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Torna presto padrepio…

Il corpo imbalsamato o incerato di padrepio ha fatto un viaggio. Credo fosse la prima volta che si spostava dal disco volante parcheggiato in seconda fila sul piazzale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. La faccenda ha avuto un’eco imbarazzante sui giornali. La questione è stata anche al centro di alcuni tavoli tecnici per sicurezza ed ordine pubblico. L’auto su cui padrepio ha viaggaito è stata scortata da un drappello congiunto di Polizia e Istituti di Vigilanza privata. Temo che Città del Vaticano non abbia fornito alcun contributo economico alla vicenda. Imbarazzante. Continuiamo a sostenere costi enormi per spicce forme di idolatria.

Quel che terrorizza sopra ogni altra cosa è il “mood” fa notizia, accostato ad ogni spostamento ed avvenimento minimamente collegato alla statuetta cerea di padrepio – non sono spoglie, non è il corpo… sono I RESTI. “Oggi padrepio è andato… ieri padrepio è stato spostato… domani padrepio andrà!”. Il tutto in collegamento da Roma, un servizio al giorno. Per chi è pugliese, i servizi sono due, perchè ogni giorno c’è un pezzo con le interviste al santuario, le interviste di gente che aspetta il ritorno della statua, gente che è accampata lì fuori a far la guardia al discovolante vuoto in attesa del ritorno della statuetta.

Non so davvero se mi fa più paura gente come Salvini o persone all’apparenza comuni accampate che, nel giorno della Misericordia, affermano: “Ci costa molto lasciar andare il nostro padrepio… non è giusto che lui debba lasciare il santuario… però è un ordine e dobbiamo rispettarlo! Certo, se c’è un santuario potrebbero venire loro a vederlo, non dovremmo essere noi a lasciarlo andare. Siamo molto in pena, ci costa molto!”. Una forma di misericordia che con estrema facilità fa rima con l’espressione: alla faccia del cazzo!

Ho sciolto ogni riserva: un comune fedele di padrepio è molto più spaventoso e pericoloso di un Salvini qualsiasi.

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Vedete mi rendo conto che non basta un post, a volte…

E quindi torno davvero un attimo sui fatti di Parigi per dire la mia su quello che sta succedendo sui social, dal mio piccolo osservatorio che è la mia bacheca di FB, con sopra idioti del paese, qualche stronza, tanti animalisti, tropppi animalari, qualche revolucionario, qualche fascistazzo, qualche fasciocomunista, i miei parenti e i buoni amici. Ah sì, pure qualche conoscente che nelle categorie di cui sopra non c’entra un cazzo!

Ho visto due tre cose curiose:
1: prendere per il culo la gggente è facilissimo. E’ stata ricondivisa – con punte di sdegno e di rabbia da deficiente conta dei numeri, la strage del Kenya con tag come #diquestinonfregauncazzoanessuno… che sa tanto di terzomondismo multiculturalista d’accatto. La strage era di Aprile ma lo sport nazionale del villaggio globale FB è – si sa – condividere senza guardare il contenuto… non dico la fonte, che obiettivamente sarebbe troppo. Ma, si sa, in un mondo dove le notizie inventate da catenaumana, gazzettadellasera e simili (portali riconducibili a questo signore che candidamente ammette: non voglio fare politica ma soldi coi click) finiscono condivise manco fossero vere… ci si può aspettare di tutto. Fa terrore vedere quanto l’idiozia umana sia capace di trasformare anche i comuni sentimenti di pietas in una volgare caccia al derby ed al like. Sì, l’idiozia fa terrore.

baciod

2: Sperticarsi in analisi geostrategiche o politicosociologiche sia semplice ed avvincente come commentare la formazione dell’Italia dopo ogni sconfitta ed ogni vittoria. Pareggi inclusi. Il tutto in un paese dove la sociologia è la “scienza che non esiste”… le facoltà di sociologia rischiano la chiusura, sociologia è la branca di ricerca per cui si investe di meno e compagnia cantante. Ah, non mi esprimo su scienze politiche: con tutto il rispetto per chi si occupa di servizi sociali ed assistenza e politiche di welfare e contrasto a povertà, esclusione sociale e disagio… non è il caso di sentirsi in diritto e in dovere di dire la propria senza robusti studi di tipo internazionale. Eppure: tutti lì a giudicare e vagliare gomblottisticamente il ruolo di questa e quella superpotenza. Ovviamente con un bel vaffa all’impero plutocratico delle multinazionali, sotto, schiaffato da qualche parte.
Il tutto sui corpi ancora caldi di un centinaio buono di ragazze e ragazzi. Manco fossimo ad un banchetto di carogne tra iene, avvoltoi e grandi sarcofaghe. Il nulla avanza, Domenico!

3: A nessuno viene in mente che nel momento stesso in cui si grida vergogna per le due o tre cose di cui sopra… siamo cittadini di uno stato che fa dell’intermediazione nel traffico di armi uno dei business più interessanti (sottobanco, per carità di dio… tramite le organizzazioni criminali o tramite apparati deviati dello stato). Siamo il paese che urla allo scandalo convinto che davvero ogni singolo rifugiato riceva (non si sa quando, non si sa dove, non si sa come) 33,24 euro al giorno. E vai a far la guerra dei poveri. E vai a gridare al “Cacciamoli tutti, facciamoli morire in mare”. Ignorando che quella gente scappa dagli amici di banco di chi arma i terroristi di Parigi. Non faccio facili riduzionismi. E’ evidente che in un paese in cui le pensioni sociali sono attestate sui 600 euro quando va bene, sapere che ogni singolo rifugiato costa allo stato quasi 1000 euro fa incazzare. E’ però più comodo decapitare chi soffre di emicrania piuttosto che cercare una cura meno medievale. Piuttosto che, ad esempio, indagare bene sul funzionamento del terzo settore in campo di accoglienza.
Quel che però non smettiamo di fare è attaccare adesivi e bandierine sulle nostre foto profilo. Un lavaggio rapido di coscienza che equivale all’imbiancare le mutande tenute su per un mese sempre nello stesso verso.

BACIO A PARIGI - DOISENAU - ALLEGROparis 1950

4 – Tutti lì buoni a sentenziare che bombardare è ora… bombardare non è la cura… avessimo bombardato prima… non avessimo bombardato mai. Tutti convinti di avere una ricetta per guarire i drammi del pianeta. Slavo poi, dopo 72″ netti, urlare al gomblotto dei sistemi superiori, agli ingranaggi che ci stritolano, alle forze del male che non fermeremo mai: quelle della politica, del signoraggio, delle multiunazionali, delle sette sorelle, dei diciotto cugini, dell’internazionale neroverde (che non sono gli ultras del bitonto ma i fascioislamici). Tu, che ti definisci infinitesimo, vuoi venirmi a dire che hai la ricetta? Allora non sei infinitesimo… sei un grande del pianeta. Fai parte del gomblotto! Tutti ad esaminare ed analizzare – quasi sempre senza alcuna cognizione di causa – il lenininano “Che fare?”

5 – A  nessuno viene in mente di rispondere con semplicità… se questa gente ha colpito Parigi e pretende di terrorizzare tutti, l’unica risposta consciente dopo lo sgomento è ricordare che Parigi va colpita e va colpita in quel modo, senza intaccare i gangli del potere o le strutture logistiche ma colpendo i luoghi dell’aggregazione e della socialità, perchè Parigi è la città del bacio e del meticciato culturale. Parigi è la città dell’Amore… cosa che a tutti i radicali sta sul culo. Parigi è la città dove, dalle banlieu, arrivano prodotti culturali di indiscussa qualità… arriva un remix reggae come quello di Danakil che shakera un grande classico della canzone francese con i suoni della jamaica… avendo nel complesso che la suona una buona metà di islamici e due ebrei. Cose così possono accadere a niuiornia o a londinium… ma a Parigi è più semplice che accadano. Perchè Parigi è la città del bacio.
A nessuno viene in mente di pubblicare come foto profilo non la bandiera della Francia… ma un bacio, uno dei milioni fotografati a Parigi. A nessuno viene in mente di rispondere alle raffiche di mitra col suono proprio di Danakil e del suo Je ne regrette rien… Non fa figo… è complicato… e FB non sopporta i chiacchieroni complicati. Per questo l’ho scritto qui!berengo-baci

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