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Chi urlava “Chi ha tempo non aspetti tempo” pretese di portarmi in dono la lentezza, per scelte più confacenmti alle mie possibilità.

Ironia di una società borghese tutta italiana, figlia di un non-miracolo produttivo, che continua in modo miope a non interrogarsi, con lenti atte, al mondo che ha intorno ma semplicemente a guardarlo e specularci su cialtronescamente credendo le proprie ricette vincenti (?) si rivelino sempre adatte.

E quelli che del proverbo “Chi ha tempo non aspetti tempo!” avevano fatto non il proverbio ma il Verbo, si ritrovarono, per l’anno nuovo, ad augurarmi la lentezza che m’aiuti a scegliere percorsi più confacenti alle mie possibilità.

Passando da Carmelo Bene a Rocco Siffredi: o devi completamente riaggiornare il software del vocabario e del lessico, della sintassi e della grammatica, riaggionare i significati senza metterti troppo a far valzer coi significanti, oppure, bello mio, mi stai dando dell’inetto a Capodanno! Scelta improvvida. Per due ordini di motivi.

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Il primo, più aulico e più, se vogliamo, dialogicamente masturbatorio (che la masturbazione pubblica, per quanto scandalizzi, è il gesto d’amore più bello verso sè stessi) è che due negazioni affermano. Vengo a spiegarmi meglio. Nel contesto di società borghese e capitalisticamente produttiva che il soggetto augurante sostiene di avversare, ma nella quale vive comodo, beato e traendone ogni profitto massimamente massimizzabile, “colui il quale” deve trovare strade a sè più confacenti è il soggetto “inetto”. L’etimologicamente ed ontologicamente incapace agire, produrre… in una parola il non utile, dunque non vivo. Ed una vita borghesemente stigmatizzata da un mondo borghese come inutile è una non vita. L’inetto, che nella società borghese finisce per percepirsi senza scampo come Non Vivo e finisce per percepire la propria vita come Non Vissuta, poichè improduttiva, inutile, è dunque: un Non vivo che Non vive. Eppure, tanto nella dialogicità, quanto nella matematica, due negazioni affermano esattamente come due meno, moltiplicati tra loro danno un segno positivo. Dialogicità e matematicità di un assunto: lingua e calcolo sono le forme primordiali di sfruttamento. Capacità di lingua e capacità di calcolo sono i due strumenti primordiali di asservimento degli schiavi ai Sapienti. Bene, nel pieno della contraddittorietà borghese, ricordo al caro Re Mago ante litteram e pure un po’ in anticipo, che il sottoscritto, oltre a non sentirsi inetto, è anche capace di testimoniare la assoluta fallacità della sua visione usando gli strumenti propri di quella visione e di quel mondo.
Come dire: Improduttivo e Inetto un par de coglioni, bello il mio caro!
Del resto, se da “Chi ha tempo non aspetti tempo!” arriva l’augurio di tempo, tanto tempo, non tanto per ritrovare serenità ma per risolvere inettitudini… beh facevo bene giorni fa a ricordarvi ed invitarvi a pisciare e cacare sulla “saggezza popolare” che menocheborghese non lo è mai!

V’è poi una questione molto meno dialogica e molto più empirica. Mio caro vincente del “Chi ha tempo non aspetti tempo!”… mi piacerebbe sapere quali sarebbero i tuoi piani a parti invertite. Col bravo diplomino di trent’anni fa, adesso, avresti accesso a quel dorato mondo di soldi e successo che magnifichi dall’alto del tuo cattomarxismo da teologia della liberazione? Ho qualche dubbio. Dimmi ancora, riprendendo tra le mani la tua esperienza di vita, di sicuro ammirevole: credi che un contratto di accesso al mondo del lavoro come quelli odierni t’avrebbe pagato e garantito i viaggi, le esperienze del cuore e dell’anima, i permessi studio per laurearti in corso d’opera. Togli dunque gli occhiali, o indossa comode lenti adeguate ai nostri giorni. Io porto per moda gli stessi occhiali del babbo, ma gli ho fatto cambiare le lenti, sai? Perchè ho come il dubbio che i tuoi, di occhiali, da solone, questo mondo non lo abbiano capito. Mi chiedo, ora e qui, chi sia l’inetto, tra me e te. Mi chiedo con tranquillità, davvero enorme, chi tra me e te sia inetto: se io che m’arrabbatto e non smetto o tu che hai pretesa di insegnare a qualcuno un mondo che viaggia su binari completamente diversi dai tuoi. Un mondo in cui saresti mendicante quanto me al banchetto del lavoro e della produttività. Inetto quanto me. Hai cominciato a costruire una solida posizione negli anni in cui io, coi miei studi, sarei forse già con un piede e mezzo nel mondo universitario. Bello, molto bello, molto borghese, fare i comunisti col culo degli altri ed il vincente con le regole dell’anno passato.

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Ricorda, due negazioni affermano: lo dice la matematica alla base dei tuoi ferrei e sudati studi e la dialogicità che ami sfoggiare forbitamente. Chi battezzi non vivo, vivente una non vita, è vivo per tua stessa ammissione. E se per caso fossi io ad aver inteso male… vola più basso nello scrivere e nel parlare… devi esserti perso e qualcosa ha fatto difetto. Perchè tutto, tutto apreva fuorchè un augurio!

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Allora, niente, oggi che proprio non so che scrivere è arrivato il momento di parlarvi di…

… Di quando la maestra dell’asilo che frequentavo pensò che i tempi fossero maturi per convocare a scuola i genitori e soprattutto le genitrici degli alunni della classe per spiegare loro che era successo un numero brutto assai. Un cazzinculo gravissimissimo. E che non dovevano preoccuparsi molto se per qualche giorno i bambini tornati a casa si fossero prodotti in gesti e comportamenti tipici degli attori di un set porno che “tanto signore passa tutto, basta ignorare per un paio di giorni e i bambini certi atteggiamenti li dismettono!”.

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Li dismettono anche gli adulti, figuratevi. Se vuoi, puoi: svuotare la testa di una persona, cancellare i suoi ricordi dalla zona di utlizzo conscio della memoria, decostruire completamente la storia e il passato percepito di un individuo e ricostruirlo a tuo piacere… con un metodo che si chiama MKUltra e che se detieni presso il tuo domicilio gli attrezzi e le sostanze giuste puoi farlo proprio a casa… ma don’t try this at home per il semplice fatto che vuoi o non vuoi ad un certo punto svanisce l’effetto ed il passato vero torna e si sovrappone a quello nuovo che non sbiadisce e si produce un dissociato mentale che normalmente poi fa cose simpaticissime.

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Tipo convincersi che è un uomo che detiene segreti superimportanti, è seguito da spie e servizi di sicurezza all’epoca libici (che c’era Gheddafi) ora che so, Nordcoreani. E che i servizi segreti del divino successore gli hanno impientato un chip satellitare nel cervello. E che questo chip si attiva con l’apertura di un ombrello. Edij un giorno di pioggia su Viale delle Province a Roma fa strike su tutto un marciapiede con la sua utilitaria fiammante. 18 feriti ed un TSO il bilancio dell’entusiasmante mattinata del 2004.
MKUltra è facile e sicuro come metodo. Garantito per i primi 10 anni… cioè fino a quando i ricordi cancellati non si riespandono alla zona di utilizzo cosciente. E’ facile, sicuro e se avete dell’Ossigeno isotopo 15, del Penthothal, una mistura di Tavor-Roipnol, una stanza completamente bianca senza alcun segno, un impianto sonoro tipo sirena fine turno dell’Ilva ed un sistema per dare scosse elettrice a 110volt… il gioco è fatto.

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Deprivare del sonno, incasinare lo spazio tempo (è facile in una stanza bianca incasinare lo spazio.. per il tempo usare la sveglia dell’Ilva e le scosse elettriche in tempi variabili), somministrare nei cibi (forniti sempre ad orari di molto sfalsati, tipo pranzo e cena in 2 ore e digiuno per due giorni poi pranzo e cena regolari) roipnol e tavor, far respirare ossigeno isotopo 15 e una volta che hai svuotato tutto somministrare Penthotal e un sacco di racconti e foto e video della vita passata che voglio sia la tua. MKUltra… facile e sicuro entro i 10 anni. Poi cominci a chiederti chi sono gli impsotri nella tua testa che ti suggeriscono ricordi differenti. Poi ti chiedi tecnicamente perchè ti chiavavi tua madre (nel ricordo indotto le foto della tua compagna sono definite le foto “della tua cara mamma” per esempio.

I ricordi di quelle mossettine, dismessi a 4/5 anni all’asilo… da un po’ di anni sono tornati prepotenti.
però obiettivamente li vivo bene… con tenerezza e un bel po’ di risate. Il passato è una terra straniera… basta solo frequentarlo un po’ per sentirsi a casa. Sempre a patto che qualcuno non abbia barato prima coi tuoi ricordi.

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Ah sì… volevate sapere quel che è successo all’asilo nell’attimo prima che la maestra decidesse che era il caso di convocare i genitori. Purtroppo per voi siamo quasi a 600 battute, virgole incluse… Ne parliamo magari domani… ve lo prometto. Senò poi non leggete!

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