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Tedio domenicale… cioè recuperare un post che stavo per scartare nel senso brutto, nato poichè il titolo di ieri sembrava il rigo di un diario… e così…

Sul diario della scuola elementare io i compiti ce li scrivevo. Tutti. Ero metodico. Ero stato la dimostrazione provata e vincente ante animal-friendship che il “rinforzo positivo” è un efficace sistema di condizionamento psicologico. Scrivi bene, scrivi tutto, fai tutti i compiti, inviti gli amichetti. In Gallura dicono compagnetti. Credo diano giustamente un significato molto più diverso e profondo al termine amico. E mi dava al culo che quelli che io consideravo gli Amici con la A maiuscola non sempre riconoscevano il principio di reciprocità. Per cui non ci facevamo i regali tra amici. Non so se loro li facessero ai loro, di amici, i regali. Non ho approfondito.

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Perchè questo post abbia visto la luce è preso detto: quelli in stampatello minuscolo tradizionale, allineati a margine, erano robe che mi erano venute prima di scrivere il post di ieri perhè il titolo mi ricordava il diario. Mi sono reso conto che i concetti vanno espressi uno per volta e ho separato! Però tutta sta roba sui diari, che sono il bisnonno mai troppo dimenticato di postacci come wordpress, mi piaceva e non l’ho discardata, sperando voi la scarterete nel senso più bello del termine!

Sul diario della scuola media ci scrivevo cose su A.T. e poi cose su I.R. che venivano in classe con me ma una era animatrice dell’ACR, l’altra era figlia di immigrati statunitensi tornati al paese e se ne stava con tutto il gruppo dei ragazzi figli di immigrati statunitensi tornati al paese. Giocavano a baseball. Lei mi piaceva. Quelle cose mi spaventavano. Non se ne fece nulla. Anche perchè, allora come ora, con le coetanee o quelle più grandi di me non mi veniva bene. Ho capito di non vler essere un “trombamilf”… non mi ci vedo. Se avrò un figlio devo ricordarmi di mandarlo a scuola con un anno di ritardo. “Scusi, davvero, gendarme, ci perdoni: non ce n’eravamo accorti!”. Di sicuro niente primina. Che giochi, se proprio non può ciulare.

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Ammetto che oggi, in pieno di peste influenzale, in un martedì ancora abbastanza parecchio prefestivo, devo essermi svegliato rancoroso col mondo e col passato. Avrei bisogno di certo di uscire. Ma non sto bene, non sto affatto bene… e la prospettiva di dover uscire a prendere i miei dall’aeroporto mi sta accasciando parecchio. Vorrei già essere in pigiama, al netto della mia pelosa che VOGLIO far uscire io! Non voglio dirvi fino a quando è programmato il blog, non ci credereste. Credete a me, però… almeno cinque o sei post sono tutti di oggi. Non è colpa mia se non mi fermo più… anzi, temo ci sia come un bisogno compulsivo di finire la benzina.

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Sul diario di scuola superiore provai a scriverci i compiti. La cosa andò così: alle elementari mi condizionarono e tutto andò benissimo. Alle medie mi decondizionai riuscendo nello spettacolare capolavoro di ricondizionarmi all’ozio, complice una spiccata intelligenza pratica, una inarrivabile intelligenza creativa e soprattutto complice il fatto che in una classe superstimata di professori ci avevano messo dentro una serie invereconda di cialtroni. Vissi di rendita. Il concetto mi fu chiaro quando dal ginnasio passai al liceo, trasferendomi da un istituto paracorrezionale selettivissimo al liceo di paese.

… di fronte al timore d’ingiustificate punizioni, l’uomo tende a recuperare le capacità perse per ozio, pigrizia, scelte differenti, tornando a svolgere diligentemente le proprie mansioni in un ripristino completo delle forme condizionate in precedenza. Più forte è la convinzione che la punizione sarà dura e insopportabile, più rapido ed efficace il recupero…

Cosa c’entri con le note a margine? Non lo so faceva figo!

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Al ginnasio scrivevo tutti i compiti sul diario. E comunque rischiavo due materie fisse l’anno (laino e greco scritto). Ogni tanto mi concedevo ludiche decorazioni sul diario (falcemmartelli di sicuro più cazzute delle quercie che disegnava il buon compagno di banco P.M.) o pensieri sdolcinati in esametri jumbici per C.I. o S.C. (la ripetente che arrivò in quinta ginnasio… e che quindi aveva non uno ma due anni più di me, che di anni non ne avevo persi ed ero in vantaggio di un numero dispari: dal 7 al 9). Al liceo presi a scrivere troiate. Il primo anno. Poi non comprai più il diario. Non facevo i compiti. Non serviva. Mi ero perfettamente ricondizionato. All’ozio padre dei vizi. Cominciai a fumare. Mi feci pure uno spinello… stetti malissimo. “Basta con le droghe Robbie!” (cit.). Ah sì: maturità in sessantesimi: un 58 che sa ancora di vetriolo in faccia! Siccome traducevo aiutandomi con la mia spiccata intelligenza creativa ed il dono della comprensione del senso del pensiero… il mio prof. variava con me dal creativo 1 – – al generosissimo quattremmezzo. Agli esami non mi conosceva nessuno. Passo del desenectute di qualcheduno. 8+. Prima che lo chiediate, stronzomerdoni… ero al primo banco, di copiare non se ne parlava. Il compito più brillante dell’anno. E nessuno che mi chiedesse di copiare: chi cazzo ci scommetteva sui miei voti polari?

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Ma i diari per l’università servono? Solitamente si parte dal presupposto che tu sappia gestire da solo il tuo tempo… e i diari ti educano a quello. Quindi ti educano a divenire inutili. Io all’università compravo la smemo per scriverci sopra appunti ed altro. Smisi di prendere appunti e smisi di seguire. Le smemo sono rimaste una bella e sana abitudine… per scriverci sopra cazzate. Ah sì… è arrivato splinder e wordpress… ed ho pacchi di smemo da acquisto compulsvio da finalizzare a qualcosa.

Nel frattempo è arrivato il corso di alta formazione ministeriale e lì facevo cose un po’ troppo strane per finire a scriverci in un diario… la vita ha preso a correre un pochino veloce e confusa… e Hannibal Lecter mi ha spiegato che le persone serie, i serial killer seri e veri, un diario non lo tengono mai. Senò come tutti quelli celebri dei film, finiscono arrestati e non è molto edificante come roba!

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Torniamo a casa, mission accomplished…

… Che suona purtroppo un pochino come un Game Over. Io so che stasera per chi legge – martedì prossimo per me che scrivo – qualcosa sarà già stato deciso, qualche decisione per il prossimo futuro presa… E lo dirò stasera per chi legge… Scioglierò la riserva stasera. Con un post molto semplice. Un si od un no!
Ma ora non è questo quel di cui voglio parlare. Sono in treno. Per voi è passata una giornata intera per me solo tre ore… Quant’e bella l’ucronia che si fugge tuttavia chi vuol legger lieto sia di diman non v’è certezza! Perché quando voi leggete mica sapere nulla di cosa è oggi e cosa domani o ieri…
Ok basta sono sul treno ed il mio ‘lavoro’ da oratore per studenti è appena terminato. Piccolo bilancio? È stata una bellissima esperienza… Peccato solo sia finita. Sono stati due giorni belli e sereni due giorni in cui ho potuto testare che quel che scrivo interessa quel di cui mi occupo tiene svegli e curiosi. Mi è piaciuto tantissimo ricevere le domande degli studenti dopo, mi piaceva mi guardassero e annuissero… Era il segno che mi ascoltavano. Molti di loro prendevano appunti, interagivano. È stato un bel dono fatto a me ed al mio lavoro… Un riconoscimento che tanto impegno profuso beh qualche segno lo ha lasciato e qualche risultato lo ha prodotto se questi studenti leggeranno il mio libro ed anche su quel testo sosterranno un esame. Quelli che ho incontrato erano studenti di OSS quindi futuri assistenti sociali. Li ho visti confrontarsi con la tematica di quel quartiere a rischio in modo preoccupato e partecipe. A loro non auguro mai di trovarsi a lavorare in una situazione come quella.
A me, adesso, la consapevolezza che davvero ho fatto quel che ho inseguito per anni… E mi è piaciuto. E maledetta puglia peggiore, maledette chitarrine periferiche maledette ceramiche sonanti!

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Ho appena finito…

… Finito la prima delle due sessioni del seminario che sto tenendo sulla criminalità organizzata in un quartiere della città di Bari. Non mi ero mai seduto dietro al microfono in una aula universitaria davanti a studenti. Meno che meno nella facoltà dove ho studiato. All’inizio è stato incredibile. Poi tutto è andato liscio… Tutto è andato bene. Certo le facce degli studenti erano spaurite inizialmente a guardare le braccia… Perché per il caldo le maniche le avevo tirate su. Ed erano stupiti a guardare le braccia e sentire dei libri che avevo scritto dal Professore. E poi stupiti dalle mie parole sui miei studi e sulla mia formazione… Poi interessati a quel che dicevo. Tanti prendevano appunti, tantissimi seguivano. Qualcuno si dava di gomito. In tanti sono rimasti sorpresi dal contenitore e dal contenuto. E la curiosità – me ne rendevo conto – era tutta orientata alla mia formazione ed a quella zona borderline in cui i miei studi si sono mossi, a metà tra l’indagine e la ricerca, tra il campo è la scrivania. Quasi tutti lì a guardare i tatuaggi ed ascoltarmi. È stata una esperienza strana ma bellissima. Mi sono sentito ascoltato con interesse ma anche osservato… Studiato con curiosità… È questo che mi ha stranito.
Nel senso sono così strano? Così inusuale?
Credo che in questo momento comunque di grande confusione, di un bel carico di malinconia, di qualche tristezza e più di un problema da risolvere… forse dovrei imparare a ripartire anche da qui… per esempio dal fatto che non sono soltanto – anche se mi piace tantissimo – uno che sa far bene il mastro birraio. Ma sono anche uno che sa leggere, sa studiare, sa fare ricerca, sa trasmettere, sa spiegare, sa capire.
Certo… adesso mi correrebbe l’obbligo di chiedermi dove sono le risposte alle domande che cerco dentro di me… ma fare così la darebbe vinta alla tristezza ed all’incertezza… ed alla benedetta maledetta paura di voler esser solo, di esser solo, di non saper stare con gli altri eppure di volere un abbraccio, di volere gli altri, di cercarli… di riabituarmi ad ascoltarmi.
Ed oggi questa paura non deve partire… perchè se c’è una cosa che sto imparando è che sentire è meglio di interrogarsi, ascoltarsi è il primo passo per capirsi. del resto, si sa anche in criminologia… un interrogatorio ben fatto comincia paradossalmente senza domande… semplicemente raccogliendo stimoli e segnali dal sospettato!
Comunque ora nello stesso treno che mi riportava a casa quando studiavo mi sento stranamente felice, stranamente sereno e contento! Ah benedetta Accademia, che scegli un banale freakkettone per insegnare Rock nelle periferie… Credo gli studenti stessi ti direbbero: NON SAI CHE TI PERDI!

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Non rompere il cazzo all’ippopotamo… ovvero non ti serve NatGeoWild per capire che se gli rompi il cazzo diventi la sua preda! (ad obiettivamente l’ippopotamo ha ragione!)

Al netto delle pericolosissime gazze ladre che tormentano un mio amico nei suoi incubi peggiori cavando gli occhi a chiunque incontrino sul loro cammino perchè: “gli occhi luccicano” (cit. non del mio amico… non sarebbe mio amico se dicesse e pensasse certe cose!) ed al netto di quei leoni marini che si inculano i pinguini o di quegli scimapnzè (sempre terrore del mio amico) che ti infilano caldarroste nel più comunista dei tuoi buchi… (e qui il termine preda vicino al sostantivo uomo si connota di hardcore) io trovo una parte della programmazione di NatGeo Wild (canale 409 Sky) vergognosa e terroristica.

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Quando scrivevo i complaint – le lettere di lamentela – in inglese, per esercitarmi al Proficiency del Cambridge, il mio maestro dell’epoca mi aveva insegnato che: “fuck me, but please kiss me first!”… che suona un po’ come “sono disposta a farmi rompere il culo da te però prima di tutto almeno un bacetto”… e quindi…

Lesson number one:
Spettabile Nationa Geographics,
da quando ho avuto modo di orientarmi autonomamente nel panorama delle riviste di divulgazione scientifica ho sempre ritenuto il logo ed il nome National Geographics come sinonimi di Assoluta ed Indiscutibile Autorialità tanto del prodotto in sè quanto della forma con cui tale prodotto veniva servito e confezionato per la curiosità e la sete di sapere di noi lettori. Quando acquistavo un numero di National Geographics oppure guardavo un documentario della stessa casa di produzione, sapevo che stavo godendo non solo di un prodotto dal valido ed indiscusso spessore scientifico, ma anche e soprattutto che lo stavo facendo con un vero e proprio capolavoro che prestava enorme attenzione per l’estetica e la qualità formale del prodotto stesso.
…(un complaint ben fatto comincia così… dispone bene chi legge… fa capire che non vuoi solo rompere i coglioni ma ci tieni al bene della persona/azienda cui stai muovendo una critica!)… proseguiamo…

Mi ritrovo sconvolto e deluso a dover certificare che tale autorialità, negli anni, rispetto a settori ben precisi della vostra produzione, ha lasciato spazio alla deriva terroristica ed ansiogena imperante nelle produzioni mainstream di bassa qualità e di discutibilissima scientifictà. Al netto di ottimi prodotti quali le grandi produzioni documentaristiche tematiche, imperversano ormai nella vostra programmazione, contributi di dubbia qualità. Mi riferisco, per dirne una soltanto, a tutti i format che pongono al centro dell’attenzione l’animale come competitore violento dell’essere umano, trattando l’oggetto della ricerca, ossia l’animale stesso, giammai come essere vivente che secondo logiche comportamentali ed etologiche ben precise attacca l’uomo o si difende per soddisfare un bisogno fisiologico – fame – o un bisogno emozionale – paura – ma piuttosto come un essere vivente dotato di etica che sceglie se agire un comportamento violento oppure no in base a sovrastrutture umane – divenendo quindi assassino, killer, mangiauomini. Così, mi dispiace, proprio non va.
…(the matter, Domenico, immediately… come un pugno nei denti… così non si perde troppo tempo… americani, inglesi, hanno poche parole, concreti…)… continuiamo…

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Per dirla con Naomi Klein, la vostra sta divenendo con sempre maggior frequenza una divulgazione para-scientifica che vive di rendita rispetto ad un marchio autorevolissimo, veicolando prodotti che dipingono l’uomo come l’Essere sotto assedio costante di minacce esterne. A questo contribuiscono di certo anche format parimenti discutibili come quelli trasmessi sul vostro canale generalistico National Geographics (403 di Sky) sotto il nome di “Apocalittici” o simili.
In questi format non è mai presente, purtroppo, una analisi cosciente delle cause e delle conseguenze, della meccanica che porta a disastri planetari ovvero a più semplici sciagure singole. In questi format è purtroppo imperante un interesse morboso verso il macabro, verso la sofferenza, verso il confronto violento contro una natura crudele. E dire che proprio i vostri prodotti autoriali mi avevano insegnato in modo limpido che la Natura stessa non segue regole morali ma vive per meccanismi semplici di causa ed effetto che solo in rarissimi casi – sempre e comunque spiegabili con regole fisiologiche – cedono al bizzarro, all’innaturale.
… (ora ce lo spieghi bene a quei rotti in culo… e fa qualche, come si dice, similare, con qualcuno di più importante di te che sei uno stronzo qualunque… per dire che stanno facendo merda!)… ecco, appunto, Naomi Klein gli farà rizzare i capelli… andiamo avanti

Temo che una programmazione di questo tipo, che io riesco a decifrare e posso anche pensare di definire “intrattenimento divertente” – grazie ai vostri passati insegnamenti ed agli studi svolti su curiosità personali ho gli strumenti per comprenderla, confutarla e viverla come divertissement – non potrà incontrare però il mio favore nel momento in cui dovesi mai diventare genitore o dovessi trovarmi a suggerire i vostri prodotti ad alcuno interessato ad un intrattenimento istruttivo e scientifico. Credo di fare del bene alla vostra Storia ed Autorevolezza nel suggerirvi di lasciare tali prodotti ad altre emittenti con un nome meno importante e riconosciuto del vostro e vi invoglio, con rinnovato entusiasmo, a riabbracciare la vostra antica vena accademica ed il piacere per i prodotti splendidamente confezionati e davvero educativi.
… (ora la menace, la minaccia… se non fai quel che ti dico ti ficco un cazzo nel tuo fottuto culo…)… sì gli americani sono voglari credo che la frase reale fosse “un fottuto cazzo nel fottuto culo”… ed avviamoci alla conclusione…

Grazie per l’attenzione ed il tempo che avrete voluto concedermi, comunque vostro affezionato…
Domenico Mortellaro
…(eh lo so, ma we are polite, quindi chiudiamo in modo educato…). Finita!

 

Ecco fatto il complaint.
Avete imparato un’altra cosa, stronzi! Perchè sappiatelo… nella cultura americana, il complaint è una cosa seria per cui si possono passare serissimi brutti quarti d’ora nelle aziende private. E in America è privato pure il tuo culo! E spesso non è tuo!
Adesso, se qualcosa non vi garba su suolo americano, ricordatevi di me e fate un bel complaint con queste semplici regole. Poi ve lo fate tradurre bene. Poi mi direte grazie perchè… se la cosa è seria e proporzionata… l’azienda si uniformerà comunque un minimo alle esigenze del cliente rimuovendo il problema. Se siete i soli a lamentarvi di qualcosa che gli altri gradiscono… pensate di scrivere un complaint indirizzato a voi stessi ed evidenziate per bene il problema. E’ difficile che il mondo intero sbagli! (tranne che con me!)

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Veniamo a noi: se l’umanità fosse un posto serio, se la cultura fosse ancora un valore, se la necessità di avere paura per vivere non esistesse… perchè il Muro di Berlino non era ancora venuto giù (non è una fregnaccia, leggetevi Baumann stronzi ineducati, quadrumani, poi ne riparliamo!)… questa lettera di complaint sarebbe la fotocopia di una class action in difesa non della rispettabilità di ippopotami e di grizzly, struzzi e varani, leopardi e gazze ladre. No, questo complaint sarebbe una class action di proporzioni planetarie mossa contro Nat Geo Wild e la sua programmazione cialtrona in difesa della nostra intelligenza e di secoli di studi etologici.

(La parola etologia la adoro: non è come pensa qualcuno di SEL (acronimo di Sinistra Ecologia Libertà) un discorso sull’etica umana ma lo studio del comportamento animale… e rido ancora tanto quando ricordo che mi invitarono ad un dibattito che si chiamava “Etologia della politica” e io risposi “E che è, le bestie?” e loro mi guardarono molto piccati da questa cosa… e poi arrossirono perchè capirono).

No, obiettivamente a nessuno frega un cazzo… anzi la maggior parte della gente vuole carburante e benzina che alimenti il motore della paura. Ha bisogno di sentirsi sotto assedio.
Così spende e compra. Così va in palestra ed ai corsi di autodifesa. Così acquista i SUV che li tengono al riparo dai Grizzly – anche a New York perchè… vuoi mai…
Così si fa manipolare ed inculare meglio con la scusa della sicurezza propria, altrui, planetaria.
Ed a questo contribuisce la programmazione sui disastri climatici, quella sugli eventi apocalittici, quella su chi si prepara all’Apocalisse, quella su chi è sopravvissuto agli animali assassini, quella su chi è sopravvissuto all’Apocalisse che non c’è mai stata tipo il Millenium Bug ed ha scorte di cibo liofilizzato da camparci ancora 12 anni.  Credo che i nuovi padroni della Nat Geo siano la CIA ed eredi di Bin Laden s.n.c.

Figli
Di
Puttana
(non loro, il resto del mondo che guarda tutto compiaciuto)

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L’ippopotamo non è un assassino!
L’ippopotamo non è una bestiola docile e frocia che gira col tootoo o tutù o come cazzo si chiama quella frociata per le ballerine!
Anche Walt Disney era un agente CIA come Bob Marley ed il padrone della NatGeo – quello nuovo!

L’ippopotamo è un mammifero erbivoro della lunghezza superiore ai tre metri, del peso superiore alle due tonnellate, dal carattere indomito e territoriale. Questo è un ippopotamo. Mi avete sentito dire “malvagio”? Mi avete visto usare parole come “assetato di sangue”? No! Non è scientifico… e io la laurea in biologia non ce l’ho ma ho profondo rispetto per chi ce l’ha, perchè dice cose vere!
L’ippopotamo è una bestia territoriale e indomita. Che succede se un bipede (esattamente come un altro quadrupede, esattamente come un altro ippopotamo) gli va a rompere le palle? Succede che l’ippopotamo ti carica. E che succede se ti carica una cosa che è grande quanto la motrice di un TIR, va a 40/45 orari ed ha zanne della lunghezza di almeno 25 cm? “Lo sapete cosa succede? Un macello!” (cit. di un film con DeNiro che se indovinate qual’è si vince un premio…). Solo che l’ippopotamo non esce pazzo e ti attacca… tu uomo esci pazzo e ti ci vuoi rapportare. Coglione!
Come i cretini che si accampano nella notte a Yellowstone in prossimità dell’autunno in una zona ad alta densità di orsi Grizzly femmina con prole. Sai che fa un coso di 3 metri di altezza, del peso di qualche quintale, con artigli affilati, zanne mostruose e una muscolatura allucinante, con prole affamata, affamata anch’essa e all’approsimarsi dell’autunno che vuol dire letargo che vuol dire che senza uno strato giusto di grasso sei morta tu ed è morta la prole? Cerca cibo. Ed un essere umano è cibo esattamente come un daino o un salmone (in culo a voi cristiani e questa cazzo di primogenitura per cui quello lì su v’ha fatti in un giorno diverso e c’avete più diritti delle bestie – che non hanno comunque più diritto di me o di un altro bipede).
E quindi l’orsa attacca tutte le tende. E c’è chi ne esce ferito… e chi ne esce mangiato vivo.  E questa cosa si chiama Natura… non si chiama morale! Anche in questo caso, dunque: un Macello, ecco cosa fa!
Perchè, però, coerentemente con il senso scientifico della programmazione il format non si chiama “Idiota (invece di uomo) sarai la mia preda” oppure con il sempiterno “Non rompere il cazzo all’ippopotamo” (che piace tanto a qualche cugina che spero passerà di qui!)? Già, perchè?
Anche io non romperei il cazzo adesso!

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Alla fine della fiera, però, io che ‘ste cose grazie a quel biondoddio…
– le mastico perchè m’appassionano e perchè da piccolo ho sempre divorato le cose serie di Nat Geo (non datemi del vecchio… è obiettivo che ci fosse più attenzione a come si facevano le cose un po’ di anni fa… e se mi date del vecchio è solo perchè sapete che ho ragione ma quanto vi sta sulle palle ammetere che siete dei cialtroni? Ah sì, di sta storia che c’è tra queste parentesi voglio proprio parlarne un giorno…)
– le mastico e le capisco perchè ho studiato per un famoso saggio bibliografico tutto quello che c’era da sapere sociologicamente sulla questione “Paura collettiva” (poi il saggio se lo sono fregati due stronzi di associati… ma questa è una storia a parte di cui un giorno vi parlerò senza paura di essere letto da uno di quei due stronzi… l’altro è talmente borioso da non leggere i blog perchè non li scrive lui quindi fanno schifo)…

Uomo sarai la mia preda
Vivo o Morto (che è una eccitante serie che ti parla di aggressioni incredibili e solo alla fine ti dice se uno è sopravvissuto o meno)
Apocalittici
La fine del Mondo
Minacce

…sono format che adoro e non mancano mai nelle mie maratone notturne!
…e mia figlia (perchè se mai avrò prole sarà femmina e caustica e stronza come il suo papà) mia figlia le adorerà da subito.
E ne riderà con me!

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American day-dream: il fallimento di un progetto artistico (perchè comunque pure il porno è arte…)! Ovvero di come precarietà e divorzi hanno spazzato via quel “sogno americano”…

Per la stesura di questo microsaggio semiserio ho utilizzato fonti che non rivelerò ma che esistono. Al solito, stronzi, fatevi il mazzo per trovarvele da soli. L’ultima volta che ho sognato (non a caso!) di pubblicare un saggio bibliografico su cui ho sputato sangue anche durante le feste di Natale sono stato scippato della mia sudatissima creazione da due associati stronzi nemmeno forzitalioti ma sellini (alfieri del merito dell’amichetto mio!)… per cui… zappatevi le fonti se vi interessa… io non vi regalo più un cazzo!

Le fonti che cito sono vere e attendibili: non provate a metterle in dubbio. Peste vi coglierebbe!

Amrican daydream è uno dei tanti portali della Benamata “Naughty America” (che suona più o meno come America Zozzalercia in una traduzione letterale). American DayDream è uno dei contenitori di video tematici in cui, per 30 minuti e con una trama spesso ai limiti dell’improbabile (ma una trama c’è, ed è già tanto!), un uomo che si trova in una situazione normalissima e quotidiana, colto da un attacco di quella che pare narcolessia acuta, cade in trance e comincia a fantasticare – daydreaming come sogno ad occhi aperti – sulla tipa con cui sta normalissimamente interagendo. E giù uno scopatone di quelli intensi, in cui la tipa si rivela essere una maiala oltre ogni ragionevole confine umano. E lui un depravatissimo Ultrauomocapace di prodursi in vigorosissime evoluzioni del corpo e dello spirito.

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Alla fine il cumshot, l’innaffiata. E tutti a casa, avanti andare! Con un jingle di campanelle celestiali ed una dissolovenza incrociata che in soluzione ciclica, esattamente come il sogno era cominciato di solito non oltre il minuto 02:45 del video, ci riporta alla triste realtà del quotidiano.

In cui lei è vestita. Lei è in ordine. Lei è pulita e soprattutto, dettaglio non trascurabile… lei non è la maiala che lui si era sognato!

American Daydream era fantastico. Perchè summa vera e propria di tutta una serie di categorie. Perchè trasversale rispetto all’universo mondo della fantasia e dell’elaborazione fantasmagorica su base sessuale. Alcuni sostengono che il fallimento di American Daydream sia proprio da ricercare nell’eccessivo generalismo che non lo rendeva competitivo rispetto a siti specialistici ed ipersettoriali. C’erano MILF e Cougar, Postine che ritiravano pacchi e Giocatrici di biliardo con il solo grembiulino addosso… dominatrici e schiave… le ipervergini si trasformavano in trafori del Mont Blanc e viceversa (questo rarissimamente, il tag “first time” solitamente non era contemplato alla rovescia… solitamente una porca doveva rimanere porca, trane rarissimissime LODEVOLI eccezioni!).

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C’è una scuola di pensiero fortemente motivata nel portare avanti la propria teoria grazie a studi incrociati che afferma invece che quel portale ha cessato le pubblicazioni in concomitanza con due eventi fondamentaili in Italia (per chi non lo sapesse i click italiani sono considerati molto più rivelatori di quelli del mercato statunitense per le case di produzione… e questo perchè l’Italia è il paese cattolico a più alta incidenza di conusmo di materiale pornografico in europa!). Questi due eventi sono l’arrivo reale della crisi nella percezione delle famiglie tipo (con codazzo di crollo dell’occupazione reale ed iperprecarietà forzata) e l’avvio della discussione sul cosidetto “divorzio breve”.

Tempo sei mesi e American Daydream ha cessato le produzioni!

Crisi e disoccupazione da una parte, crisi e polverizzazione della famiglia tradizionale dall’altra!
Due simboli nell’immaginario collettivo che con il loro avvento hanno di fatto spazzato via l’illusione. Disvelando un mondo fatto di solitudini incrociate, di mancate promesse, di incapacità di guardare al proprio futuro come un qualcosa di positivo. E quando il futuro non è roseo, quando lo si percepisce come fosco e nero… ed i sogni vengono quotidianamente frustrati dalla naturale evoluzione delle nostre vite… allora sognare perde di importanza, di significato, diventa addirittura fastidioso, insopportabile.  Non dimenticate mai che il porno è trasgressione, soprattutto nelle famiglie tradizionali: se togli il gusto di trasgredire distruggendo le famiglie, che mi nascondo a fare solitario a spararmi una pippa su internet?

Cosa caratterizza un uomo nel suo percorso di formazione? Lavoro e realizzazione economica + affettike realizzazione sentimentale. Quando mi dici candidamente che “Non avrai un lavoro e potrai divorziare quando vuoi”… mi dici implicitamente NON SOGNARE! E mi dici parimenti: trasgredire non significa più nulla, tranquillo… non ci rimarrai tanto con quella tipa, forse non te la sposi nemmeno!
L’effetto? Sto addirittura attento a non prendere sonno, figuriamoci se mi metto a seghettarmi le pareti celebrali con la prima squinza che trovo!

Ecco perchè American DayDream ha chiuso i battenti: non vogliamo più sognare!
Ecco perchè Brass ha smesso di dire cose nuove: non ci piacciono le sue atmosfere sognanti.

Siamo gente che non ci crede più… anzi, che trova addirittura fastidioso il crederci!

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Orgazm: una vaiassata a pagamento che poi sarebbe come parlare di Anarchia, di un amore infinito o della Venere di Botticelli che caga all’aroma di chanel

Della esplosione di sensi maschile credo che abbiamo già parlato a sufficienza nel post precedente.
Vabbè… quella è la chiave di volta del Porno.
Un porno senza esplosione di fluidi maschi maschi maschi l’avete visto mai? Per definizione, IMPOSSIBILE!
E questo perchè il fruitore medio di materiale pornografico sa come funziona un rapporto sessuale… e sa che alla fine se non c’è getto è neo-platonismo… E di neo-platonici son piene le fosse degli insoddisfatti!

Che lei venga o no, per la massa di consumatori è un mero dettaglio… oltretutto visto e considerato che la simulazione dell’orgasmo femminile è una delle angosce esistenziali del maschio medio (categoria nella quale ci sto a pieno dentro… così non ve ne venite ad accusare di scarsa sincerità!) è un dettaglio dato per acquisito… e non è favola dire che alla fine tutti sono convinti che anche la donna goda sul set (anche quando recita da cagna lo ripetiamo come un mantra ossessivo) perchè se quella non sta godendo è molto probabile che anche ieri sera quella con cui io… non abbia goduto!

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Ed allora esistono siti specializzati. Generi tagliati ad uso e consumo di chi ci crede davvero nell’orgasmo femminile.

Si chiamano genere “orgazm” o tag “passionate”. Ci sta sempre un video assolutamente NON amatoriale. Ci stanno attrici meno cagne di altre. Ci stanno rapporti singoli tra uomo e donna. Ci stanno poche posizioni. Ci sta poca volgarità. Ci stanno zero dialoghi. E ci sta tanta, tanta inquadratura di lei, del suo viso, dei suoi piedi, delle sue mani… dello spasimo di alcuni muscoli non sessuali. Ci sta una che recita e ci si mette di impegno a recitare di godere. A fingere un orgasmo (spesso meglio di tante donne coi loro partner). Che poi, per carità di Dio, viene pure bene eh! E’ pure un bel vedere!

E ci stanno tanti che ci credono. Perchè pare vero!

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Un po’ come il “comunismo e la libertà”, un po’ come l’anarchia. Un po’ come la Puglia Migliore…
Un po’ come tutti quanti gli idealismi in cui un povero romantico idealista può credere. Un po’ come tutte quelle bugie che fossero vere ma sai che bello!
Un po’ come l’Amore bello vero e interminabile che non si tasforma mai nemmeno per un pochino in abitudine… nemmeno a 89 anni. Che non s’è mai litigato una volta!

Il genere Orgasm mi piaceva tanto. Poi m’hanno barbaramente inculato ad un concorso!
E sono passato alle tovaglie a quadretti bianche e rosse, macchiate di sugo e vino, e alla pasta e fagioli. Sono passato ai culi con la cellulite delle zozzone amatoriali del basso Lazio o dell’alta Maremma.
Oppure a Tory Lane, che di sicuro dopo aver girato sul set… puzza.
E non voto più. E tranne che a poche cose che solitamente non puzzano di Chanel non ci credo più.

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Parole sicure: ovvero la malsana ingenuità lessicale nel rapporto con le istituzioni

Parlare al tuo tutor universitario di Meritocrazia all’indomani dell’affidamento di un progetto di ricerca è più o meno come fare la beata cazzata di dire al tuo uomo: “Dimmi che sono la tua troia”.

Tu, una donna casta, pudica, una di quelle che mai e poi mai… però proprio quel giorno ne hai sentito l’irrefrenabile bisogno. Non potevi sapere come sarebbe andata a finire, hai ragione…

Tu, un povero Cristo davvero illuso che il Tutor l’avrebbe capito cosa volevi dire.
Quel giorno t’è successo di tutto. T’ha fatto di tutto!

Quel giorno hai capito che il Sado-Masochismo è ontologicamente una stronzata clamorosa! Perché non esiste un sadico, un vero sadico, che ci provi piacere a far del male a chi non chiede altro che essere villipeso, brutalizzato, usato come un cesso alla turca. Quel giorno hai capito, invece, che la definizione più corretta per quei rapporti in cui qualcuno/a combina veramente di tutto e di più a qualcun altro/a è quello di Slave/Master, Schiavo/Padrone, in una inversione degli addendi che non cambia il risultato ma lo rende più credibile nella sua essenza. Perché chi ha potere se ne fotte di cosa il suddito possa volere o meno. Semplicemente glielo fa. Perché gli va!

Non è feticismo lessicale: chi parla male pensa male e vive male! (cit.)

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Da quel giorno hai approfondito la vicenda, questa storia del S/M… ed hai scoperto che, come al solito nel porno, le cose vere non le vedi. Ed hai scoperto che la cosa vera che nessuno ti dice è che esistono le “parole di sicurezza”, quelle che servono a dire al tuo complice (sì alla fine a letto tra partner non si è schiavi e padroni ma sempre complici, è tutto finto e c’è sempre un copione che si rispetta) che si stanno passando i limiti e che è il caso di fermarsi. La parola di sicurezza non la trovi nei filmini di youporn: in quelle robe lì bisogna arrivare fino in fondo. Non abbiate paura, tanto sono attori, cani a volte, ma attori. Sì ci sono anche attori cani… ma sull’uso degli animali in pornografia sono parecchio critico: un animale non può firmare il concenso informato! Ah sì, non abbiate neppure paura di dire che guardate youporn… tanto da quando ho visto una ricercatrice 56enne attivare safari con le preview delle pagine più visitate ed ho visto il loghetto di xnxx ho capito che non c’è da vergognarsi di nulla!

L’hai capito subito che “No!” – “Basta!” – “Fermo!” e “Aiuto!” non sono quelle giuste. Sarebbe particolarmente difficile far interpretare correttamente la cosa al tuo partner, magari proprio mentre l’eccitazione gli sta montando dentro e sta pensando a quale sanitario pieno nella migliore delle ipotesi di acqua (a Bolzaneto usavano pipì ma è un dettaglio che attiene alla saliromania di ognuno di noi… e poi a Bolzaneto la cosa era un tantinello diversa) utilizzare per soffocarti mentre ti brutalizza senza ritegno, magari dandoti anche la “carica” con la batteria di una Panda…
Meglio parole concettuali, meglio le astrazioni, meglio la merceologia. Se fossi slave o master userei o suggerirei una parola come Bachelite, Solfammonio, Grandangolo…

Adesso ti chiedi quale sia quella più giusta quando a trattarti come un cesso alla turca è il tuo tutor, lì nella sua stanza, con la lampadina accesa stile interrogatorio di polizia. C’è poco da fare: i concetti non aiutano. Non fare mai la cazzata di dire Meritocrazia, non dire mai Legalità… ti assicuro che va a finire male! E mentre rantolavi steso a terra, dopo aver provato su di te di tutto e di più… il progetto di ricerca su cui hai speso giorni e notti… e tutte le gratifiche economiche relative se ne sono andate a Barcellona con una collega che aveva la quarta, e s’è infilata progetto e soldi nel reggiseno, così… come una vecchia che esce dall’ufficio postale nascondendosi la busta della pensione.

Il porno non mente mai, cari, a patto che non lo stiate guardando! Il porno non mente, basta solo tirarlo fuori dal video ed applicare il concetto alla base di quel che state guardando alla realtà. Il porno non sa mentire. Ti fa vedere tutto. Ed è una enorme, efficacissima metafora, della nosra società!

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