato scrivermi sulla pelle determinate cose di me… in un linguaggio cifrato che poi ho deciso di aprire al mondo per aprire a me stesso… che le cose dette a se stessi e non dette al mondo spesso non hai il coraggio o la voglia di sentirle mentre se le dici al mondo poi un minimo le devi mettere in pratica… senò sei un cialtrone. E io ho sempre odiato i cialtroni.
E niente un percorso è finito… uno si appresta a cominciare… ed ho come la sensazione che questo sarà un undici settembre emotivo per la mia vita. Un anno alle spalle… un anno denso ma anche incosciente… un anno difficile ma anche bellissimo… perchè la morte mi ha sempre trovato vivo.
E adesso con le mie braccia nuove e un po’ doloranti, esco al mondo con una buccia diversa. Il piccolo Lord non è che smetterà di essere Nobile e Gentile, aggraziato… Comincerà magari ad essere più coraggioso. Avrà meno confidenza con l’aria del cattivo per forza perchè imparerà che una volta ogni tanto potrà anche essere cattivo… ma vivrà, vivrà di nuovo.
Ecco il bello di ritrovarsi! Ecco il bello di riscoprirsi. Rieccomi!

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Approfitto di qualche secondo di attesa…

… Dalla filiale della banca dove sono prigioniero per farvi vedere il pezzo completato sul mio braccio…
Ricordate la Lupa? Beh eccola. Sappiate che in questo momento la tigre è in agguato… Ma veramente in agguato… Se la cosa non si risolve in pochi minuti qua succede un 48!

Pensate a me tra le 14:30 e le 16:30… È da tanto tantissimo che non parlo in pubblico, peraltro a degli studenti. E ci sono persone come voi che vorrei vicino. E più di ogni altra persona… Una!

A presto, spero, car*!

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E poi alla fine lei… L’onda!

Che la forma grafica sua ce l’ha ed è chiara… Sta li sospesa pronta a travolgerti ma anche a chiuderti e proteggerti… Essere sfidata ed essere vinta… E poi tornare a sormontarti e tu non sai che sarà di te e se abbia un senso tornare a sfidarla… Ma sai che lo farai anche se dovesse ributtarti sotto! Perché l’hai trovata sulla tua strada in un modo atroce e sghembo… E quindi è destino che tu viva con lei… Ed è il caso che lo capisca anche lei!

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Innanzitutto l’onda è un motivo grafico ridondante… un oggetto che i giapponesi utilizzano molto nei loro disegni tradizionali per delimitare gli spazi della scena. E per riempire dei vuoti… che lo sappiamo tutti, quando si disegnava in passato vigeva una sorta di pericoloso e drammatico horror vacui per cui gli spazi negativi andavano riempiti. L’onda si usava per questo.

Ma alcune felici coincidenze ed il significato primigenio che poi l’onda in forma singola ha assunto nel linguaggio del tatuaggio ttradizionale japan mi hanno convinto ad utilizzarla molto più spesso… non già come motivo grafico ridondante, ma soprattutto per marcare alcuni concetti fondamentali.

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Innanzitutto l’onda è sinonimo di qualcosa che scorre, quindi della mutevolezza della vita attorno a noi… è sinonimo di un cambiamento imminente, imminente e non rinunciabile. Un cambiamento che non possiamo evitare a cui non possiamo opporci… come la forza di un sentimento che ciu travolge, no? Come uno tsunami emozionale che ti piomba addosso e ti fa sentire vivo per il solo fatto di averla scampata bella!
Ancora, l’onda è la forma ciclica del ritorno, sempre mutato, mutevole nella forma e nelle proporzioni… ma sempre di ritorno parliamo, di alcune realtà che nella vita non possono essere evitate: lutti, gioie, amore, delusioni. E siccome non volevo dimenticarmi che le delusioni e le tristezze sono spesso ridondanti nella mia vita, le difficoltà di relazione e le paure sono protagoniste ultimamente… ma anche per non rassegnarmi all’idea di non potermi più innamorare (cosa per fortuna scampata) ho deciso di mettere un po’ di onde su di me.

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TRanquillo, qualcosa arriverà presto a sparigliare tutte le carte, confonderti le rotte, mandarti gambe all’aria… ma fa parte dell’ordine naturale delle cose… è stato destino che tu capitassi a tiro di quell’onda… è destino finirci sotto… sarà destino tutto quel che succederà dopo. Non puoi opporti… puoi solo sapere che è un cambiamento, come tutti i cambiamenti spaventa… ma affezionati a questa idea… non ti liberrerai di lei!

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Con oggi abbiamo finito ma mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni:
– il lavoro sul braccio destro si concluderà solo l’ultimo martedì di maggio, con la seduta conclusiva. Posterò dopo di allora le foto ben fatte a tutte e due le braccia complete. Allora… e pezzo per pezzo, potrete poi ammirare il lavoro completo di tutti i dettagli e tutte le chiusure (fascioni decorativi, fiorellini di ciliegio e simili). Io stesso ho ancora molta difficoltà ed un certo fastidio a guardare la geisha e la lupa ancora non complete… ma fa parte anche del percorso di guarigione dalle ansie affezionarmi ad i tempi tra una cosa e l’altra… e non vivere tutto come un Ora o mi farà troppa paura aspettare.
– mentre ultimavamo il lavoro sul braccio, cioè mentre veniva terminato il disegno sul braccio e la lupa compariva assieme alle onde… mi dicevo che era finito, era finito tutto… che non avevo più nulla da scrivere. Bugia, c’è dell’altro, c’è sempre dell’altro… e mi sono sentito molto obbligato a non fermarmi e prendere quindi un altro appuntamento, precisamente martedì 9 giugno, per la realizzazione di un pezzo singolo… sulla parte lombare, da sopra al coccige fino a poco sotto il centro della schiena… contenuto in uno spazio quadrato. Un pezzo singolo con alcuni dettagli fondamentali. Lo posterò appena esguito… per il vostro godimento.
– vi dico già che è anche prevista la creazione di un pannello che avvolga la parte superiore dei pettorali in modalità fronte retro. Ci sarà una immagine lunga che sulle spalle avrà quel che si vede guardando quella immagine da dietro. Con quest’ultimo pezzo, molto complesso, che richiederà credo 4 sedute, terminerò il mio progetto di scrittura che comincerò ad ottobre 2015     e mi vedrà impegnato fino credo a marzo 2016. Per ora…

Altri pezzi singoli seguiranno… a definire e delineare altri pezzi della mia vita. Ma c’è ancora tutta la mia vita da vivere e poi scrivere quindi… boh, sul dopo pannello ci risentiremo!

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E niente questo è il penultimo post sulla questione dei tatuaggi… Però va finito…

E niente qui siamo quasi alla fine… Con uno dei disegni più importanti per me: la Lupa… Non perché io sia romanista visto che io sono interista… non perchè io abbia ansia di allattare Romolo e Remo come qualcuna ha detto… ma perchè la lupa a chiusura di questo percorso ha il significato più impotante di tutti.

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Quando qusto progetto è iniziato mentalmente io sapevo che a breve mi sarei sposato. Poi m’è scappato da cacare e lo sanno tutti. Questo però non vuol dire che io abbia completamente abbandonato il progetto non tanto o non esclusivamente del matrimonio… ma soprattutto il progetto e proposito di costruire un piccolo branco, una famiglia. Avere dei figli, dei cuccioli. Io non voglio allattarli, non ne sarei in grado, lo sapete, non ho mammelle galactifere – che bel neologismo mi sono inventato con l’uso di lingua morta di greco… mi da di galassie, di robottoni, di guerre stellari.

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La lupa è nell’immaginario collettivo diversa dal lupo… che in Europa grazie ai fratelli Grimm è il pedofilo, in buona sostanza. Il lupo è la forza primigenia del male, del caos che si mangia il sole – Asgard – della caccia, del portare morte e distruzione. E’ un simbolo che velatamente si pone come caos riordinatore, come distruzione dell’universo e dell’orizzone finora conosciuto e rinascita. Il Lupo è il Satana di Carducci, la forza dell’istinto. Come la Tigre giapponese ma con una connotazione morale – che noi occidentali ci dobbiamo mettere sempre perchè detestiamo un mondo che non sia ordinato per concetti quali amico e nemico. Oh…
… ciò detto io sul braccio non ho un lupo!

La lupa, nella tradizione occidentale – visto che in Oriente questo animale non ce l’hanno – ha una valenza completamente differente dal suo collega di razza ma non di sesso. Il cazzo è che nel tratto dipinto non ci puoi mettere i caratteri genitali – che in Giappone sono vietati – quindi devi dire ogni volta a voce: No, non è un lupo… è una lupa e non c’è niente di calcistico dietro… davvero… (precisazione sempre doverosa… io i romani romanisti li ho sulle palle… i laziali no: c’hanno stile ed un certo savoir faire che per esempio il mio caro amico e stilista d’interni Cristiano può capirmi visto che è laziale, minimal e molto serio).

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La lupa nella tradizone occidentale è la rappresentazione grafica della cura per i propri cari. La cura a prescindere da tutto e contro tutti. La cura che non conosce requie e ferie. La cura che si declina nelle parole: sostentamento, protezione, azione. La lupa non sta lì buona a guardare intorno quel che succede ed intervenire solo in caso di estremo bisogno… il cazzo… se volevo una bestia del genere mi sarei tatuato un panzutissimo leone. No… la lupa allatta, mangia le feci e beve l’urina dei propri cuccioli per tenere la tana pulita e far sparire gli odori che attirerebbero altri predatori, lascia la tana per cacciare, torna col cibo, lo rigurgita, lo da ai piccoli prima e durante lo svezzamento. E poi esce dalla tana a tener pulito da nemici e minacce il territorio circostante, per evitare che predatori o umani mettano in pericolo i propri cuccioli. Nel mondo occidentale e nella cultura grafica occidentale, la prole della lupa diventa la famiglia, gli affetti più cari, le persone cui si vuol bene. Un simbolo di protezione che non conoisce confini di tempo e spazio, si declina a chilometri di distanza, ad anni di distanza a piani esoterici di distanza… quindi è anche cura della memoria dei defunti. O cura di chi, pur essendo forse sparito dall’orizzonte, è ancora vivo chissà dove e per il solo fatto di essere stato importante ha assunto un ruolo di cucciolo del branco. Anche e in età da cucciolo non lo è più. La lupa è anche una bestia fedele… e la fedeltà è un altro concetto molto importante. Per quanto brutti possano essere i torni subiti, per quanto inaccettabioli le sofferenze conosciute, la lupa resta lì a difesa… contro tutto e tutti… per il solo fatto di essere lupa e di provare un sentimento ed un bisogno di cura e protezione innata.

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Proprio per questo ho preteso la lupa a chiusura del mio braccio. Proprio per questo ho costretto il mio caro amico e tautatore Peppe Jack ad un lavoro importante di costruzione di un tratto, di un disegno… su modelli di studi differenti. Proprio per far parte del mio mondo attivo e non riflessivo, la lupa è stata posta sul braccio destro. A monito di tutti ed a ricordo imperituro per me, la lupa accenna solo un movimento con la testa bverso l’interno… ma resta ben piantata al centro del braccio… tutti lo sappiano… io debbo ricordarlo… he per quanto terribile possa essere stata la sofferenza patita, avevo un sogno… e voglio mantenerlo, declinarlo diversamente, ma non voglio smetere di ricordare di avere dei cari da proteggere, sempre, ovunque essi siano.

Anche in questo caso, a chiusura del tutto, un’onda che si innalza al di sopra dell’immagine. A domani per la descrizione di questo ultimo protagonista!

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A pensarci bene pure questo era parte due di un post scritto qualche giorno fa…

Sì perchè qui vedete l’altro soggetto non eseguito in rigoroso stile japan ma con una punticina di realismo figurativo. E va vista in accoppiata col samurai. Ora che il braccio si sarà rassettato ed il colore sarà uniforme vi farò vedere anche come stanno bene vicine tutte e due le figure. Intanto vi presento la Geisha… qui molto arrossata perchè il braccio era stato appena tatuato… alla fine dell’articolo troverete una foto delle due figure giustapposte, fatta dopo che i colori si sono scaricati… e potrete apprezzarne meglio lo spirito e la bellezza obiettiva del tratto… che Peppe è davvero un gran bravo artista!
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Allora innanzitutto qualche dettaglio prodromico sulla Geisha. In maniera assolutamente incolta nel mondo dei tatuati, purtroppo soprattutto dei tatuatori, la Geisha è vista semplicemente come una pin-up del sol levante. Aneddoto memorabile: un tizio arriva in uno studio e dice “Voglio tatuarmi qualcosa di serio… di “cattivo” – che è come dire aggressivo, eh! – ma bello!”. E il tatuatore comincia a proporgli i suoi grandi amori: teschi, demoni, cose così. E il ragazzo: “No, sai, è un po’ complicato… mia madre è molto religiosa…”. E il tatuatore che gli aveva tatuato una Geisha qualche mese prima gli fa: “Ma scusa ti sei tatuato una bucc^§ina la volta scorsa…”. Risa, grasse risa generali. Serviva la battuta, ma, no, la Geisha non è una mignotta. E non è una pin-up! E soprattutto non ha lo stesso significato della pin-up. Non è l’amante che ti aspetta a casa… che sarebbe la pin-up che i marinai ed i militari rincorrevano come idea del ritorno a casa. Non è la donna che ti aspetta, quella che nel gergo criminale si chiama la “femmina di colloquio”, se sei in galera. La Geisha non è niente di tutto ciò.

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Si sarà capito abbastanza bene che i tatuaggi japan nascondono significati molto allegorici dietro ciascuno di essi. Bene la Geisha, che nella tradizione giapponese è la “professionista del piacere non esclusivamente e non solo sessuale” che tu paghi per passare in ottima compagnia del tempo… tempo che non si riduce esclusivamente in una scopataccia ma si esplicita anche atraverso una chiacchierata erudita sul mondo dell’arte, del teatro, del cinema, della letteratura… e poi si esplicita in cerimonie, massaggi e tutte le forme della cura gentile di una donna nei confronti di un uomo…
…dicevamo la Geisha rappresenta le virtù umane quali la Cortesia, la Gentilezza, l’amore per la Grazia e per le Arti… associate a virtù quali la dedizione e la determinazione. La Geisha completa l’uomo nel permettere proprio a lui di vivere serenamente momenti di ricerca, di approfondimento. Dove la cultura maschile non arriva ecco la Geisha a supplire… dove la pratica della cortesia maschile non arriva ecco la Geisha a supplire.

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A ben pensarci, se la Pin-Up è il “riposo del guerriero” la Geisha è “la cura delle virtù di un uomo”…

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Io volevo completasse il discorso del samurai esaltando il mio modo di vivere tra la gente, la mia passione per le arti, il mio amore per la cortesia e la gentilezza d’animo nei confronti del prossimo. Ma soprattutto la mia inguaribile voglia di trasmettere le mie passioni agli altri, la missione di spiegare quel che curiosando trovo in giro. Il mio amore per la trasmissione del sapere e per l’insegnamento. Proprio per questo, pur se nascosta, la Geisha sta sul braccio destro che è quello dell’azione continua. E non sul sinistro…
Domani mettiamo l’ultimo pezzo realizzato sul braccio… poi parleremo del pezzo occulto ma sempre presente… che di sicuro avrete capito qual’è ma se non lo avete capito e volete provare a indovinarlo… solo nel giorno di pubblicazione di questo articolo chi lo indovina cince un “commentopompino”…

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La vostra curiosità di ieri è stata premiata oggi… eccovi la parte due del post di ieri…

Ebbene sì, non era difficile… ovunque ci sia una tigre, come nel titolo del film, ci deve stare per forza di cose ma proprio per forza un drago… un dragone bello e saggio e con l’aria un po’ tronfia e fumata. Non fidatevi di chi disegna i draghi incazzosissimi… i draghi non sono incazzosi, i draghi sono saggi! E si incazzano poco… sì vero, se si incazzano però…

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Ecco meglio non fare incazzare il drago. Il drago è la parte razionale del sè… Il signor Sigismondo Frodo parlerebbe del Drago come SuperIo… e siccome secondo la “professoressa” che mi segue… io c’avrei un problema di SuperIo ipertrofico, un problema con un certo SuperDomenico che sta lì bello nascosto attruppato dentro di me e a bella posta ogni tanto salta fuori e mi dice “Cazzo Domenico, così non va bene, così non sta bene, non si fa così… tu sei un bravo ragazzo, sei un uomo fatto, un uomo fatto non si comporta così Perdindirindina – che non bestemmia neppure – …”… allora io ‘sto cavolo di drago senza alcun timore e senza alcun rispetto l’ho messo lì, a bella posta. L’ho messo che guarda la tigre ma che sta fuori, per farsi vedere, perchè il mondo, tutto il mondo, ha sempre pensato di me “Quel bravo ragazzo, quel caro ragazzo, quell’anima bella!”. Senza che nessuno abbia mai conosciuto – e dunque avuto un minimo di tenerezza – per il pezzetto nero, per la tigre, che lì sotto, acuqartierata nel bosco dell’interno braccio, sta lì negletta, dimenticata da tutti, celata al mondo. E lo sapete cosa fa quella stronza quando decide di uscire fuori? Si incazza… ecco cosa fa!

E va a far lite col drago che invece è sempre lì, bello, sotto la vista di tutti, pronto a venir fuori, pronto a dirla tutta e fino in fondo la sua, convinto di essere come sempre l’eroe del giorno che tira fuori gli artigli e le fiamme e rimette tutto a posto. Tutto come vogliono gli altri, tutto come vuole il sentire comune, tutto come vuole la gggente.

Io dove sto? Probabilmente in quello spazio vuoto nel mezzo… che ho tempo qualche giorno per trovarci un minimo di soggetto da metterci… fosse solo un puntino, fosse solo una stella… non un fiore di ciliegio. Non un’onda!

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Sul braccio destro, insomma, ci sta tutto il mio grande conflitto… che è quello di tutti, figuriamoci, che sono io l’unico stronzo con un casino a livello di rapporto tra Es e Superio? Abbiamo tutti dentro una tigre e un drago che ci contendono, che ci dilaniano, che fanno del nostro povero cuore un campo di battaglia costante, continuo.

Ora… molte delle cose che mi sono successe nell’ultimo anno hanno a che fare con la tigre ed il drago che combattono tra loro. succede sempre nei momenti di crisi di ognuno. Crisi è sempre combattimento, no? Ecco, appunto. Io mi sono visto in un anno distrutto il paradiso in terra che avevo davanti agkli occhi. Un buon concorso con tutti i titolio perfetti per parteciparci e vincerlo… invece ha vinto il chitarrista che farà rock nelle periferie – Gesummaria una palla in fronte del primo mezzocalzino dei bulli della città vecchia, please! Una vita familiare da scrivere, stoppata sul nascere. Che volevi che non si scatenasse tutto questo stronzomerdosissimo conflitto dentro? Il drago dice la sua, la tigre dice la sua. Il drago è lì che ti dice: “Fiducia, che presto si svolta… cogli l’occasione, accogli lo stimolo che arriva… le difficoltà si superano!”. La tigre zitta zitta nel sottobosco ruggisce, invece… e ti mette di fronte alle tue paure. Ruggisce… e se la sentiste ruggire, nel profondo di quel luogo nascosto e proibito dov’è relegata da me e da tutti… beh capireste quanto fa male sentirla ruggire, quanto fa tremare i vetri delle pareti del cervello… quanto fa tremare la terra sotto i piedi. Quanto sia normale, dopo aver sentito il suo ruggito, andare in off… non capire più un cazzo… e finire allontanato dal blog e dalla vita per un po’ a leccarsi le ferite, a farsi rammendare. Che tra loro drago e tigre di me hanno lasciato intatto solo qualcosina. La tigre è Bunny di Platoon… quando parte in carica “Non ne lasciare uno in piedi Bunny!”… Il Drago è l saggezza e la pesantezza di un Catone il Censore… di un Cicerone che con compostezza afferma: “O tempora, o Mores!”… e dice che no, tu non devi avere paura… noin devi più tremare… anzi, devi lasciar andare le briglie, buttarti a capofitto… perchè tu sei buono, sei disponibile, sei gentile, sei comprensivo… e tutti possono fare ttto, tutto gli è concesso… tutti possono sbagliare… tu no, solo tu non puoi e non devi sbagliare. E per non sbagliare non devi tirare fuori nulla di quel che desideri… lascia fare agli altri. Loro sanno… e se loro sono contenti non soffrono… e tu non hai nulla da rimproverarti.

Posto che si sbaglia sempre in due… mai da soli, nei rapporti di coppia… forse il problema dopo quel che è successo, dopo aver vissuto nel sogno di un futuro bellissimo e della replica poossibile di un futuro bellissimo… è prendere atto che quel futuro è morto… che può esserne riscritto un altro… ma diverso, differente: stessa trama copione diverso. Plot diverso… posto che tigre e drago proiettano sempre tutto al futuro, paure e fiduce estreme… è il caso di zittirli entrambi e far palrare me che sono lo spazio negativo lì al centro e che è bene viva solo nel prsente….

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… quel drago sta lì di fronte a me perchè io lo odio… ma deve stare lì di fronte a me perchè lì sta, sempre sotto la vista di tutti… perchè è quel che tutti vedono di me. Deve stare posizionato così per fare discussione con la tigre. Lo spazio negativo… che lascerò negativo… sono io che dovreiu non già Non Lasciarmi Coinvolgere da loro… ma lasciar loro campo libero restando un po’ distante… facendo loro spazio, per permettere che si sbattano tra loro e che io possa guardarli da fuori, per essere arbitrop giusto e decretare ogni volta la vittoria di uno o dell’altro senza finirci per sotto. Comprendere le loro ragioni, farli ragionare, metterli attorno ad un tavolo perchè si riconoscano e firmino il trattato di pace volta per volta.

Il drago l’ho messo lì per ricordarmi quanto male mi ha sempre fatto, lui e la sua forza che ha sempre nascosto e tenuto a catena la tigre. Il drago è lì per ricordarmi che è già troppo visibile così… e che sono io a doverlo mettere e tenere un po’ più a cuccia!quarter-sleeve-tattoo

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