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Vedete mi rendo conto che non basta un post, a volte…

E quindi torno davvero un attimo sui fatti di Parigi per dire la mia su quello che sta succedendo sui social, dal mio piccolo osservatorio che è la mia bacheca di FB, con sopra idioti del paese, qualche stronza, tanti animalisti, tropppi animalari, qualche revolucionario, qualche fascistazzo, qualche fasciocomunista, i miei parenti e i buoni amici. Ah sì, pure qualche conoscente che nelle categorie di cui sopra non c’entra un cazzo!

Ho visto due tre cose curiose:
1: prendere per il culo la gggente è facilissimo. E’ stata ricondivisa – con punte di sdegno e di rabbia da deficiente conta dei numeri, la strage del Kenya con tag come #diquestinonfregauncazzoanessuno… che sa tanto di terzomondismo multiculturalista d’accatto. La strage era di Aprile ma lo sport nazionale del villaggio globale FB è – si sa – condividere senza guardare il contenuto… non dico la fonte, che obiettivamente sarebbe troppo. Ma, si sa, in un mondo dove le notizie inventate da catenaumana, gazzettadellasera e simili (portali riconducibili a questo signore che candidamente ammette: non voglio fare politica ma soldi coi click) finiscono condivise manco fossero vere… ci si può aspettare di tutto. Fa terrore vedere quanto l’idiozia umana sia capace di trasformare anche i comuni sentimenti di pietas in una volgare caccia al derby ed al like. Sì, l’idiozia fa terrore.

baciod

2: Sperticarsi in analisi geostrategiche o politicosociologiche sia semplice ed avvincente come commentare la formazione dell’Italia dopo ogni sconfitta ed ogni vittoria. Pareggi inclusi. Il tutto in un paese dove la sociologia è la “scienza che non esiste”… le facoltà di sociologia rischiano la chiusura, sociologia è la branca di ricerca per cui si investe di meno e compagnia cantante. Ah, non mi esprimo su scienze politiche: con tutto il rispetto per chi si occupa di servizi sociali ed assistenza e politiche di welfare e contrasto a povertà, esclusione sociale e disagio… non è il caso di sentirsi in diritto e in dovere di dire la propria senza robusti studi di tipo internazionale. Eppure: tutti lì a giudicare e vagliare gomblottisticamente il ruolo di questa e quella superpotenza. Ovviamente con un bel vaffa all’impero plutocratico delle multinazionali, sotto, schiaffato da qualche parte.
Il tutto sui corpi ancora caldi di un centinaio buono di ragazze e ragazzi. Manco fossimo ad un banchetto di carogne tra iene, avvoltoi e grandi sarcofaghe. Il nulla avanza, Domenico!

3: A nessuno viene in mente che nel momento stesso in cui si grida vergogna per le due o tre cose di cui sopra… siamo cittadini di uno stato che fa dell’intermediazione nel traffico di armi uno dei business più interessanti (sottobanco, per carità di dio… tramite le organizzazioni criminali o tramite apparati deviati dello stato). Siamo il paese che urla allo scandalo convinto che davvero ogni singolo rifugiato riceva (non si sa quando, non si sa dove, non si sa come) 33,24 euro al giorno. E vai a far la guerra dei poveri. E vai a gridare al “Cacciamoli tutti, facciamoli morire in mare”. Ignorando che quella gente scappa dagli amici di banco di chi arma i terroristi di Parigi. Non faccio facili riduzionismi. E’ evidente che in un paese in cui le pensioni sociali sono attestate sui 600 euro quando va bene, sapere che ogni singolo rifugiato costa allo stato quasi 1000 euro fa incazzare. E’ però più comodo decapitare chi soffre di emicrania piuttosto che cercare una cura meno medievale. Piuttosto che, ad esempio, indagare bene sul funzionamento del terzo settore in campo di accoglienza.
Quel che però non smettiamo di fare è attaccare adesivi e bandierine sulle nostre foto profilo. Un lavaggio rapido di coscienza che equivale all’imbiancare le mutande tenute su per un mese sempre nello stesso verso.

BACIO A PARIGI - DOISENAU - ALLEGROparis 1950

4 – Tutti lì buoni a sentenziare che bombardare è ora… bombardare non è la cura… avessimo bombardato prima… non avessimo bombardato mai. Tutti convinti di avere una ricetta per guarire i drammi del pianeta. Slavo poi, dopo 72″ netti, urlare al gomblotto dei sistemi superiori, agli ingranaggi che ci stritolano, alle forze del male che non fermeremo mai: quelle della politica, del signoraggio, delle multiunazionali, delle sette sorelle, dei diciotto cugini, dell’internazionale neroverde (che non sono gli ultras del bitonto ma i fascioislamici). Tu, che ti definisci infinitesimo, vuoi venirmi a dire che hai la ricetta? Allora non sei infinitesimo… sei un grande del pianeta. Fai parte del gomblotto! Tutti ad esaminare ed analizzare – quasi sempre senza alcuna cognizione di causa – il lenininano “Che fare?”

5 – A  nessuno viene in mente di rispondere con semplicità… se questa gente ha colpito Parigi e pretende di terrorizzare tutti, l’unica risposta consciente dopo lo sgomento è ricordare che Parigi va colpita e va colpita in quel modo, senza intaccare i gangli del potere o le strutture logistiche ma colpendo i luoghi dell’aggregazione e della socialità, perchè Parigi è la città del bacio e del meticciato culturale. Parigi è la città dell’Amore… cosa che a tutti i radicali sta sul culo. Parigi è la città dove, dalle banlieu, arrivano prodotti culturali di indiscussa qualità… arriva un remix reggae come quello di Danakil che shakera un grande classico della canzone francese con i suoni della jamaica… avendo nel complesso che la suona una buona metà di islamici e due ebrei. Cose così possono accadere a niuiornia o a londinium… ma a Parigi è più semplice che accadano. Perchè Parigi è la città del bacio.
A nessuno viene in mente di pubblicare come foto profilo non la bandiera della Francia… ma un bacio, uno dei milioni fotografati a Parigi. A nessuno viene in mente di rispondere alle raffiche di mitra col suono proprio di Danakil e del suo Je ne regrette rien… Non fa figo… è complicato… e FB non sopporta i chiacchieroni complicati. Per questo l’ho scritto qui!berengo-baci

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Allora… io non prego per Parigi e non sono Parigino!

Mi sembra sia una cosa troppo comoda definirsi Parigino a 3000km di distanza, mentre passeggio, bevo, rido, mi abbraccio, ballo, piango o vivo. E’ lo spelndido modo di fare il comunista col culo degli altri… E’ quello a cui ci educano i social del cazzo, con le bandierine tipo adesivo da attaccare sulla faccia… così ti senti parigino, hai messo lo sdegno in prima pagina ed avanti andare. Così, con quella bandierina dipinta in faccia, hai la patente per condividere le troiate figlie di troia di Salvini o ritwittare la pagina di Libero. Mi fermo citando il buon Massimo: “siamo di fronte a un fatto così grave che commentare le dichiarazioni di Salvini a riguardo mi sembra proprio di cattivo gusto!”
Io non sono Parigino perchè non sono francese… mi devono ridare la Gioconda… anche se non è niente di che, la Gioconda. Poi ne parliamo se voglio diventare francese. Ah sì, Zidane deve chiedere ancora scusa a Materazzi prima che io possa dichiararmi francese e parigino. Ah sì, devono imparare almeno a parlare inglese con cordialità coi turisti… poi posso cominciare a pensare di dichiararmi francese e parigino.
Non sono Parigino perchè è successo quel che è successo a Parigi. E tutto quel che è successo a Parigi non mi impedirà di avere ancora i cugini francesi un po’ sul culo!

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Io non prego per Parigi perchè pregare non è la soluzione ma il problema APPARENTE. Ma come… un gesto così rasserenante come la preghiera sarebbe il problema? Sì, è il problema apparente. Perchè il primno obiettivo di queste merde del mondo – l’italiano offre splendide parole per ogni situazione… chi ha fatto quel che ha fatto a Parigi è la merda del Mondo – è quello di convincerci che il problema stia tutto in questa cazzata che ci siamo inventati. Religione e preghiera.
No, io non cado in questo gioco al massacro, in questo gioco a somma zero. Io non prego. Io provo a pensare e commuovermi. E mi commuovo, non perchè sono parigino e non perchè prego.

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Io mi commuovo perchè VIVO. Io mi commuovo e mi ricommuovo perchè credo sia bene, molto bene, fin troppo bene, andare un attimo oltre. Io, lo sapete, ho sul culo i profeti, tutti… e non il loro e i nostri… tutti. Loro, nostri, noi, voi… non ha senso. Nella rivendicazione, la merda del Mondo è stata chiara. “Colpire Parigi, la città del vizio e della depravazione”. E cos’era il vizio e la depravazione colpita? Era la vita. Era l’emozionarsi. Il ballare e cantare, il saltellare come scemi per strada, l’abbracciarsi, il baciarsi, lo stringersi la mano, il tifare, il bere un caffè o un gin tonic, lo stare assieme in un bistrot o in un pub. Mica sono andati a sparare in una chiesa. Mica sono andati a mettere una bomba a Notre Dame. No… un concerto, una partita, la gente nei bar, la gente nei pub, la gente per strada. La vita.
Io non ci sto.Io mi commuovo per quel che è successo a Parigi perchè io Vivo… e per la merda del Mondo chi vive è un problema. Chi sorride, chi ascolta musica, chi si abbraccia per strada, si bacia, litiga, vive, soffre, ama… è un problema. E’ il nemico.

Io non prego per Parigi e non sono Parigino e non mi divido da loro perchè c’è un noi e loro. Io ho sul culo chi odia la vita. E mi commuovo per tutti quelli che soffrono e muoiono per la sola colpa di amare la vita, per la sola colpa di vivere la vita, di sorridere…

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