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Tipo quando… le spalle…

Tipo quando ti accorgi che tua cugina diceva una cosa vera.

Tipo quando ti accorgi che è genetica!

Tipo quando capisci chiaro e tondo che c’è una tensione… come la calamita magica della gravità che ti tira per terra se voli e fa attrarre le cose belle tra di loro e scacciare via quelle brutte, lontane lontane, prima o poi…
Ecco, così!

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Tipo così: che capisci che ci sono due cose che ti piacciono proprio tanto… la sua testa alta e le sue spalle “larghe” anche perchè sono piccole e gentili. Anche se sono minute e graziose. Perchè non le curva mai… Perchè ti piace tanto vedere che non sfila sulla vita e non si sfila dalla vita. Ci passa dentro senza paura, col sorriso e gli occhi dritti.

Tipo così: che tua cugina aveva ragione, che è genetica e che io, nel sangue, porto dentro una specie di predisposizione… Caratteri forti ne abbiamo? Donne con tre D maiuscole ne abbiamo? Ok, allora, tipo così… che sei felice!

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Nello stomaco, nella testa…

“Oh, il mio pensiero è pieno di scorpioni, moglie mia!”. Lo dice Sir Macbeth sua moglie, per giustificare la follia che cresce, la brutalità che avanza, la crudeltà che prima non conosceva e che ormai sembra la sua unica compagna. Ci sono giorni interi in cui non ho pensieri pieni di scoprioni… ma li sento, nella testa, quegli scorpioni. Ci hanno fatto un nido ben nascosto. Non è un nido irto di caiverie, ma di fredda determinazione. Non è un nido atroce, semplicemente un buon fortino, dal quale muovere la conquista di spazi di libertà, spazi di autonomia, spazi di rivendicazione. E fare anche qualche piccolo peccatuccio che male non fa! Accettare il bimbo cattivo che abbiamo dentro fino ai novantanove anni ed oltre, è sempre un bene. Tanto lui sta lì… e prima o poi… se non gli dai i suoi spazi, se li prende in modo anche molto molto determinato!

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Poi metto una mano sulla pancia, lì dove sento vibrare, lì dove sento scuotere. E scopro un prato fiorito, pieno di farfalle. Dovrei odiarle le farfalle. Massimamente per una frase oscena, sulle schiene che son sempre più piene di farfalle dei prati, pronunciata su una schiena dove una farfalla ha… forse aveva… una antenna a forma di D. E poi per la loro assurda, inconcepibile delicatezza. Qualcuno ha detto che morta l’ultima ape, il mondo si avvierà rapido alla conclusione. Io di per mio è tanto, troppo, che non vedo una farfalla svolazzare. Ad ottobre scorso mi stupivo, in telefonate che finivano all’alba, di come in un’altra parte d’Italia, alle sei di mattina gli uccellini io li potessi sentir cantare nel telefono. Io che al massimo avevo il tubare – dovrei dire il muggire a volte – dei colombi. Oggi mi stupisco del fatto che le farfalle io non le veda più, che mi fosse dato vederle solo sulla pelle di una persona, sul braccio, sulla schiena. Mi ricordo che mi dissi: “Ad un figlio glielo spiegheremo facendo vedere le braccia delle madri… che tutte si tatuano almeno una farfalla!”. Io le ho nello stomaco… e non è un problema se ne stiano lì.Non le scaccio. La new wave della creatività di cui mi nutro ultimamente non cozza con l’idea che assieme possano convivere nello stesso corpo, il mio, scorpioni e farfalle. E’ un bene. E’ un bene ci siano il fanciullo che si emoziona e corre incontro alle nuove conoscenze, alle vecchie esperienze, alle gioie. E’ un bene ci siano scorpioni pronti a difenderlo.

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Mi chiedo, però, adesso ed ora… in tutto questo il cuore dove sta? In una inconsapevole e freudiana rimozione collettiva ho trapiantato altrove il mio cuore evidentemente. Riguardo alle cose scritte fino ad oggi, rimettendo in ordine le cartelle dei racconti inviati, tanti… ne rileggo alcuni, cerco i passi che ricordo meglio. Di cuore non ho mai parlato. I miei personaggi hanno sempre programmato e sentito nella pancia e nella testa. Sentivano il battito del cuore pulsare nelle tempie, avvertivano violente scosse all’intestino ed allo stomaco. Spazio per il cuore non ce n’è mai stato. E’ forse per quello che non lo vedo? O più probabilmente per una questione diversa, differente. Forse il cuore entra in gioco solo quando il sistema centrale accetta che le farfallle c’abbiano visto giusto, solo quando gli scorpioni abbassano chele e pungiglione.

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Nella testa ho un nido di scorpioni… ma se hai occhi puliti puoi anche azzardarti ad accarezzarli. Non ti faranno male. Nella testa ho un nido di scorpioni… E farfalle a frullare maleducate nello stomaco. Impertinenti. Il cuore è al centro, più giù degli scorpioni che sorvegliano, più su delle farfalle che lo fanno volare… Il cuore è la serratura tatuata sulle labbra dei teschi e sulla gola delle madonnine. Il cuore è un contabile… il cuore è una cassaforte.

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Domenica? Ogni maledetto mercoledì pomeriggio!

Oggi è lunedì… ma arrivate in coda all’articolo stronzomerdoni!

Discorso astruso, folle, incomprensibile. ‘ solo mercoledì, ma voi non lo potete sapere. Il mercoledì è un giorno strano, un cazzinculo gravissimo peggio di una domenica. Perchè è il giorno del Santuffizio d’un incontro che non è più un incontro ma una sfida. Ho sputato in terra. L’avreste mai detto? M’arrivava una macchina alle spalle. Ho sputato in terra mentre mi sorpassava. Come un Domani sto sviluppando talenti che non credevo di avere… Riconosco le auto… e ci prendo sempre.

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Una sfida sifilitica. na sfida di sguardi. Una sfida continua. Ci sono cose che questo autunno mi ha regalato… una su tutte: l’orgoglio di non abbassare più la testa. L’orgoglio di tenere il mento alto. Non come quel coglione insopportabile di Cristiano Doni, capitano storico dell’Atalanta delle pastette. Quello convinto che tenersi il muso alto da sotto il mento significasse per forza di cose essere innocente. Non è la mano stto il mento che fa l’uomo innocente. Non è sollevarsi il muso a bella posta che fa di te un uomo non migliore… ma di certo degno di tenere la testa alta perchè è nel giusto.

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Quel bisogno lo devi sentire che genuinamente nasce dentro.
E’ il mio modo di attaccarmi alle cose. E’ il mio modo di elaborare. Io non sono uno capace di provare indifferenza. Non sono capace di essere indifferente. E non credo che i condizionamenti e i controcondizionamenti siano capaci di assicurare la riuscita di un evento. Non si condiziona un carattere. Non lo si cambia. Io sarei capace di amare, se ne avessi voglia e se ne valesse la pena. Sono capace di voler bene, e ne vale spesso la pena. Sarei anche capace di continuare a voler bene, sofferendo. Sarei stato capace di farlo. Quel che non riuscirò mai ad essere capace di fare è voler bene passando da idiota o peggio attaccandomi addosso l’etichetta dello stupido o dello stronzo.

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No Giocondo is witten down here, darling (darling o cazz!)

Per questo mi sono scoperto a testa alta da un o’ di settimane. E non è stato un condizionamento ma una esigenza. Per questo ho scoperto le spalle di nuovo su… ed era tanto. Erano cinque anni che quelle spalle non salivano. Le aveva alzate la stessa persona che nell’ultimo anno le aveva poi schiantate per terra. Ed ora… magia… quelle spalle si sono rialzate. Ma solo perchè, ancora una volta, ho sentito che c’era una ragione per alzarle. E quella ragione è questo fottuto mercoledì pomeriggio. Quella ragione è quel divertente gioco di sguardi. Quella ragione è il vederti abbassare la testa, sfuggire, correre via, fingendo telefonate improbabili.

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“Io non ho mai dovuto odare, darling, per passare avanti… ti ricordo che chi ha sempre odiato e distrutto tutto sei tu… non farlo con me, non serve!”.

C’è un verso bellissimo dell’Eneide: Nemo Credidit Cassandra. Su tutto, io, sempre Cassandra inascoltata!

Ah sì, scusate. non è venuta fuori propriamente una cosa da domenica. La mettiamo lunedì… ora ci penso a cosa scrivere per domenica… mo c’ penz… vac a fa na pisciat e c penz!

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