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This war fo mine -4/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Trains for Nowhere this side

Questo binario portava al nulla. Anche i binari sanno essere abbandonati. Anche i binari sanno inquietare. Rievocano ricordi di camini e luoghi di morte e desolazione. Qui, oggi, ancora di più, molto più che le rotaie dei trenini elettrici.

Cracks in reality

Esiste un mondo delle illusioni, un mondo fatato che siamo convinti di abitare. Questo è quello che succede alle lenti con cui guardiamo quel mondo quando ci scontriamo con la guerra, con l’abbandono, con la desolazione. La realtà si ferisce di squarci e va in mille pezzi… per come la conosciamo, noi.

Under the skin

Quando lulsavano, inviavano comandi, chiedevano consensi, tutti questi sistemi conoscevano un ordine vivo e reale. Ora giacciono così, scomposti… come tanti vermi che non conosconop logica, si raggrumano, si intrecciano, si soffocano da soli e restano morti.

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“Spezzeremo le reni alle barricate inconsce nei nostri sogni… Vincere! E vinceremo!” Ma portò male, come frase

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Sei sul treno, frecciaqualchecosa. Sai che il viaggio durerà lo spazio cosciente di due ore, poco meno. Il treno si appresta a partire. I soliti convenevoli tra te che resti muto e l’altoparlante che non smette di gracchiare senza dir nulla che ti interessi. Il treno non compie opera soste intermedie. A cosa serva ricordare la destinazione, adesso, proprio non lo sai. Di fianco a te, lei. Ordinaria se non fosse per un tacco giustunpoco fuori dal comune. Formalissima, se non fosse per uno spacco giustunpoco sensuale. E’ una balza di calza autoreggente quella che intravedo. Of course. Tu sapevi che lei ci sarebbe stata. Tu sentivi che lei ci sarebbe stata. Ti aspettavi di trovarla lì, ti aspettava, lo sai. Di fronte una signora anziana, compita, distinta. Sembra Jessica Fletcher. Il cappotto buono tirato giù dalla sbarra dell’armadio e sfilato dal cellophane che amorevole lo proteggeva. Un profumo dolce, antico. Un foulard non certo alla moda ma sempre tanto elegante. Due fedi giustapposte, un anello all’altra mano. Calze elastiche sul grigio, coprenti, scarpe di vernice lucida. Gente al seguito. Vecchia tempra abituata ad interessarsi con fama di dettagli ed enorme trasporot delle vicende dei commendatori, dei Doria, dei Lauro, degli Strozzi e dei Savoia. La donna di fianco, contrubante e discreta, tira fuori un tablet piccino. Digita su qualcosa. Sai già cosa. Lo sapevi… avrebbe avuto il tablet con sè. E il centimetro di balza sotto lo spacco. E quel tacco. Apri il libro che hai poggiato sul tavolinetto di fronte: Gang Bang di Chuck Palahniuk. “Sono Rambo39, tu sei Timidasperanza?“… sembra proprio così. Ed al terzo schiocco di sguardi, sempre più lunghi, maliziosi e sornioni… alla terza immagine che scorre ad arroventare lo spazio di aria tra i suoi ed i tuoi occhi, ipotenusa che si deforma e si restringe nell’avvicinarsi di voi due, vertici di quel triangolo, dove d’incomodo c’è solo il pubblico pagante di pixel adoranti dello schermo del tablet… cominci a chiederti perchè quella anziana e dignitosissima nonnetta senta il forte e compulsivo bisogno di sillabarti, per filo e per segno, in dialetto veneto – che tu non capisci se non fosse per il quantitativo osceno di volte che ci infila dentro senza ragione la parola sghei – la ricetta del calzone di scarole – che è un piatto campano della tua infanzia – tenendoti serrato il polso e muovendolo verso di sè e verso di te ad ogni sillaba.

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E’ del tutto evidente che il caso in narrazione ci introduce ad affrontare il curioso e delicato campo delle resistenze non coscienti che il superio dissemina anche nel sogno. In una forma maniacale di controllo tentato e spesso esercitato sulle nostre pulsioni, la componente di noi stessi più legata al concetto di dovere, di aspirazione, di moralità dissemina anche il percorso dei desiderata onirici di ostacoli e distrazioni che rendano plausibilmente impossibile il raggiungimento del desiderio inconscio. Spesso dettate da sensi di colpa stratificati o da fortissime imbrigliature morali delle pulsioni del sognante, queste barriere acquisiscono la forma di attori sul palcoscenico del sogno, portando all’interno della narrazione dettagli surreali, quasi sempre scollegati dal contesto onirico stesso e frequentemente carichi di richiami all’infanzia del sognante.

 

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Delle fantasie amatoriali degli italiani…

Allora io lo so che qualcuno su mia segnalazione è andato a sbirciare su un sito di racconti erotici cercando quelli che lì ho pubblicato – con grandioso e fantasmagorico successo (giuro, cazzo lo giuro). Lo so, lo so bene che lì era tutto un “ponciponcipopopò” perchè alla fine giocavo in casa con autodidattisti della narrativa che, molto o troppo spesso, siccome M, scrivevano e pubblicavano tutti quei racconti per caricarsi e farsi gran segume visto che ormai tipo il porno visto non li tirava più e il portafogli magari non accompagnava il porno giocato (non è che, per dire, con la povera ragazza nigeriana sul marciapiede ci instauri un rapporto da fantasia prete devota confessanda. Per dire eh!). E quindi vincevo facile. Anche con gli autori con nick emminile dietro cui si celavano tristi autori di genere maschile che si fingevano autori di sesso femminile per beccare commenti dalle colleghe e provarci via mail. Lo so perchè mi è capitato di parlare con qualcuno di questi derelitti disgraziati che mi chiedevano dirtte per beccare il mio stesso numero di commenti e recensioni positive.

Le poche autrici di sesso femminile e di genere realmente femminile… quelle erano brave e dal narrato ben costruito (non sempre eh!). Dalla fantasia complessa ed articolata… che del resto di questo fatto ne abbiamo già parlato disquisendo qui di chat. E abbiamo già detto di come, vuoi o non vuoi, le sgami subito le donne veramente donne che stanno sulle chat: non accettano mai di fare giochi tipo “segretaria-capufficio”, “casalinga-elettricista”, “dottoressa-paziente”… si sperticano in cose un po’ più complesse. A volte crepuscolari, a volte bizzarre, a volte surreali.
Però poi è bello…

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Io ho conosciuto nella mia vita solo donne con una immaginazione ordinaria. Sarà che sulle chat ci stanno le 40/50enni che sono un pochino più esigenti e impegnative?! Comunque a me in passato è passata per gli incroci della mia vita a cui mi appostavo nella speranza di fare il falso testimone per cause automobilistiche, gente che mi diceva… tipo…
…”Sai che bello? Arriva l’elettricista a casa, sono sola, magari lui è pure bruttino… sta sulla scala, che mi cambia l’applique (ecco io la parola applique da allora non la posso più sentire) ed io vado sotto la scala, gli abbasso la lampo e…”. Fantasia rischiosa. Considerata la persona sarei caduto dalla scala, lo ammetto. Era secoli fa…
… oppure “Treno, cuccette, interno notte – bello quando te le dicevano così, prima di farle – e tu sei il viaggiatore con me… e mi prendi di sorpresa… e io ci sto… ma poi arriva anche il controllore… e io ho paura… e però dopo… che delirio…”…
… o meglio “Sei l’ingegnere zozzo che ha capito che sotto sotto io sono una che… e ci provi… e ti dico no… e mi prendi… e ti dico no… e te ne freghi… e mi prendi forte… e mi prendi male… e io poi ti racconto che con quello e con quell’altro questo e quest’altro”. Le metafantasie sono bellissime. Come quella di lei che si confessa al prete e con la scusa di andare a confessarsi ogni giorno dal prete ne combina una nuova e vede che ogni volòta al prete gli succede qualcosa di bello mentre la ascolta – Viva(Biondo)dio sono uomini pure loro! – e quindi pure col prete… magari non solo in sagrestia, ma pure sull’altare (che certune son blasfeme!).

D-1589Gli ultimi dieci anni mi hanno insegnato che nessuna mai ti dirà che fantastica se non dopo tre o quattro mesi che ci ragioni insieme di sesso… sia che tu lo faccia a letto questo ragionamento, sia che tu lo faccia online. Chi passa di qui a leggere sa che cosa è a lei e che cosa no…

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Ce ne sta una bellissima: “Facciamo che… tu sei il padrone di casa ed io la studentessa che si fa la bella vita e a te l’affitto lo paga in natura?”. Questa è comica, freudiana, da ridere!

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Ecco, per dire… io stavo pensando ce quasi quasi dovrei aprire un portale apposito con altro pseudonimo, quello di quel sito di racconti erotici… non dire niente alla mamma (che adesso si farà sensi di colpa allucinanti per aver stroncato la carriera di un figlio che poteva fare il pornodivo o lo sceneggiatore per i pornodivi quindi tecnicamente per una azienda che non solo non va mai in crisi ma che c’ha dei fatturati pazzeschi e io ora ero ricchissimo ed andavo alle fiere di settore e a tutte quelle cose che fanno bello il mondo del porno mettendolo a giusto diritto nel mondo dei prodotti dell’industria culturale… quindi non facevo niente di sporco). Bene… scusate mi ero perso. Bene, dicevo: io adesso mi sa che, vista la autoproduzione e l’autodidattismo imperante, potrei cominciare a far soldi riempiendo l’etere di miei pamphlet erotici molto spintissimi da vendere in formato e-book per pochi spiccioli e tirarci sopra gran soldi… e far diventare quello pseudonimo famoso, restando sempre nell’ombra… tipo che sui giornali esce la foto di un’ombra che si accende il sigaro havana corona 16 con una 500euro e sono io ma non posso dirlo ed al bar tutti gli amici: “Ma chi sarà questo rottinculo che si fa tutti sti soldi sulle fantasie delle nostre mogli?!”. E dire: “Già quel rottinculo” pure io… per non far vedere.

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Per inciso… qualcuno le mie le a lette… io c’ho una immaginazione femminina da 40/50enne… sempre stato sensibile e molto più maturo della mia età! Eh…

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